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Tunisia: chi ha vinto la battaglia della censura online?

Operation: Tunisia

Poster di Anonymous che invita gli attivisti ad unirsi alla Operation: Tunisia

I censori governativi, comunemente indicati come Ammar [en, come gli altri link, eccetto ove diversamente segnalato], hanno continuato a introdursi negli account online degli attivisti dopo l'ondata di proteste in corso da metà dicembre. Il 3 gennaio, gli attivisti hanno fatto sapere che il governo si era introdotto illecitamente nei loro account e-mail, mettendone fuori uso blog personali e siti di social networking. Si ritiene che ciò sia stato fatto in rappresaglia a un attacco di Anonymous, gruppo di cyber-attivisti che ha preso di mira i maggiori siti istituzionali.

L'attacco contro gli attivisti non è una novità per la Tunisia e i suoi cyber-utenti. Il Paese è descritto al contempo come uno stato di polizia, un nemico di Internet e un oppressore dei media più popolari. Nel World Press Freedom Index (Indice mondiale della libertà di stampa) del 2010, la Tunisia è retrocessa di ben 10 posizioni, precisamente dal 154esimo al 164esimo posto.

“La nazione sta continuando a scendere verso le posizioni più basse dell'Indice a causa della politica di sistematica repressione imposta dai capi governatici contro ogni persona che esprima un'idea contraria a quella del regime”, specifica il rapporto.

Secondo Gawker, Anonymous, il gruppo di attivisti hacker e cyber-vigilantes, ha attaccato i siti del governo, tra cui quello del presidente, del primo ministro, della Borsa e di vari ministeri. Tutto ciò per protestare non solo contro la censura tunisina del sito Wikileaks in seguito alla pubblicazione dei cablogrammi diplomatici americani, ma anche, in senso più ampio, contro la censura repressiva attuata in Tunisia ai danni di molti canali di comunicazione.

Su AnonNews.org, un forum per ‘hacktivisti’, è stato pubblicato il seguente annuncio, parte di quella che ora è nota come Operation: Tunisia:

È giunta l'ora della verità, la gente deve poter esprimere liberamente la propria opinione ed essere ascoltata in tutto il mondo. Il governo tunisino vuole controllare il presente con menzogne e disinformazione, in modo da imporre il futuro tenendo la verità nascosta ai propri cittadini. Non rimarremo in silenzio mentre ciò accade: Anonymous ha raccolto la richiesta di libertà della gente ed è pronto ad aiutarla in questa lotta contro l'oppressione. Ce la faremo, ce la faremo.
Questo è un avvertimento per il governo tunisino: attacchi alla libertà di parola e di informazione non saranno tollerati. Ogni organizzazione coinvolta nella censura verrà presa come obiettivo e non sarà lasciata in pace fino a che il governo tunisino non darà ascolto alla richiesta di maggior libertà della propria gente. Questa situazione è quindi interamente nelle mani del governo: se libera la Rete, gli attacchi cesseranno; se manterrà l'atteggiamento attuale, questo sarà solo l'inizio.

Qui si può trovare una lista dei siti istituzionali che sono stati attaccati.

Secondo gli attivisti in loco, il governo ha reagito manomettendone gli account e-mail, compresi quelli di avvocati e giornalisti, per poi accedere e disattivare i loro blog e siti di social network, come ad esempio Facebook.

Secondo il blogger tunisino Astrubal, co-editore di Nawaat.org [fr], ci sono molti segnali che indicano un attacco coordinato lanciato dal governo tunisino con l'intenzione di accedere illegalmente agli account privati degli attivisti. Egli scrive [fr]:

Il s’agit vraisemblablement d’une campagne destinée surtout à subtiliser les log et mot de passe des utilisateurs afin de fouiner dans leurs messages privés. Par ce moyen, la police, en quête de renseignements, chercherait à s’infiltrer dans les comptes des utilisateurs pour savoir qui communique avec qui et sur quel sujet. Il s’agirait en somme de chercher à démanteler ces réseaux de journalisme citoyen qui se sont constitués spontanément suite aux mouvements de contestation de Sidi-Bouzid.

Depuis les événements de Sidi-Bouzid qui ont montré, en effet, l’importance des réseaux sociaux quant à la circulation de l’information, des perturbations récurrentes du réseau ont été constatées. Pour le cas de Facebook, les connexions en HTTPS notamment pour se logger sont souvent impossibles à établir. Le pouvoir tunisien n’a pas osé, comme il l’a fait par le passé, bloquer les services du réseau social le plus utilisé par les Tunisiens. Cette fois-ci, il semble qu’il chercherait plutôt à atteindre directement ceux qui l’utilisent pour faire circuler l’information, plutôt que de s’attirer les foudres de tous les utilisateurs par un blocage total de Facebook.

En tout état de cause, nous rappelons à tous les utilisateurs de Facebook et, a fortiori, s’ils se connectent à partir de la Tunisie : NE VOUS CONNECTEZ JAMAIS à partir d’une page non sécurisée. Même si vous n’avez rien à cacher, n’oubliez jamais que vous êtes également dépositaire de la confiance des personnes qui vous envoient des messages privés. Même si, vous, ça vous est égal que l’on puisse fouiner dans vos messages privés, on se doit, tout un chacun, d’honorer la confidentialité des messages privés que nous recevons.

Questa campagna molto probabilmente è stata intrapresa soprattutto per impossessarsi delle password e dei nomi utente per curiosare fra i loro messaggi privati. In questo modo la polizia, in cerca di informazioni, tenta di infiltrarsi negli account degli utenti per sapere chi comunica con chi e cosa si scrivono. Si tratterebbe quindi di cercare di smantellare queste reti di giornalismo cittadino che sono sorte spontaneamente in seguito alle proteste di Sidi Bouzid.

Quanto avvenuto a Sidi Bouzid ha dimostrato l'importanza dei social network nel favorire il libero flusso di informazioni. Al contempo sono stati però segnalati problemi ricorrenti in Rete. Nel caso di Facebook, spesso è impossibile stabilire connessioni in HTTPS, specialmente per effettuare il login. Le autorità non hanno osato, come già in passato, bloccare i servizi del social network più usato dai tunisini. Questa volta sembrano voler cercare piuttosto di colpire quanti lo usano per fare circolare le informazioni, invece di attirare le ire di tutti gli utenti con il blocco totale di Facebook.

Ad ogni modo, ricordiamo a tutti coloro che utilizzano Facebook, specialmente a chi si collega dalla Tunisia: NON CONNETTETEVI MAI da una pagina non protetta. Anche se non avete niente da nascondere, non dimenticate mai che comunque chi vi invia dei messaggi privati si fida di voi. Anche se l'idea che qualcuno possa intrufolarsi nel vostro account e-mail privato non vi turba, dobbiamo rispettare la confidenzialità dei messaggi privati che riceviamo.

Nei social network si sono presto diffuse notizie sull'attacco ai danni dei cyber-attivisti.

@SBZ_news segnala:

I blogger stanno subendo l'attacco della cyber-polizia tunisina, che sta cercando di appropriarsi illecitamente delle informazioni di tutti coloro che hanno sostenuto o .

L'attivista mauritano Naser Weddady rilancia su Twitter:

Da quanto riportato su emerge uno schema costante: gli account Facebook violati erano collegati ad account di posta Yahoo .

E aggiunge:

L'attivista di @ & il giornalista @ sono stati presi di mira per aver parlato ai media stranieri .

Mentre @spiralis1337 mette in guardia:

La polizia tunisina si sta infiltrando negli account Facebook a scopo di spionaggio State al sicuro .

Seifeddine Ferjani aggiunge:

La violazione delle e-mail e degli account Facebook  è un'ulteriore conferma che il governo di Ben Ali è un'impresa criminale.

Come se non bastasse, @nayzek ha postato su Twitter:

RT @ haha, ora sembra che le autorità (?) invitino individualmente la gente a smettere di condividere i video di su Facebook :)

Per i messaggi su Twitter relativi a Operation: Tunisia, si veda l'hashtag #optunisia
[Le traduzioni dal francese sono a cura di Hisham]

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