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Venezuela: Caracas vista dalla blogosfera locale

Libri, descrizioni, storie, cronache e racconti… su Caracas [it] si sono spesi fiumi di parole. Dalle zone in cui regna la povertà più estrema fino agli angoli in cui abbondano i lussi e gli sprechi, la capitale venezuelana si presenta indubbiamente come una città dalle molteplici sfaccettature e sembra che nessuno possa esimersi dall'esprimere la sua opinione in proposito. A Caracas, un tempo chiamata “la città dai tetti rossi”, coesistono spinte alla riaffermazione dell'identità, una commistione degli immaginari, le suggestioni e il complesso apparato sociale del Paese di cui vuol essere il centro irradiatore.

Non sorprende quindi che in quella gran fucina di idee innovative che è il giornalismo partecipativo, i blogger abbiano arricchito con i loro contributi la descrizione della capitale. Delle innumerevoli persone che condividono online le luci e le ombre di questa complessa città, ne abbiamo selezionate alcune che hanno scelto di raccontare gli elementi che contraddistinguono al giorno d'oggi la vita della metropoli, dalle preoccupazioni per uno spazio urbano più vivibile, all'incanto della vita culturale, fino alla nostalgia della Caracas di un'epoca passata.

Parque El Calvario, Caracas, Venezuela

Caracas: soldato della Guardia Nazionale presidia il Parque El Calvario. Foto di Nelson González Leal, Copyright Demotix

Un esempio di come si presenta una raccolta di immagini che tenta di imbrigliare la vita frenetica di Caracas per poterla contemplare e apprezzare ce lo fornisce il blog Imágenes Urbanas [es, come i link successivi tranne ove diversamente segnalato]: qui si ritrovano le fotografie dei punti più inusuali della città che fanno sfoggio dei loro volti e dei loro colori. Mitchelle Vidal (la sorella dell'autrice), nel suo blog, presenta un'originale sintesi di luoghi, forse sconosciuti ai più, che però rappresentano un complesso di simboli attraverso i quali scelgono di esprimersi le nuove correnti di estetica urbana in Venezuela.

Amo ésta, mi ciudad pero hace rato que me debato entre la rabia de sentir cómo se nos viene encima desvencijada y la dicha de ver [la montaña] El Ávila recortando su cielo sin igual

Amo questa mia città ma da tempo mi dibatto tra la rabbia di sentire come ci opprime con il suo disordine e la felicità che provo a guardare El Ávila [la montagna, situata nell’omonimo parco nazionale [en], che separa Caracas dal Mar dei Caraibi] che si staglia verso il cielo, senza eguali.

In Caracas Te Odio, il blogger TNT presenta alcune zone della città che, a suo parere, sono fuori dal comune e per le quali auspica un cambiamento. L'introduzione del blog recita:

CARACAS TE ODIO trata de los desastres de una ciudad reflejados en el rechazo, resignación, desesperación y asombro de cuatro de sus habitantes…a partir de este momento se podrán versar en este sitio todas las ideas represadas sobre nuestra ciudad en todas las formas de expresión artística posibles: dibujo, pintura, fotografía, cine, teatro, música, literatura, etc.
CARACAS TE ODIO significa catarsis corporal y psíquica sobre el organismo que habitamos…
la ciudad es la expresión más alta de la cultura humana…y entonces, qué es lo que genera esta relación de amor inevitable y odio feroz hacia la ciudad en donde vivimos

CARACAS TE ODIO illustra gli obbrobri di una città rispecchiati nel rifiuto, nella rassegnazione, nella disperazione e nello sconcerto di quattro dei suoi abitanti… d'ora in poi in questo sito sarà possibile dare sfogo a tutte le idee represse sulla nostra città usando qualsiasi forma di espressione artistica: disegno, pittura, fotografia, cinema, teatro, musica, letteratura ecc.

CARACAS TE ODIO è sinonimo di catarsi corporea e psichica dall'organismo che abitiamo… la città rappresenta l'espressione più alta della cultura umana… e allora da dove nasce questa relazione che oscilla tra l'inevitabile amore e l'odio feroce per lo spazio urbano in cui viviamo?

Una differente prospettiva la offrono Ser Urbano e Picnic Urbano che condividono idee, fotografie e iniziative organizzate dagli autori dei blog stessi e che si svolgono in vari punti della città. Nella sua pagina di Twitter @serurbano_org si descrive come “un gruppo che organizza giochi in spazi pubblici” e sono numerose le attività organizzate con successo dalla sua creazione a oggi: feste di strada, picnic… e persino battaglie con i cuscini!

La Buena Vida que se nos vende en la publicidad toma lugar únicamente en espacios privados como un bar trendy, un restaurant costosísimo, un hotel de lujo, tu carro nuevo, un resort con playa privada donde no tienes que mezclarte con la gente del lugar.

Pero hay otro concepto del buen vivir, la idea que una vida bien vivida significa conocer gente diversa, compartir con los que no tienen y afirmar nuestros derechos respetando e incluso apoyando al otro, cosas muy relacionadas al hecho de jugar como locos en las plazas de nuestra ciudad.

La Buona Vita che ci viene venduta nella pubblicità si svolge unicamente in spazi privati come bar alla moda, ristoranti costosissimi, hotel di lusso, la nostra auto nuova, resort con spiagge private dove non è necessario mescolarsi con gente del posto.

Però esiste un'altra concezione del buon vivere, l'idea che una vita ben vissuta sia sinonimo di conoscere tanta gente diversa, condividere con chi non ha risorse e affermare i nostri diritti rispettando e sostenendo l'altro e tutte queste cose sono strettamente legate al fatto di potersi scatenare, giocando nelle piazze della nostra città.

Cappella di Nuestra Señora de Lourdes

Caracas: Cappella di Nuestra Señora de Lourdes, nel Parque El Calvario. Foto di Nelson González Leal, Copyright Demotix

La memoria della Caracas che non c'è più viene tenuta in vita dal blog Caracas Perdida, legato alla Fondazione della Memoria Urbana, dal cui archivio fotografico vengono attinte le immagini della città in epoche passate. Nei post viene rimpianta la perdita degli edifici demoliti e dei simboli dell'architettura classica che un tempo caratterizzavano la capitale:

Esta es la cara oculta de la luna de CARACAS. Todo aquello que amamos de nuestra ciudad, pero que manos salvajes destruyen. Todo lo hermoso, lo que tenia significado, lo que nos decia algo, y que hoy luchamos para que sea RECONSTRUIDO algun dia en nuestra ciudad… ese paraíso perdido, mas no para siempre

Questa è l'altra faccia della luna di CARACAS. Tutto quello che nella nostra città amiamo e che per opera di mani selvagge viene distrutto. Tutto il bello, quello che aveva un significato, quello che ci comunicava qualcosa e per il quale oggi lottiamo affinché venga RICOSTRUITO un giorno nella nostra città… questo paradiso perduto, ma non per sempre

Il blog della giornalista Mirelis Morales Tovar, Caracas Ciudad de la Furia, ha ricevuto riconoscimenti da parte di numerose organizzazioni e presenta, tra le altre cose, le cronache del quotidiano e le immagini che catturano il movimento urbano, i punti nascosti, i progetti che promuovono lo sviluppo della città. La blogger si descrive come una:

Ciudadana de a pie, de a moto, de a autobús, de a Metro y de a vehículo automotor

Cittadina [che si sposta] a piedi, in moto, in autobus, in metro e con i veicoli a motore

La quantità e la varietà delle reazioni che suscita la città non devono sorprendere. L'enorme massa di persone che vive, lavora e studia a Caracas interagisce e lotta con la frenesia, la violenza urbana e il suo famigerato traffico. A Caracas, come nella maggior parte delle capitali dell'America Latina, è possibile condurre diversi tipi di vita in parallelo ma in ogni modo i ricordi della città signorile di un tempo continuano ad essere parte della sua anima. Ecco alcune immagini condivise su YouTube da alcuni suoi nostalgici abitanti:

Si tratta di immagini in netto contrasto con la modernità che oggi rappresenta il volto principale della capitale venezuelana.

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