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Russia: riflessioni e confronti tra le proteste egiziane e la situazione locale

Foto di manifestanti per la democrazia in Egitto(28/01/2011, di monasosh)

Foto di manifestanti per la democrazia in Egitto (28/01/2011, di monasosh)

Fin dall'inizio delle manifestazoni nelle strade della Tunisia prima e dell'Egitto poi, i blogger russi hanno preso a rilanciare la notizia e parecchi hanno riflettuto sulle possibili ripercussioni delle proteste in questi Paesi nord-africani sulla Russia e sul soffocato movimento d'opposizione locale.

Analisi delle cause della rivoluzione egiziana

Molti blogger hanno cercato di comprendere le cause di quelle che sono sembrate delle proteste improvvise, facendo riferimento alla disequilibrata situazione economica così come all'alto tasso di disoccupazione giovanile che affliggono come una pestilenza nazioni in Africa e il Medio Oriente. L'utente di LiveJournal Neoliberal2 scrive [ru, come i link successivi salvo dove diversamente indicato]:

Я думаю, что причин две: 1. Последствия мирового экономического кризиса (нет дешевого кредита); 2. Повышение цен на хлеб, вызванных в том числе пожарами в России;

Таким образом, пожары и смог в России лета 2010 года докатились до Египта и реально подпалили режим. Тунис кстати тоже покупал зерно в РФ.

Penso che ci siano due cause [per i disordini in Egitto]: 1. Conseguenze della crisi economica mondiale (credito a basso costo inesistente); 2. Aumento del prezzo del pane, causato, anche, dagli incendi in Russia; E, in questo senso, il fuoco e il fumo della Russia dell'estate del 2010 ha raggiunto l'Egitto bruciando letteralmente il regime. Tra l'altro, anche la Tunisia, ha comprato il grano dalla Federazione Russa.

Riprendendo un tema già affrontato qui su GVO, Gregory Asmolov ricordava il ruolo di Al Jazeera nelle proteste, e specificamente l'influenza di Wadah Khanfar, direttore generale del network TV arabo:

У событий в Тунисе, Египте и других краях арабского мира нет четкого лидера, но есть “невидимая рука”. Она отображена на фотографии сверху. Это [Вада – GV] Ханфар, глава телеканала “Аль-Джазира” […] Канал, информационная политика которого быть голосом народа более чем выполнил свою функцию. Он почти полностью лишил арабские государства контроля над информацией, и моментально распространил искры сопротивления по всему арабскому миру, показывая события через фрейминг “народного сопротивления”. Искра также была подхвачена социальными сетями и Твиттером, которые помогли, где более где менее успешно мобилизовать толпу.

Gli avvenimenti in Tunisia, Egitto e in altre parti del mondo arabo non hanno un leader specifico, ma è presente una “mano invisbile”. Nella fotografia in alto si vede Mohhamed Khanfar, capo della televisione Al Jazeera. […] L'emittente televisiva, la cui politica di informazione mira ad essere la voce della gente, ha svolto egregiamente le sue funzioni. Lui [Khanfar] ha quasi distrutto completamente l'abilità del governo arabo di controllare l'informazione ed è capace di diffondere immediatamente scintille di dissenso in tutto il mondo arabo trasmettendo gli incidenti nonostante la cornice dell’ “opposizione popolare”. La scintilla è stata raccolta anche dai social network e Twitter, che hanno iniziato a mobilizzare la gente con più o meno successo.

Confronto con la Russia

Come nel dibattito sulla rivoluzione tunisina [en], diversi blogger continuano i paragoni con le rivoluzioni avvenute negli stati post-sovietici. Il blogger Sasha elogia l'Egitto evidenziando però il timore che, se una cosa simile dovesse accadere in Russia, non potrebbe essere relativamente pacifica come è stata quella egiziana.

Вчера разговаривал с dingir которая как раз вернулась из Каира очень понравилось ее высказывание о том что в Египте типичная “левантийская революция” в одном квартале погромы в соседнем все сидят по кафе и кофе пьют, правда боюсь что сейчас там все усложняется и Левант заканчивается, кстати по поводу множества восторгов в нете и возгласов “скоро в России” искренне надеюсь что нет, Россия не Левант там все обычно жестко.

Stavo parlando con dingir che era appena tornato dal Cairo, e mi sono piaciute molto le sue storie sul fatto che quella egiziana sia una tipica “rivoluzione del Levante”: in un quartiere c'è un massacro e in quello accanto tutti sono seduti nei bar a bere caffè, ovviamente temo che forse adesso si complicherà tutto e il Levante finirà. A proposito, per quanto riguarda il grande entusiasmo sul web e le esclamazioni “presto in Russia”, spero sinceramente che ciò non accadrà. La Russia non è il Levante. E lì tutto spesso è crudele.

Un grupetto di blogger ha attaccato i governi occidentali per il loro atteggiamento “ipocrita” nei confronti del governo egiziano, facendo riferimento specialmente al modo in cui hanno trattato i “regimi autoritari” come quello di Aleksandr Lukashenko in Bielorussia, mentre sembravano supportare i 30 anni di governo di Mubarak. Pilgrim-67 scrive:

Декабрь 2010 года. Лукашенко разгоняет митинг на Плошчы Незалежнасцi. Это занимает один вечер. Ни одного человека не погибло.

Западные дерьмократы забились в истерике, зашлись воем о том, что Лукашенко тиран и прекратили всяческие контакты с ним.

Январь 2011 года. Мубарак убил около 100 жителей Египта. Волнения происходят не первый день. Мубарак уже не контролирует страну.

Очаровательный америконегритянец вышел, невнятно побредил немного. И все!!!

Dicembre 2010 [il Presidente della Bielorussia Aleksandr] Lukashenko interrompe un incontro in Piazza Indipendenza. E’ successo in una notte. Nessuno morì. Le democrazie occidentali sono andate in crisi isterica, hanno accusato Lukashenko di tirannia e hanno tagliato ogni tipo di contatto con lui. Gennaio 2011, [il Presidente egiziano Hussein] Mubarak uccide circa 100 egiziani. Le onde [della protesta] sono andate avanti per più di un giorno. Mubarak non controlla più la nazione. Il fantastico nero statunitense è uscito e ha detto con calma delle assurdità. Tutto qua!!!

La chiusura dei social network e dei servizi telefonici da parte del governo egiziano ha preoccupato alcuni blogger sul fatto che anche il governo russo potrebbe adottare simili misure. I blogger hanno ripubblicato un articolo dal giornale russo “Argumenty Nedeli” e hanno preso nota del fatto che presto il governo russo se la sarebbe presa con i “facebooker” e i “twitterer”.

В России создана совместная группа, состоящая из ответственных руководителей Администрации Президента, МИД, СВР, ГРУ ГШ и ФСБ, которая анализирует причины «жасминовых революций» в Тунисе, Египте и Йемене. […] Цель ее работы – выработать рекомендации для правящих кругов в России с целью не допустить у нас повторения событий в Северной Африке.

Per analizzare le cause della “rivoluzione del gelsomino” in Tunisia, Egitto e Yemen è stato formato un gruppo co-operativo, composto dai capi dell'Amministrazione del presidente, dal Ministero degli Affari Esteri, dai servizi di intelligence stranieri (SVR), dal direttorato principale per l'informazione e dal FSB.[…] L'obiettivo dil lavoro del gruppo è quello di arrivare a delle raccomandazioni da dare ai circoli governativi russia in modo tale da evitare che una situazione simile a quella in nord Africa avvenga in Russia.

Eduard Limonov, leader del partito d'opposizione “L'altra Russia”, propone sul suo blog:

В свете  революций в Тунисе и в Египте уже даже  клиническим идиотам должны стать понятными  репрессии  против активистов Триумфальной площади, активистов “Стратегии-31″,продолжающиеся уже  около двух лет, и понятны  интриги вокруг Стратегии-31.  Власть РФ, по духу своему соответствующая  авторитарным режимам Туниса и  Египта,  насмерть перепугана возможностями, которые откроет перед российскими гражданами  свобода мирных собраний.

Alla luce delle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto, persino un perfetto idiota capirebbe le repressioni contro gli attivisti a piazza Triumfalnaya, gli attivisti di “Strategia-31,” che sono andate avanti per più di due anni e dovrebbe capire gli intrighi attorno a Strategia-31.Il governo della Federazione russa, in uno spirito simile a quello dei regimi autoritari della Tunisia e dell'Egitto, è spavetato a morte dalla possibilità di manifestare liberamente e pacificamente, apertasi dinanzi agli occhi dei russi.

L'utente di LiveJournal belekhoff scrive sul suo blog, a tema rosso e nero, di sperare che la struttura del potere della Russia venga rovesciata in modo simile.

А мне нравится то, что сейчас происходит в этих арабских странах, очень хорошо, что рушатся тоталитарные режимы, глядишь и до России дойдёт очередь. И вот тогда поедет Вован Путин на восток, вот только не Ладе-Калине, а в “столыпинском” вагончике, […]. А вместе с ним отправятся и его подельники, Бориска Грызлов, Серж Шойгу, Валюша Матвиенко или Валя Стакан, ну и остальные едрорасы. Всё правильно, паразитам дорога только на зону. Они этого заслужили за 11 лет строительства тоталитарного государства.

Mi piace davvero quello che sta succedendo in questi paesi arabi, è bellissimo che questi regimi totalitari stiano venendo rovesciati, è come se presto fosse il turno della Russia. E allora Vovan Putin viaggerà verso est, non solo con la Lada Kalina [macchina russa promossa da Vladimir Putin molti mesi fa – G.V.], ma con la macchina“Stolypin” […]. E i suoi aiutanti Boris Gryzlov [portavoce del parlamento russo], Serzh [Sergey] Shoigu [ministro delle emergenze], Valyusha [Valentina] Matviyenko [sindaco di San pietroburgo] o Valya Stakan [soprannome di Matvienko ] e, beh, tutti gli altri membri della “Russia Unita” andranno con lui. Va bene così, questi parassiti meritano soltanto la strada verso una colonia penale. Se lo meritano per gli 11 anni durante i quali hanno costruito uno stato totalitario.

L'utente di LiveJournal Volokhonsky conclude:

Круто у них там, да. Вот египетская ситуация куда ближе к нашей, чем тунисская. У них, как и у нас, нет действительно сильных оппозиционных политических сил, нет и какого-то существенного раскола в партийной элите. Поэтому сейчас по улице бегают сотни тысяч людей, которые не связаны каким-то внятным единством требований, кроме как отставки Мубарака.

Fa freddo qui, davvero. E la situazione in Egitto è più vicina alla nostra di quella tunisina. Loro [gli egiziani], come noi [i russi], non hanno un'opposizione politica forte e non c'è alcun scisma nell'élite del partito, e quindi proprio adesso nelle strade, centinaia di migliaia di persone stanno correndo unite da una singola richiesta centrale,ovvero le dimissioni di Mubarak.

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