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Canada: Le donne native “svanite nel nulla”

Donne canadesi alla 19esima Marcia annuale in memoria delle donne scomparse, febbraio 2010

Il 30 agosto scorso, in occasione della Giornata internazionale delle persone scomparse [it|, la notizia secondo cui negli ultimi trent'anni sarebbero scomparse più 600 donne native americane si è diffusa in lungo [en, come tutti i link che seguono], in largo, e in tutta la blogosfera. Secondo gli attivisti per i diritti umani, il governo canadese non starebbe facendo abbastanza per indagare su queste sparizioni. Si pensa che la maggior parte sia stata assassinata, e si sospetta anche che alcune potrebbero essere vittime di abusi della polizia.

Un sistema razzista?

L'alto tasso di sparizioni delle native canadesi sorprende la blogger americana Kera Lovell:

Il Canada piace a tutti, eh?  Su quel Paese, però, nessuno riesce a entrare nello specifico, [e ricorda solo che] ha ospitato due Olimpiadi, nel Quebec si parla francese, è famoso per il vino del ghiaccio [it], l'hockey su ghiaccio, lo sciroppo d'acero, ed è il paese natale di Michael Moore.

E a proposito dei loro problemi? Senza dubbio anche il Canada fa fronte a problemi di razza, classe, sesso, eccetera, ma non se ne parla mai, quindi dev'essere un paese fantastico sotto questo punto di vista. Giusto?

Recentemente, grazie a questo articolo di Rabble che ho letto su Racialicious, sono venuta a conoscenza dell’alto tasso di sparizioni e uccisioni di donne native in Canada, il cui numero ammonta a quasi 600 negli ultimi 25 anni, metà delle quali dal 2000. E più della metà di questi omicidi rimangono tuttora irrisolti. Ma che storia è questa?

Il periodico nativo americano Indian Country Today ha pubblicato una serie in quattro parti sulle donne scomparse. La quarte parte, pubblicata il 25 agosto, discute la politica del Canada nei confronti della popolazione indigena in relazione alle sparizioni. In uno dei commenti, NY Indian Girl scrive:

La responsabilità è del SISTEMA. Un sistema che è stato impiantato nella mente dei Nativi Americani in Canada, Stati Uniti, eccetera. Il sistema si è trasformato in una mentalità per cui la svalutazione di se stessi, l'assimilazione forzata, la rimozione forzata dalle proprie terre, e via dicendo, diventano normali. Così come il modo di pensare del sistema fu imposto agli schiavi, lo stesso è accaduto a TUTTA la popolazione indigena d'America. Quando la tua gente viene assassinata per la sua terra da una nazione straniera e poi costretta ad assumere il sistema di pensiero e lo stile di vita di quella nazione, la tua identità viene stroncata, dando all'oppressore l'ascendente necessario per tenerti a bada. Nessuna di queste persone si è andata a cercare un simile destino, e una volta iniziato, il ciclo è difficile da rompere. Quindi non incolpiamo chi non è responsabile per ciò che è successo, piuttosto puntiamo il dito verso chi ha rubato, forzando gli indigeni ad accettare vite che non appartenevano loro, e alle quali tuttora non appartengono. Fra i miei antenati ci sono sia schiavi che Nativi Americani, quindi comprendo entrambe le parti. Grazie per la notizia.

Il ruolo dei media

Patricia, che scrive per Citizen Shift, espone il ruolo dei media nelle sparizione in un articolo su un seminario tenutosi a Montreal sul tema della violenza sulle donne:

Sono 520 i casi documentati di native scomparse in Canada. La cosa più allarmante, sostiene Robertson, è che la polizia e i media non sembrano prenderne atto. “Le famiglie native non sanno a chi rivolgersi”. Robertson prende come agghiacciante esempio il caso di tre giovani donne native scomparse nel 2006 in Quebec. Nello stesso periodo, un cucciolo di leone era sparito da uno zoo. Quest'ultima storia fu riportata da tutti i media, mentre quelle delle giovani furono pressoché ignorate. La polizia non volle interferire poiché le riserve, da dove provenivano le giovani, ricadono sotto la giurisdizione federale. La storia è finita in tragedia quest'estate, con il ritrovamento del corpo senza vita di Tiffany Morrison, di Kahnawake, vicino al Mercier Bridge.

Trisha Baptie di She Loves Magazine, invita i lettori a dare uguale importanza alle sofferenze delle donne indigene canadesi:

Questa settimana, nella mia home page di Facebook, sono state due le notizie a venire pubblicate in continuazione: una riguarda Tyler, un uomo bianco, sulla trentina, alto (molto alto, a dire la verità), che porta il 49 di scarpe. Tyler è uscito di casa per un'escursione due settimane fa, e da quel giorno nessuno l'ha più visto nè sentito. Lo stimo molto, abbiamo molti amici in comune; è un escursionista professionista e spero e credo che lo troveranno presto…

…a dire la verità, in tutto il Canada sono centinaia le donne che scompaiono, per la maggior parte aborigene. La differenza è che per Tyler non si bada a spese. In nome della ricerca di Tyler si organizzano eventi di raccolta fondi, mentre nessuno si preoccupa di fare tutto il possibile per trovare le mie sorelle. Nelle parole di Laura Holland, membro dell'Aboriginal Women’s Action Network (AWAN): “Le mie sorelle, le mie sorelle [speciali], evidentemente non erano abbastanza [speciali] per i procuratori e la polizia di Vancouver.” È qui che sta il problema. Cercate di capire quanto l'argomento sia di difficile trattazione, e quanto io desideri che trovino Tyler. Prego che sia fuori pericolo. Voglio che siano usati elicotteri, telecamere a infrarossi, squadre di soccorso e qualsiasi altra cosa che possa servire a trovarlo.
Tuttavia mi chiedo: perché la nostra società non fa lo stesso per le donne scomparse in tutto il paese? Perché le abbandoniamo chiamando in causa lo “stile di vita instabile”, la “tossicodipendenza” e la “prostituzione”? Perché usiamo come scusa la loro stessa marginalizzazione nella società, invece di assisterle con tutto il cuore, con il cuore del Signore? Non andò forse Egli alla ricerca della pecorella smarrita? Non è forse il messaggio di Gesù “ama gli ultimi”?

Foto di nofutureface disponibile grazie alla licenza Creative Commons Attribuzione-Noncommerciale-Condividiallostessomodo 2.0 Generico.

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