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Tunisia: “Non abbiamo più paura di protestare!”

Illustrazione del portale Nawaat

Sidi Bouzid, illustrazione ripresa dal portale Nawaat

Il tentativo di suicidio di un giovane disoccupato [en] a Sidi Bouzid [it] due settimane fa, seguito dai suicidi di Houssine Ben Faleh Falhi (25 anni) e di Lofti Guadri (34 anni) nella medesima località, hanno scatenato un'ondata di proteste che si sta estendendo alle principali città tunisine e alla capitale ad opera di un movimento sociale che non si limita più a reclamare a gran voce lavoro e prospettive per il futuro, ma chiede che venga rimesso in discussione l'intero “sistema Ben Ali” [it], al potere da 23 anni.

Le testimonianze video delle manifestazioni organizzate all'inizio della scorsa settimana da avvocati, giornalisti e dai sindacati tunisini mostrano una protesta che, agli osservatori esterni, può sembrare modesta e dai toni pacati ma che in realtà è da considerarsi eccezionale nel contesto tunisino. Il blogger tunisino Anis, che all'inizio delle manifestazioni faceva un bilancio della situazione politica vista dai giovani nel post “Ho 31 anni e non ho mai votato” [fr, come tutti i link che seguono tranne ove diversamente indicato], ha intitolato il suo post del 30 dicembre “Ora non abbiamo più paura“.

Cette phrase, aperçue sur une pancarte lors d’une manifestation des avocats Tunisiens devant la Cour de Justice de Tunis, résume parfaitement le sentiment de beaucoup de Tunisiens aujourd’hui. Nous vivons une période historique pour les Tunisiens, qui habitués au silence, à la peur et au conformisme depuis des décennies prennent enfin leur destin en main.[…] La dernière fois que le peuple s’est soulevé massivement et spontanément sans être motivé par des raisons religieuses ou pour soutenir les Palestiniens ou les Irakiens… c’était sous Bourguiba, les bien fameuses révoltes du pain.

Questa frase, vista su un cartellone durante la manifestazione indetta dagli avvocati davanti alla Corte di Giustizia di Tunisi, oggi riassume perfettamente il sentimento di molti cittadini. E’ un momento storico per i tunisini, che assuefatti da decenni al silenzio, alla paura e al conformismo, stanno finalmente prendendo in mano il proprio destino. […] L'ultima volta che si è vista una sollevazione popolare spontanea che non fosse per motivi religiosi o in favore di palestinesi o iracheni…. è stata in occasione delle notorie rivolte del pane, durante la presidenza Bourguiba [it].

Giovedì 30 dicembre un comunicato della Federazione internazionale dei diritti umani (FIDH [it]) ha annunciato il decesso di Chawki Belhoussine El Hadri (44 anni) causato da un proiettile sparato dalla polizia durante le manifestazioni del 24 dicembre. Il fatto ha provocato un drammatico inasprimento della situazione, testimoniato dalle violenze contro gli avvocati del 30 e del 31 dicembre, come riferito dal blog A Tunisian Girl.

A Tunis, par exemple, des agents de police en civil et les agents de la force de sécurité ont assiégé de la zone du palais de justice. Ils ont empêché certains avocats d'entrer dans la zone et laisser d'autres y accéder. Lorsque les avocats tenté de quitter la Maison du Barreau, où ils se réunissaient, les forces de sécurité sont intervenues et ont utilisé la violence.

A Tunisi, poliziotti in borghese e agenti delle forze di sicurezza hanno assediato l'area intorno al palazzo di giustizia. Hanno impedito l'accesso alla zona sia agli avvocati che a comuni cittadini. Quando un avvocato ha provato a lasciare la Sede dell'Ordine, presso la quale si stavano riunendo, le forze di sicurezza sono intervenute con la forza.

Il discorso del Presidente Ben Ali [fr, ar], teletrasmesso a sorpresa martedì 28 dicembre e il rimpasto governativo non hanno avuto l'effetto sperato. In uno dei post più letti e condivisi su Twitter e Facebook, un giovane imprenditore tunisino replica in una lettera aperta:

Vos jeunes se sont soulevés et il sera difficile de les faire taire : Ils s’immolent, s’électrocutent, et je ne pense sérieusement pas que des coups de matraques ou des longues nuits dans les commissariats vont leur faire peur.

Signor Presidente, i Suoi giovani si sono ribellati e sarà difficile farli tacere: si danno fuoco, si tolgono la vita e non credo affatto che colpi di randello o lunghe notti nei commissariati faranno loro paura.

Da due settimane è in corso un gioco al gatto e al topo o per meglio dire una “cyberguerra” tra gli internauti tunisini e “Ammar” – come è stato ribattezzato il sofisticato sistema di censura progettato dal Ministero dell'Interno – di cui il blogger Astrubal rivela i dettagli tecnici. Gli utenti internet utilizzano da tempo dei software per eludere la censura (proxy), riuscendo a informarsi tramite Facebook, condividendo i post censurati dalle principali piattaforme di blogging grazie a portali d'informazione ospitati all'estero, inviando foto, video e aggiornamenti (come il pestaggio di un giornalista) tramite Twitter con l'hashtag #Sidibouzid.

Ma pare che “Ammar” voglia sferrare un attacco anche a questi servizi.

bharmoez Facebook est complètement coupé à Redaïef !!!! on est coupééééé ! twitter pas encore. j'ai l'impression que ca ne va pas tarder..#sidibouzid

bharmoez A Redaïef non si accede più a Facebook!!!! Siamo tagliati fuoriiiii! Twitter funziona ancora, ma non per molto, temo…#sidibouzid

Anche Tunisie numérique conferma che Facebook sembra essere stato preso di mira da “Ammar”:

les internautes tunisiens-la communauté la plus connectée au Facebook dans l’Afrique du Nord – se trouvait depuis l'après midi du 30 décembre 2010.face à une erreur technique lors de l’upload de n’importe quelle photo ou vidéo.

Dal pomeriggio del 30 dicembre 2010, gli utenti di Facebook tunisini – la comunità più numerosa nell'Africa del Nord – non possono più caricare sul sito nessun tipo di foto o video a causa di problemi tecnici.

Félicie segnala l'oscuramento di Internet a Tunisi nella giornata di venerdì 31 dicembre:

coupure de l'internet sur Tunis, les médias disent que la situation est stable mais les manif continuent dans toutes les régions #sidibouzid

Interruzione di internet a Tunisi. I media riferiscono che la situazione è stabile ma le proteste continuano in tutte le regioni #sidibouzid

Reporters Without Borders ha pubblicato un comunicato denunciando la censura di tutta l'informazione sui disordini in un Paese che da lungo tempo è incluso nella sua classifica annuale dei “Nemici di Internet”.

Manifestazioni di sostegno al movimento #sidibouzid si sono svolte a Parigi, Monaco e Beirut. Il “silenzio mediatico” praticato dalle maggiori testate internazionali e dalle diplomazie occidentali, che va ad aggiungersi all'implacabile censura interna, è motivo di notevole amarezza per tanti attivisti tunisini.

iFikra All'Occidente ipocrita che per settimane ha messo le manifestazioni in Iran in prima pagina, la #Tunisia lotta per la sua libertà già da due settimane #sidibouzid.

Nawaat elogia la stampa anglosassone:

La presse anglo-saxonne – contrairement à la presse française – a été particulièrement intéressée par les émeutes sociales en Tunisie. Le modèle économique et politique tunisien est décortiqué avec vigueur.

La stampa anglosassone – contrariamente a quella francese – si è dimostrata particolarmente interessata ai disordini sociali in Tunisia. Il modello economico e politico tunisino viene analizzato con estrema precisione.

Al Bab relativizza l'importanza dei media [en] stranieri negli avvenimenti in corso:

In che misura la copertura dei media internazionali – o la sua assenza – può essere considerata importante? Certo, è un bene che il mondo sia al corrente di quello che sta succedendo, ma questo è di qualche utilità alla lotta che si sta portando avanti all'interno del paese? L'obiettivo di questa lotta non è avere delle foto pubblicate sul New York Times, è di sbarazzarsi di Ben Ali.

Riguardo alla copertura alquanto prudente dei media tradizionali e al silenzio del governo in Francia, André Wandoch lascia un commento sul sito del quotidiano Le Monde, ricordando che la Tunisia è il Paese:

…où de nombreuses entreprises françaises ont délocalisé leur production. Si au plan économique on trouve pire , au plan du respect des droits de l'homme, on ne peut pas en dire autant. A l'inverse de la Côte d'Ivoire, on entend beaucoup moins les défenseurs de la démocratie quand il s'agit de la Tunisie. Sous prétexte de barrer la route aux islamistes intégristes, on ferme les yeux sur toutes les mesures dignes plus d'une dictature que d'une démocratie. Politique du deux poids deux mesures.

… in cui numerose aziende francesi hanno delocalizzato la produzione. Se sul piano economico c'è di peggio, su quello del rispetto dei diritti umani non si può dire lo stesso. Contrariamente alla Costa d'Avorio, quando si tratta della Tunisia i difensori della democrazia si fanno sentire assai meno. Con il pretesto di sbarrare la strada all'integralismo islamico, si chiudono gli occhi su provvedimenti degni di una dittatura, più che di una democrazia. Una politica di due pesi e due misure.

In Marocco, Algeria e Egitto i blogger e gli utenti di Twitter seguono attentamente quanto sta accadendo in Tunisia:

Boubled Chez nous #SidiBouzid c'est chaque jour et partout ,dans chaque recoin d'Algérie .

Boubled Da noi in Algeria #SidiBouzid è ogni giorno e ovunque, in ogni angolo del Paese.

Ismail, un blogger che vive in Francia, prevede:

Sidi Bouzid est le tragique témoignage, encore une fois, d’un ras-le-bol généralisé de la jeunesse des pays en voie de développement, plus particulièrement de la zone Nord-Afrique Moyen-Orient, le même désespoir, la même rage et les mêmes réponses répressives de la part des Gouvernements, ça c’est déjà passé en Iran, aujourd’hui c’est en Tunisie demain ça sera l’Algérie ou le Maroc.

Sidi Bouzid è l'ennesima tragica testimonianza della frustrazione generalizzata dei giovani nei Paesi in via di sviluppo ed in particolare in Nord Africa e nel Vicino Oriente; la stessa disperazione, la stessa rabbia e le stesse risposte repressive da parte dei Governi. E’ già successo in Iran, oggi tocca alla Tunisia, domani accadrà in Algeria o in Marocco.

E precisa in questo aggiornamento:

“Cet article a été censuré en Tunisie. Partagez-le”.

“Questo post è stato censurato in Tunisia. Rilanciatelo.”

Ulteriori reazioni alla crisi tunisina diffuse tramite i citizen media sono reperibili in questo articolo in inglese [en] e in questo aggiornamento in italiano [it].

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