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Cile: s'accende il confronto online sull'incendio nel carcere di San Miguel e le annesse dinamiche sociali

I familiari dei detenuti nel carcere di San Miguel aspettano i risultati degli esami del DNA per riconoscere i parenti deceduti. Santiago, Cile. 09/12/2010

I familiari dei detenuti nel carcere di San Miguel aspettano i risultati degli esami del DNA per riconoscere i parenti deceduti. Santiago, Cile. 09/12/2010. Foto di Rodrigo Daniel Selles Ferres. Copyright © Demotix

Rabbia e incredulità. Questo il tono con cui i social network cileni hanno reagito alla tragedia del carcere [es, come tutti gli altri link, eccetto ove diversamente indicato] del comune di San Miguel [it], a Santiago del Cile [it], dove oltre 80 detenuti hanno perso la vita e altre 20 sono rimasti gravemente feriti, dopo l'incendio di uno dei padiglioni carcerari.

Le proteste, le sempre più frequenti critiche alla copertura della stampa cilena e alla sua sensibilità verso le tematiche sociali, e le forti prese di posizione sulle condizioni dei detenuti in Cile hanno aperto un ampio dibattito che riguarda sia il sistema carcerario sia i diritti umani.

Sovraffollamento e violazioni dei diritti umani

La stampa ha riportato che l'Alta Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto al governo cileno di autorizzare gli organismi a tutela dei diritti umani del Paese a visitare le carceri per verificare la situazione dei detenuti. Ha poi informato che il Cile è tra i cinque Paesi al mondo con il maggior numero di detenuti pro capite. La situazione delle carceri in Cile, un problema rinviato da molti anni, ha rivelato ora il suo lato più terribile con la tragedia di San Miguel.

Isabel Silva Avila (@vitasilva) commenta così sul tema:

Ahora todos sorprendidos con el nivel de hacinamiento en las cárceles en Chile, que onda? Cuando ha sido diferente??#Carcelsanmiguel.

Ora tutti sono sorpresi del livello di sovraffollamento delle carceri in Cile, e allora? Quando mai è stato diverso?

Victor Madariaga (@vmadariaga) punta il dito contro la gendarmeria:

@halconmatinal con lo duro que parece, la fam de las víctimas de #carcelsanmiguel dicen la verdad respecto a la indiferencia de gendarmería.

@halconmatinal per quanto sia dura, le famiglie delle vittime del #carcelsanmiguel stanno dicendo la verità sull'indifferenza della gendarmeria.

Sul fronte opposto, Jorge Santander (@jorge_santander) sostiene:

Y ahora, los familiares agarran a piedrazos a carabineros, amparados en la desesperacion… patetico#carcelsanmiguel

E ora, le famiglie tirano sassi contro la polizia, guidati dalla disperazione …patetico

Il problema del sovraffollamento ha portato a una accesa discussione sui siti di social network riguardo la privatizzazione delle prigioni. Sul Blog de Hermógenes si legge:

El sistema carcelario chileno es un “juego de suma negativa”, porque en él todos pierden.
Primero, se dice que los presos “pagan su deuda con la sociedad”. No es verdad. No pagan nada. Son castigados, es verdad, pero lo único positivo que resulta de ello para la sociedad es un discutible efecto ejemplarizador de la sanción, muy difícil de cuantificar.

Il sistema penitenziario cileno è come un “gioco già perso in partenza”, perchè sono un pò tutti a perdere.
Prima di tutto, si dice che i prigionieri “pagano il loro debito con la società”. Non è vero. Non pagano nulla. Vengono puniti, è vero, ma l'unica cosa positiva che ne consegue per la società è un discutibile effetto esemplificativo della sanzione, molto difficile da quantificare.

Ariel Zúliga su Violencia y Control Social è tagliente:

La fiscal de la Corte Suprema Mónica Maldonado, hace más de diez años que viene expidiendo informes en donde se menciona que en nuestras cárceles no existen las condiciones mínimas para el respeto de los derechos humanos; se tortura de modo sistemático en nuestros penales. Hace cinco años, a propósito de uno de estos informes y de denuncias individuales el juez de garantía Daniel Urrutia clausuró la penitenciaría de Santiago y ordenó que se liberara a los presos por estar siendo torturados con las condiciones carcelarias; asimismo se negó a encarcelar más internos pues los recintos ya estarían colapsados.

Il Pubblico Ministero della Corte suprema, Mónica Maldonado, è da più di dieci anni che stila relazioni che indicano che nelle nostre carceri non ci sono le condizioni minime di rispetto dei diritti umani; nei nostri penitenziari si tortura in modo sistematico. Cinque anni fa, a seguito di una di queste relazioni, il giudice Daniel Urrutia ha chiuso il penitenziario di Santiago e ha ordinato la liberazione dei detenuti torturati durante la detenzione. Si è inoltre rifiutato di incarcerare altri individui perchè le celle erano già al limite.

Critica all'insensibilità

Carlos Ruiz Baez di Observatodo propone una forte critica da un altro punto di vista.

Un panorama de una frialdad increíble, y en muchos casos, derechamente de crueldad. En las redes sociales el tema era ampliamente debatido, pero la tónica para muchos era alegrarse de la muerte de estas 81 personas. “Eran puros flaytes [termino despectivo para personas de clase baja, vulgar o de poca educación]”, “81 problemas menos”, “Lo siento por las familias, pero ellos se lo buscaron”. La red estaba llena de este tipo de comentarios.

Uno scenario di incredibile freddezza, e in molti casi, direttamente di crudeltà. Nei social network la questione è stata ampiamente dibattuta, ma la tendenza per molti è stata quella di rallegrarsi della morte di queste 81 persone. “Erano dei veri “flaytes” [termine dispregiativo per persone di classe inferiore, volgari o poco istruiti]”, “81 problemi in meno”, “Mi dispiace per le famiglie, ma se la sono cercata”. La Rete è piena di commenti di questo genere.

Ignacio Bugueño V. (@ibugueno) chiede maggiore sensibilità:

Dejemos de politizar las muertes porfa, aquí murió gente y hay que hacer algo para que no muera más gente. Listo. Nada más.#carcelsanmiguel

Smettiamo di politicizzare queste morti, qui sono morte delle persone e bisogna far qualcosa per impedire che ne muoiano altre. Tutto qui. Niente di più.

Con un atteggiamento più autocritico, sull'account Twitter del blog De la República (@delarepublica) si legge:

Mientras nuestro discurso sea que el reo se merece las penas del infierno y que sus acciones no tienen contexto, lo de hoy se repetira.

Se continuiamo a dire che i detenuti meritano le pene dell'inferno e che le loro azioni non hanno alcuna importanza, ciò che è accaduto oggi si ripeterà.

Mª Fernanda Moraga V (@FitaBlu) dice:

Ahí quedó la solidaridad chilena que se vio n la Teletón. Ahora se ve n su esplendor c/ gente celebrando la muerte de otros#carcelsanmiguel

Qui finisce la solidarietà cilena che si è vista a Telethon. Adesso vediamo lo splendore del suo popolo che celebra la morte di altri connazionali.

Foto di Rodrigo Daniel Selles Ferres. Copyright © Demotix

Il modo in cui le testate cilene hanno trattato la questione ha sollevato reazioni sia contrarie che favorevoli. Paulina Maturana (@PaliMaturana):

Como atacan a los periodistas por Dios, es la única forma de estar informados. Lo que hace la desesperación!#carcelsanmiguel

Guarda come vengono attaccati i giornalisti, per Dio; ma non capiscono che questo è l'unico modo per rimanere informati? Cosa non può fare la disperazione!

Javier Venegas (@JavierVene) spiega:

horrible “el espectaculo” que esta haciendo la television sobre esta tragedia #carcelsanmiguella entrega de infrmcon tiene q ser rsponsable

Orribile lo “spettacolo” che sta facendo la televisione su questa tragedia #carcelsanmiguel quanti fanno informazione devo essere ritenuti responsabili.

Anche Carito Rojas (@publicarito) afferma:

en fin, que lata por las familias, pero si no ubieran estado en la #carcelsanmiguel no tendrian nada que lamentar

per farla breve, questo evento è terribile per le famiglie, ma se i detenuti non fossero stati nel #carcelsanmiguel non avrebbero niente per cui soffrire.

Mentre Pablo Zúñiga (@pablo_zuniga) si domanda:

me pregunto si la gente que comenta desde su burbuja conocerá a algún (ex) reo, si ya hablado con alguno de ellos. #carcelsanmiguel

Mi chiedo se la gente che ha commentato conosce qualche (ex) detenuto, se ha mai parlato con uno di loro.

Claudia Mancini C. (@CLauDia_CMC) parla di quanto gliene venga alla televisione:

En horario Prime Camiroaga (vestido de luto) entrevista a madre de 2 reos fallecidos en #carcelsanmiguel -“Todo por el Rating?”

In prima serata Camiroaga (vestita in nero) intervista la madre di due detenuti morti nel #carcelsanmiguel -” Tutto per l'audience?”

Prosegue il flusso dei commenti online, fornendo un'immagine della società cilena sempre più divisa tra ordine e sensibilità, tra il rispetto per le persone e l'esclusione di tutti coloro che non si sono adeguati ad una società sempre più sorda ai bisogni altrui.

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