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Israele: i social media offrono una visione alternativa degli eventi egiziani

Nelle ultime 48 ore, “rivoluzione in Egitto” è segnato come tema “caldo” [heb, come tutti gli altri link] sulla homepage di Israblog, la più grande comunità di blogger israeliani, tuttavia fino a stamattina non più di 12 blogger hanno scritto su questo argomento. Considerando anche le conversazioni su Twitter e Facebook, gli israeliani esprimono sentimenti contrastanti: alcuni sostengono la richiesta di libertà, mentre altri fanno eco ai timori dei media occidentali sul fondamentalismo islamico celato sotto la maschera della democrazia.

Ofri Ilani, corrispondente sulla tecnologia per Haaretz, offre una delle migliori descrizioni di questi sentimenti contrastanti sul suo blog personale:

Quello che sta accadendo in Egitto è così emozionante e determinante che è difficile giudicare se sia un bene o un male in termini familiari. Possiamo dire che la rivoluzione è una buona notizia e che doveva accadere, nel bene o nel male. Ma dobbiamo anche ricordare che gli accordi Camp David o la possibilità di andare al Cairo e bere un caffè a Zamalek, fa anche quello parte del governo di Mubarak…. se pensate che voi e la vostra stessa esistenza qui non fanno parte dell'impero americano nel Medio Oriente, alzate la mano.

Si potrebbe dire che la caduta del governo di Mubarak è vitale e gioiosa ma, allo stesso tempo, si potrebbe ammettere che il suo possibile esito potrebbe significare la guerra e che quest'ultima potrebbe comportare la nostra sconfitta e la caduta del sionismo nella sua forma attuale. In breve, potremmo saltare come delle mosche sul dorso di un elefante che starnutisce. Personalmente, posso riassumere le mie sensazioni verso le immagini provenienti dall'Egitto così: timore e tremore. Allo stesso tempo, congratulazioni e rispetto per il popolo egiziano.

Il blogger e artista Roy Arad ha scritto una rubrica personale su Haaretz in cui ha confessato di essere rimasto incollato a Twitter negli ultimi giorni. Arad spiega cosa lo ha ipnotizzato della rivoluzione, ma critica i giovani israeliani e i commentatori dei media:

Ho litigato come un pazzo su Twitter con le persone che hanno ascoltato la paura dei commentatori del Medio Oriente riguardo l'ascesa dei Fratelli musulmani, nel caso l'Egitto diventasse veramente democratico. L'Islam è infatti un fattore potente, ma ho pensato ai miei amici personali in Egitto: il traduttore timido, l'artista di film provocatorio con l'anello al naso, la ragazza di Mansura che mi ha chiesto di inviare la sua poesia socialista e utilizza immagini di star di Hollywood come immagini di profilo su Facebook…. Guardo i volti dei giovani che ballano sulle auto della polizia e queste non sono persone che permetteranno all'Egitto di diventare una dittatura islamica. Ma chi lo sa.

Gli israeliani come me, che sono nati in una democrazia dove tutto può essere detto, non potranno mai sperimentare il coraggio, come quello degli egiziani che rischiano la vita per questo. Se perdono verranno imprigionati e torturati. Rivoluzione a Tel Aviv? Gli studenti nei caffè qui sono più impegnati con pietose teorie critiche… noi che ci pensiamo due volte prima di andare a una manifestazione non possiamo comprendere questo tipo di coraggio. Mentre gli egiziani rischiano il collo per il diritto di manifestare, noi preferiamo guardare il nano del Grande Fratello in TV e aspettiamo che accada qualcosa.

Durante il weekend si sono tenute dimostrazioni di solidarietà verso il popolo egiziano sia davanti all'ambasciata egiziana a Tel Aviv che a Jaffa. @osnatita scrive su Twitter:

Il poliziotto all'inizio della manifestazione di Jaffa ci ha suggerito di aspettare e non andare in città al momento. Quando gli abbiamo detto che eravamo venuti per partecipare alla manifestazione è rimasto sconvolto. Siete sicuri? Ha chiesto, sorpreso.

Molti utenti si sono domandati sulle possibili ramificazioni della rivoluzione per l'Israele. @glachs scrive:

Nel frattempo, la philadelphi route è trascurata. Hamas si armerà meravigliosamente, l'IDF (Forze Armate d'Israele) entreranno a Gaza per sorvegliare il passaggio a Rafah, e poi vedremo il vero effetto dei documenti palestinesi..

@Itamars afferma:

Israele è come il ragazzo debole in classe che sta attaccato al bullo per avere protezione, e poi un giorno, il bullo viene espulso dalla scuola.

@dubikan risponde alle preoccupazioni espresse dai media israeliani e americani riguardo il fatto che gli egiziani potrebbero non essere pronti per la democrazia:

Se una nazione organizza un'insurrezione popolare contro un dittatore, domandando una democrazia, allora il popolo è pronto per la democrazia

In un altro tweet aggiunge:

Robespierre e il popolo francese non erano esattamente pronti per la democrazia e nemmeno sapevano di cosa si trattava mentre facevano la rivoluzione francese.

Una gran parte dei tweet e dei blog ha criticato gli esperti sul Medio Oriente e i commentatori dei media israeliani. @yuval_v scrive:

Mettiamoci d'accordo su una regola: se non si può prevedere l'intensità delle manifestazioni e la rivoluzione in Egitto, si prega di non prevedere con “alta probabilità” il tipo di governo che avranno dopo la rivoluzione.

@aradaki prende di mira l'esperto sul mondo arabo di canale 2:

Ehud Yaari, sei uno stupido. Se guardi oltre il tuo naso, troverai un mondo che non conosci.

Queste dure parole riflettono la tensione tra l'analisi dei media e il live feed su Twitter dall'Egitto. Nel corso della conversazione su Twitter, @aradaki aggiunge:

Questi esperti farebbero meglio a leggere Twitter piuttosto che analizzare basandosi sui loro vecchi legami che restringono la loro prospettiva. Le persone che hanno passato tutta la vita su questo argomento non possono capire che il mondo è cambiato.

I blogger israeliani stanno offrendo commenti alternativi e pongono domande veramente dure che si basano sull'attenzione dei social media e sui rapporti personali con i blogger egiziani. Mentre i rumor su Twitter questa mattina parlavano di un ingresso dell'esercito egiziano nella penisola del Sinai, la blogger Lisa Goldman sembrava aver sorpreso il portavoce del ministero degli affari esteri con questa notizia, alla quale l'uomo ha reagito scusandosi di non poter commentare dal momento che “essi hanno l'ordine tassativo di astenersi da ogni commento sull'Egitto fino a quando l'esito della rivolta non sarà chiaro.” Yossi Gurevich riporta questa storia in ebraico e commenta:

E ‘difficile credere che l'IDF non sia a conoscenza di questo atto, che tecnicamente è un'invasione che rinvia l'accordo di pace. Se questo davvero non era coordinato, è molto preoccupante per la sicurezza, dopo tutto, è così che nel 1969 è iniziata la guerra. Se invece lo era, allora qualcuno nel governo dovrebbe essere in grado di spiegare in base a quale autorità è stato compiuto, dal momento che un tale cambiamento negli accordi di pace richiede il consenso del Parlamento. Inoltre, si pone la questione se Israele stia aiutando Mubarak contro il suo popolo.

Nello stesso post Gurevich critica anche il capo dei servizi segreti dl'Israele che il 25 gennaio ha affermato che non vi è alcuna minaccia per la stabilità dell'Egitto in questo momento:

Ora che abbiamo visto il valore reale dell'intelligence dell'esercito, è il momento di smantellare quest'istituzione e sostituirla con un'unità di valutazione nazionale che sia libera dai generali dell'esercito e sia in grado di tenere conto della società civile.

2 commenti

  • L’Islam è antitetico alla democrazia
    La progressiva esplosione degli stati arabi denuncia un limite mai completamente manifestato nel mondo libero:

    l’impossibilità di coesistere del sistema democratico in un paese musulmano.

    Non esiste infatti nel mondo, un solo paese dove imperi il Corano e dove la democrazia coincida con la sovranità popolare.

    La religione coranica impone il comandamento religioso come etica sociale imprescindibile, come valore assoluto che va oltre il concetto di stato.

    In ogni paese musulmano, questa etica supera la legge dello stato, ovvero la incarna.

    E’ il concetto dello stato etico, laddove la legge coranica è anche l’unica legge dello stato.

    Violare la legge dello stato quindi, prescrive punizioni previste dalla cultura religiosa islamica, se di cultura possiamo parlare.

    In ogni paese musulmano nel quale l’occidente libero e democratico è intervenuto, il seme della democrazia non è mai sopravvissuto, in specie se successivamente quel paese e quel popolo veniva lasciato da solo a camminare sulla via della libertà.

    La religione islamica è antitetica alla democrazia.

    Ed è proprio questa sua incompatibilità con il concetto di democrazia che rende impossibile l’accoglienza completa e integrata dei musulmani che immigrano nei paesi occidentali.

    I due sistemi umani non coincidono mai, ma piuttosto collidono, confliggono senza soluzione di continuità.

    Ma mai coincidono o convivono.

    E non sarà certo l’errata convinzione di un presidente degli Stati uniti d’America dal nome di Barack Hussein Obama II che cambierà l’islam, gli islamici ed il mondo musulmano.

    E la continua crisi che travolge, uno dopo l’altro, gli stati musulmani nel mondo, ne è l’ennesima prova evidente.

    L’Islam è antitetico alla democrazia.

    Full Stop

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

  • pingback: #Egypt | Alaska

    […] un po’ più “da lontano”. Elena Intra per Global Voices in italiano racconta cosa dicono sulla situazione egiziana i social media in Israele, che ha avuto e ha molto peso nelle decisioni politiche internazionali sul governo del Cairo. […]

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