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Cile: la lotta dei Mapuche contro la normativa antiterrorismo

Il 2 ottobre, dopo lunghe trattative con il governo cileno, 25 prigionieri mapuche [it], detenuti nei carceri di Concepción [it], Angol [it], Temuco [it] e Valdivia [it], hanno posto fine a uno sciopero della fame durato 82 giorni. Tuttavia, altri 14 mapuche detenuti e ospedalizzati a Angol, Victoria, Cholchol e Temuco non hanno ancora sospeso questa forma di protesta [es, come tutti gli altri link, se non diversamente indicato].

Foto di Periódico El Ciudadano su Flickr, utilizzata sotto Licenza Attribuzione Non Commerciale Generica 2.0 di Creative Commons.

Secondo quanto scritto precedentemente da Global Voices, i 38 mapuche chiedevano l'abrogazione della legge antiterrorismo [en] del Cile, norma risalente all’era Pinochet [it] che consente di processare i civili nei tribunali militari, oltre che di utilizzare testimoni “protetti”, le cui testimonianze vengono ascoltate e registrare anonimamente.

Radio Tierra, radio partecipativa, ha informato che:

El Ejecutivo desistirá de todas las causas bajo ley antiterrorista que están en los tribunales del país.

L'esecutivo rinuncerà in tutti tribunali del Paese alle cause ancora in corso che ricadono sotto la legge antiterrorismo.

El Observatodo, giornale cittadino, ha aggiunto che:

Entre los acuerdos comprometidos, el ejecutivo desiste de los encausamiento por delitos considerados como actos terroristas, ya que no tiene convicción de que estos califiquen bajo esa denominación. Además, el gobierno continuará impulsando las medidas para modificar la legislación, con el fin de que los civiles no sean encausados bajo la justicia militar.

Tra gli altri accordi compromissori adottati, l'esecutivo desiste anche alle incriminazioni per reati considerati come atti terroristici, poiché non ha la sicurezza che questi si possano classificare sotto tale denominazione. Inoltre, il governo lavorerà per modificare la legislazione [vigente], allo scopo di [evitare] che i civili vengano processati dalla giustizia militare.

Le trattative sono state condotte dall'arcivescovo di Concepción, monsignor Ricardo Ezzati [it]. Il testo completo dell'accordo fra il governo e i prigionieri mapuche si può leggere qui.

Reazioni su Twitter

Per tutta la durata dello sciopero, su Twitter, l'hashtag #mapuche è servito a condividere le notizie e seguire gli sviluppi. Dopo l'annuncio della sospensione della protesta da parte della maggioranza dei prigionieri mapuche molti utenti, come Bligoo (@bligoo), hanno espresso la loro soddisfazione. Felipe Salazar Tobar (@fhsalazar), seppur soddisfatto, si è mostrato cauto:

Me alegro por el fin de la huelga de hambre de los comuneros, pero con ello no se termina el conflicto #mapuche. [En Chile, la palabra “comuneros” es usada específicamente para referirse a miembros de comunidades Mapuche. Por ende, la gente se refiere a los prisioneros en huelga de hambre como los “comuneros” en huelga de hambre]

Mi rallegro per la fine dello sciopero della fame dei comuneros, ma con questa non ha fine la battaglia dei #mapuche. [In Cile, la parola “comunero” viene usata specificamente per riferirsi ai membri delle comunità mapuche: ecco perché per definire i prigionieri nativi in sciopero della fame si usa “comuneros”].

Paz Ramírez García (@pazrg) ha detto:

No se pude hablar de FIN de huelga hasta que TODOS los comuneros depongan, de eso se trata todo esto, de igualdad. http://bit.ly/c90HvB

Non si può parlare di FINE dello sciopero, finché TUTTI i comuneros non lo concludono: l'intera vicenda riguarda proprio [il principio di] uguaglianza.

Complicazioni di salute e politiche

ll blog País Mapuche ha seguito nel dettaglio [le fasi dello]  sciopero, e recentemente ha divulgato notizie sul precario stato di salute di Felipe Huenchullán, uno degli scioperanti:

Según los datos entregado por los medico del hospital de Victoria, el peñi [hermano en Mapudungún] Felipe Huenchullan anoche sufrio un preinfarto y se encuentra con una grave neumonia, con mucha fiebre, los familiares del peñi y su comunidad se encuentran muy preucupada por lo que puede suceder.

Secondo i dati consegnati dai medici dell'ospedale di Victoria, il peñi [fratello in mapudungún [it]] Felipe Huenchullan stanotte ha avuto un principio di infarto e continua a soffrire di una grave polmonite, con febbre alta. I suoi familiari e la sua comunità di appartenenza sono molto preoccupati per ciò che gli potrebbe accadere.

País Mapuche ha anche dato la notizia delle dichiarazioni fatte da Sabás Chaguán, attorney general[it] del Cile, che ha affermato:

“del punto de vista procesal penal estamos haciendo nuestra labor, nuestro trabajo, y sería notable abandono de deberes si no aplicamos la ley Antiterrorista. Ahora, si se modifica la ley, aplicamos la ley modificada”.

“Dal punto di vista processuale e penale stiamo facendo il nostro lavoro: non applicando la legge antiterrorismo [verremmo meno ai nostri doveri]. Ora, se si modifica la legge, applicheremo la legge modificata”.

Clima di sfiducia generale

Accuse recenti non confermate hanno alimentato la sfiducia [nelle istituzioni]. Il blog della Comunità Autonoma Temucuicui ha rivolto una grave accusa al ministro della Salute del Cile, Jaime Mañalich (@jmanalich), che si è diffusa rapidamente attraverso Twitter:

El ministro de salud, Jaime Mañalich, concurrió esta tarde a las dependencias del hospital de victoria, donde se encuentran internados 6 de los presos polìticos Mapuche de la cárcel de Angol […] Al ver que los comuneros no desistían en dejar la movilización […] les amenazó señalando que “daría la orden para que retornacen a la cárcel de Angol y que ahí los dejaría morir”.

Il ministro della Salute, Jaime Mañalich, si è riunito questo pomeriggio con i dipendenti dell'ospedale in cui sono ricoverati i sei prigionieri politici mapuche del carcere di Angol […]. Vedendo che i comuneros non desistevano dalla mobilitazione […] li ha minacciati affermando di essere disposto a “dare l'ordine per farli ritornare nel carcere di Angol e lasciarli morire là”.

Felipe Cordero (@felipe_cordero), collaboratore di Global Voices, ha utilizzato Twitter per contattare il ministro della Salute e chiedergli conto di questa minaccia:

felipe_cordero: @jmanalich Ministro, Es cierto lo de la amenaza a huelguistas? Le agradecería si me lo aclara, gracias http://ow.ly/2Nub1 (ver tweet)

jmanalich: @felipe_cordero Ni siquiera me imagino a que se refiere. (ver tweet)

felipe_cordero: @jmanalich Ministro, su respuesta me confunde un poco La acusación hecha aquí: http://ow.ly/2Nub1 ¿es cierto o no?Es bueno saber su versión. (ver tweet)

jmanalich: @felipe_cordero Es falsa. Mi solicitud es que se hospitalicen los tres últimos comuneros que quedan en Angol. (ver tweet)

felipe_cordero: @jmanalich Ministro, è vera la minaccia agli scioperanti? Le sarei grato se me lo chiarisse, grazie http://ow.ly/2Nub1 (tweet)

jmanalich: @felipe_cordero Non immagino nemmeno a cosa si riferisca. (tweet)

felipe_cordero: @jmanalich Ministro, la sua risposta mi confonde un pò. Le accuse fatte qui: http://ow.ly/2Nub1 sono vere o no? Sarebbe buona cosa conoscere la sua versione. (tweet)

jmanalich: @felipe_cordero Sono false. La mia richiesta è che si ospedalizzino gli ultimi tre comuneros rimasti ad Angol. (tweet)

Dopo una riunione fra il portavoce dei prigionieri di Angol e Milton Juica, presidente della Corte Suprema, il portavoce ha affermato:

“hoy le cabe al Gobierno buscar también una salida alternativa a este problema, como avanzar en una solución concreta, en una solución que refleje que efectivamente este gobierno tiene una preocupación distinta a la de los otros gobierno con respecto a las demandas de tierras que existen particularmente en las comunidades de donde derivan hoy los prisioneros políticos que están en huelga de hambre”.

“Oggi tocca al governo trovare anche una risposta alternativa a questo problema, per uscire da un'emergenza concreta: serve una soluzione che dimostri che, effettivamente, questo Governo ha a cuore [più di quelli che lo hanno preceduto] le rivendicazioni territoriali esistenti specialmente nelle comunità da cui provengono i prigionieri politici  in sciopero della fame”.

Il ministro dell'Interno ha risposto che:

“El término de la huelga de hambre no es el fin de un problema es el inicio de una nueva etapa”.

“La fine dello sciopero della fame non è la conclusione del problema, è l'inizio di una nuova tappa”.

Al momento è prevedibile che il governo continui a far pressione sugli scioperanti, senza però intervenire nelle dispute territoriali: in questo modo avrebbe il tempo per progettare una politica pubblica nazionale che si occupi delle rivendicazioni delle popolazioni indigene. Si spera anche che la Chiesa Cattolica continui a mediare per risolvere così la situazione di stallo in cui versano i negoziati.

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