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Dimenticati: I rifugiati palestinesi in Libia

La popolazione civile libica, attualmente impegnata nella lotta per la democrazia contro le forze repressive di Muammar Gheddafi [it], è da settimane sotto attacco.
I civili abbandonano il Paese riversandosi ai confini con Tunisia ed Egitto, dove sono stati allestiti campi profughi che forniscono aiuti d'urgenza.

Studenti palestinesi appiccano il fuoco a un poster del leader libico Gheddafi, Gaza City. Immagine di Mohammed Othman, copyright Demotix (22/02/11).

Studenti palestinesi appiccano il fuoco a un poster del leader libico Gheddafi, Gaza City. Immagine di Mohammed Othman, copyright Demotix (22/02/11).

La popolazione libica è formata per oltre il 10% da immigrati; tra questi, si stima che i rifugiati palestinesi siano 70 mila.

La maggior parte non può fare ritorno in Palestina: la loro carta d'identità – e con essa il diritto di residenza in patria – è stata revocata da Israele nell'attuazione della sua politica di “deportazione silenziosa” [en]. Tra dicembre 1995 e marzo 1999, infatti, Israele ha inziato a revocare il diritto di residenza a coloro che si erano trasferiti oltre i confini municipali di Gerusalemme, senza informare preventivamente le persone interessate da questa misura.

Rifugiati ai confini

Nelle scorse settimane, oltre 10 mila stranieri residenti in Libia sono fuggiti verso la frontiera con la Tunisia, da dove le rispettive ambasciate hanno poi provveduto a rimpatriarli.

Da parte sua, l'ANP (Autorità Nazionale Palestinese) ha cercato di coordinare l'evacuazione dalla Libia della comunità palestinese che vi risiede e Israele si è offerto, come gesto umanitario, di autorizzare l'ingresso di 300 persone nei Territori Occupati [it].

I primi palestinesi sono stati trasferiti dopo la diffusione della notizia che, nella città di Misurata, i mercenari di Gheddafi avevano arrestato 43 studenti palestinesi [en] rifiutatisi di entrare a far parte delle forze favorevoli al regime.  A tutto febbraio, complessivamente, avevano lasciato la Libia 104 studenti palestinesi[en].

Il primo marzo, l'Ambasciata palestinese aveva annunciato ai suoi cittadini residenti nel Paese che, grazie alla cooperazione con le autorità egiziane, era stato loro concesso il diritto di passaggio attraverso l'Egitto. L'ambasciata aveva inoltre attribuito agli scarsi mezzi dell'ANP le maggiori difficoltà di evacuazione dei palestinesi rispetto ai cittadini di altri Paesi.

Tuttavia i primi palestinesi arrivati al confine di Sallum si sono visti negare il diritto d'ingresso. Questi i commenti via Twitter:

@Abou_3ali [Yemen] Da un amico a Sallum: l'Egitto nega l'ingresso ai palestinesi, 70 sono stati riportati in un piccolo villaggio abbandonato. Certe cose non cambiano mai.

@El_Deeb [Egitto] Tutte la nazionalità sono autorizzate ad attraversare il confine libico in direzione dell'Egitto, tranne i palestinesi! Una catastrofe! L'esercito ha invitato 70 palestinesi a salire su un autobus che sembrava diretto al valico di Rafah, e da lì alla Striscia di Gaza. Invece li hanno riportati in Libia!

@altahawi [Egitto] La settimana scorsa 42 palestinesi sono stati respinti in Libia attraverso il valico di Sallum, perché non avevano un regolare permesso di soggiorno per l'Egitto!

Negato l'ingresso in Egitto

Da  lunedì 7 marzo sono circa 1500 i palestinesi che hanno cercato di entrare in Egitto, ma l'esercito egiziano ha ricevuto l'ordine di non lasciar passare rifugiati di questa nazionalità [ar]. Tra quelli giunti al confine, c'è chi ha fatto ritorno a casa, a Bengasi o Tobruk.

Martedì 8 marzo, 15 palestinesi si trovavano ancora a Sallum nella speranza di poter attraversare il confine, mentre centinaia si sono rifiutati di tornare indietro e hanno scelto di aspettare trovando ospitalità presso alcune famiglie di un villaggio vicino alla frontiera.

Alcune fonti riportano [ar] che i palestinesi privi di carta d'identità o di permesso di soggiorno in corso di validità per l'Egitto non erano autorizzati a passare il confine, mentre persino lavoratori asiatici senza documenti sono riusciti ad entrare in Egitto. Qui di seguito alcune delle reazioni dei palestinesi di Gaza, apparse sui loro profili Facebook:

Ibtihal Mio zio è a Misurata, non ha la carta d'identità e non può andare in Egitto neanche quando la situazione è stabile. Ora è ancora più difficile. Il fatto è che i palestinesi senza documento di identità  il permesso di andare a Gaza non ce l'hanno di base, ed è probabile che le autorità egiziane continuino a seguire questa linea. A causa della situazione interna in Egitto, magari vedono nei palestinesi una minaccia. Non gli importa che si tratti di un'emergenza.

Ibrahim Quei palestinesi non hanno documenti d'identità; gli altri rifugiati hanno un Paese, una patria che si occuperà di riportarli a casa. I palestinesi no: se attraversano il confine, non hanno nessun posto dove andare, né Gaza, né la Cisgiordania, e l'Egitto non vuole assumersi la responsabilità. E la situazione dei palestinesi nell'ovest della Libia è ancora più preoccupante di quella di coloro che si trovano a est; non sappiamo neppure se hanno cercato di raggiungere la frontiera tunisina.

A quanto pare non ci sono aggiornamenti sul numero di palestinesi arrivati al confine con la Tunisia. Un convoglio di aiuti [en] avrebbe lasciato l'Ambasciata palestinese di Tunisi per occuparsi della crisi umanitaria in corso alla frontiera tra Libia e Tunisia.

Per dare aiuto ai palestinesi costretti a rimanere in Libia ci si organizza ove possibile:

@libyansrevolt: C'è un palestinese che vive in una casa in fondo alla nostra tenuta, a Tripoli, e non gli facciamo pagare l'affitto.

E’ necessario intervenire

Il blog Uprooted Palestinians [en] ha lanciato un appello in nome dei palestinesi che un tempo vivevano in Libano e da lì si erano rifugiati in Libia durante la guerra civile, chiedendo un intervento congiunto di Libano e Palestina che li aiutasse a lasciare la Libia:

Ci sentiamo smarriti, nessuno si interessa a noi, né segue le notizie che ci riguardano.

Noi, palestinesi vissuti in Libia per più di 35 anni, siamo venuti dal Libano per sfuggire alla guerra (civile), e abbiamo convissuto con i nostri fratelli in Libia, dove ci siamo sposati e abbiamo lavorato. Tuttavia, dopo la rivoluzione del 17 febbraio e il peggioramento delle condizioni di sicurezza, abbiamo cercato di andarcene dal Paese, ma alla frontieranon siamo stati autorizzati perché non avevamo i documenti di viaggio necessari. Ora siamo bloccati e vendiamo ciò che possediamo per mangiare; non abbiamo un lavoro, né un posto in cui stare, e non sappiamo cosa fare o dove andare.

La situazione si fa sempre più critica. Secondo le ultime notizie [en], le forze di Gheddafi avrebbero impedito a circa 30 mila lavoratori stranieri di fuggire in Tunisia.

È necessario far luce sul destino di questi rifugiati, prigionieri di un Paese sull'orlo del baratro.

Questo post fa parte dello speciale di GVO sulle rivolte in Libia, in inglese e in italiano.

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