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Cuba: licenziamento in vista per 500 mila lavoratori

Sulla scia dell'ammissione di Fidel Castro [it] (e successiva smentita [en, come tutti i link seguenti tranne ove diversamente specificato]) che il modello economico cubano non reggerà ancora per molto, il governo, nel tentativo di riportare in vita l'economia in difficoltà dell'isola, ha annunciato [es] l'intenzione di tagliare un cospicuo numero di posti di lavoro statali,.

The Cuban Triangle [Il triangolo cubano] commenta così la notizia:

Il titolo è sottotono: “Comunicato del Central de Trabajadores di Cuba”.

La notizia è importante: 500 mila licenziamenti dal prossimo maggio, con “parallelo aumento nei settori non statali”.

Se il progetto si compierà interamente, una grande espansione del settore privato cubano porterà molti benefici alle migliaia di famiglie cubane e darà ai cubani americani l'opportunità di aiutare, attraverso rimesse in denaro, i familiari ancora sull'isola, che lavoreranno in proprio.

El Cafe Cubano è un po’ più cinico:

Il partito comunista cubano ha annunciato che taglierà un milione di posti di lavoro nel pubblico e PRESUMIBILMENTE incoraggerà le piccole attività. Mi domando se ciò abbia a che fare con la TOTALE INETTITUDINE della dittatura cubana. Presto diranno che è colpa degli esuli rompiscatole o dell'embargo.

Mi stavo solo domandando se qualcuno di questi posti sarà tagliato:

-Le guardie alle celle dei prigionieri politici saranno mentenute?
-si manterrà tutto lo staff del clan di Castro? (si potrebbero risparmiare MILIONI qui!)

Havana Times cita la Cuban Workers Federation (CTC), la quale descrive la mossa come una “strategia per aggiornare il modello economico cubano e i piano economici per il periodo 2011-2015″, aggiungendo:

Quando i media cubani a controllo governativo riportano di licenziamenti nei paesi capitalisti, questi vengono sempre descritti come misure inumane che vanno in favore solo della logica del profitto e che dimostrano l'incapacità del sistema di garantire l'occupazione per tutti i lavoratori.

Ora, presentando il massiccio programma di licenziamenti nei giornali nazionali, questo fatto è riportato come qualcosa di positivo per il sistema socialista del paese, sovraccarico di un surplus di lavoratori nel gigantesco settore statale.

Quelli non interessati potranno scegliere tra il lavoro autonomo o l'associazione con altre iniziative private, come le cooperative. I dettagli su come a lavoro autonomo e cooperative sarà permesso di operare devono ancora essere comunicati.

El Yuma fa pronostici sul modo in cui le misure saranno annunciate, per esempio – il ritorno del lavoro autonomo a Cuba, e The Cuban Triangle, in un post successivo, elenca alcune osservazioni taglienti:

-500mila è un numero allarmante – evoca l'immagine di 500mila lavoratori cubani a cui viene dato il benservito, che l'indomani, al risveglio, non sanno dove andare, e di un'economia che necessita immediatamente della creazione di 500mila nuovi posti di lavoro.

-Il lavoro autonomo, o trabajo por cuenta propia, è una fonte alternativa di impiego. In molti sicuramente vedranno di buon occhio la possibilità di acquisire una licenza e di poter smettere di lavorare clandestinamente. Ci sono molte migliaia di cubani che ricadono in questa tipologia…

-Il governo ha chiesto ai cubani di riconvertire nelle città le piccole attività statali in cooperative; le cooperative, dopo tutto, sono una forma di proprietà che a Cuba era già permessa da anni. Questo processo sarà interessante da osservare. La conversione è facile, ma la redditività dipenderà dai lavoratori e dalle norme a cui si dovranno conformare.

-L'ultima volta che ho fatto un'inchiesta sui cuentapropistas cubani, ho scoperto che quelli i cui affari giravano in pesos guadagnavano più del triplo di uno stipendo medio statale. Anche in questo caso, dipenderà dalle norme…

Havana Times riassume la situazione in questo modo:

L'imminente perdita di posti di lavoro ha avanzato nuove preoccupazioni a Cuba, ma anche nuove prospettive, aspettative e domande circa l'espansione delle iniziative private, quando il nuovo regime fiscale e il sistema di garanzie alla base del funzionamento del nuovo sistema non sono stati ancora resi pubblici.

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