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Tailandia: webmaster rischia 50 anni di carcere per commenti altrui sul suo sito

Chiranuch Premchaiporn (per gli amici Jiew), webmaster del sito Prachatai.com [en, come tutti gli altri link, eccetto ove diversamente indicato], è stata accusata dalle autorità tailandesi di aver violato la legge del Paese sui reati informatici. Il termine Prachatai, titolo del portale tailandese indipendente in questione, significa “gente libera”.

Immagine di Jiew, dal sito Digital Democracy.

"Porto avanti ciò in cui credo." Foto di Jiew, dal sito Digital Democracy.

Il blog FACT – Freedom Against Censorship Thailand (libertà contro la censura in Tailandia) – ha presentato una panoramica del caso. Jiew è accusata di lesa maestà [it]: avrebbe infatti permesso di pubblicare sul forum di Prachatai dieci commenti contro la Famiglia Reale tailandese.

La webmaster aveva già cancellato i commenti dal sito quando ha ricevuto dalle autorità l'ordine tassativo di eliminarli; ciò non è stato sufficiente per impedirne l’arresto nel settembre 2010. Ora Jiew, se giudicata colpevole, dovrà scontare 50 anni di carcere.

La Tailandia ha leggi molto severe per quanto riguarda i crimini di lesa maestà e si è dimostrata un Paese agguerrito [it] nel bloccare qualsiasi sito web considerato offensivo nei confronti della monarchia. L'anno scorso infatti, quando nel Paese è stato dichiarato lo stato di emergenza in risposta alle proteste delle Camicie Rosse contro il governo [it], la censura si è notevolmente intensificata. Si stima che le pagine web tailandesi bloccate siano non meno di 425.296.

Netizen, giornalisti e difensori dei diritti umani hanno osservato attentamente il processo di Jiew. Global Voices Advocacy ha monitorato giornalmente l'evolversi della causa, pubblicando notizie relative alle cinque sedute tenutesi questo mese (ecco gli articoli, scritti da CJ Hinke: giorno uno, due, tre, quattro e cinque). La data per la prossima seduta del processo è stata rimandata al settembre 2011.

Perché è fondamentale il caso di Jiew? Perché è stata perseguita penalmente non per qualcosa scritto da lei in prima persona, bensì per alcuni commenti scritti da altri sul suo sito. CJ Hinke spiega che il processo di Jiew è una questione di estrema importanza:

Il caso Chiranuch è fondamentale per quanto riguarda la libertà di espressione in Tailandia. La decisione finale della corte determinerà se viviamo in uno Stato democratico in cui vigono i diritti umani e le libertà civili oppure se siamo governati da una giunta militare che vuole solo soddisfare i propri capricci.

Il blog del Sud-est asiatico New Mandala ha pubblicato un'intervista a Jiew, in cui la webmaster riflette sull’attuale condizione dei media tailandesi:

Quando si parla di libertà di stampa in Tailandia, in realtà vi è un certo controllo da parte dello Stato, oltre alla manipolazione che attuano le società e il settore dell'intrattenimento. Se si parla di notizie e politica, non è concesso sollevare troppe critiche nei confronti delle decisioni, giuste o sbagliate, attuate dal governo. La maggior parte dei media tailandesi sono di proprietà dell'esercito o dello Stato: si tratta quindi di un problema di proprietà.

Thai Netizen Network propone una rettifica della legge sui crimini informatici, in quanto sfruttata per soffocare la libertà dei media nel Paese:

…abbiamo potuto constatare che l'applicazione di questa legge non ha fatto altro che privare le persone del loro diritto di libertà d’espressione, diritto fondamentale in una democrazia. Si tratta inoltre di una legge che, sotto molti punti di vista, contraddice vari aspetti di Internet, dando luogo quindi ad un'esecuzione oltraggiosa della stessa. Tuttavia, la questione non è mai stata capita né tantomeno presa seriamente dal governo. Pertanto questa legge, che viola la libertà, continua a rimanere in vigore.

Per sostenere la battaglia legale di Jiew è anche stato creato un blog: FreeJiew.

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