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Giappone: Social media, un'arma a doppio taglio

È naturale che in una situazione di forte pressione le voci si rincorrano rapidamente: i social network possono facilitare questo processo, diventando così un’arma a doppio taglio. Yasuhisa Hasegawa analizza il fenomeno con il post “I lati positivi e negativi dei social media” (ソーシャルメディアがもつ光と闇) [jp, come gli altri link tranne ove diversamente segnalato] mettendo a confronto l’utilizzo dei “social” e quello dei “mass” media.

Hasegawa è web designer, sviluppatore e consulente, e a Tokyo gode di una buona reputazione. Il suo profilo Twitter  è @yhassy.

Il post che segue è stato tradotto interamente con licenza CC BY-NC-SA 2.1 [en].

I social media hanno avuto un ruolo fondamentale durante la rivoluzione in Egitto, all’inizio di quest’anno. Ora più che mai la gente se ne serve per promuovere attività pubbliche e sociali.

Ultimamente, le tante lodi all'utilità e al grande potere dei social media, nel caso dell’Egitto, mi hanno dato da pensare: “La prossima volta che ci sarà un cambiamento sociale così radicale, probabilmente cominceremo a vedere anche un lato oscuro dei social media”. Forse è solo che mi piace fare l’avvocato del diavolo, ma visto ciò che poi è successo [non avevo tutti i torti]…

I social media mi hanno aiutato in un paio di occasioni durante il Grande Terremoto di Tohoku-Kanto. Infatti, mentre le reti di telefonia mobile erano completamente fuori servizio, i social media rimanevano di fatto il mezzo principale per la diffusione delle notizie, e l’unico modo per comunicare con amici e parenti.

Io ero sicuramente un privilegiato, perché non mi trovavo nell’area colpita, ma posso affermare con certezza quasi assoluta che nessuno si è trovato talmente isolato da non ricevere alcuna notizia.

Durante il disastro ho sperimentato il lato “positivo” dei social media, ma allo stesso tempo ho visto quello negativo. Lo stesso forse valeva per l’Egitto, ma me ne sono potuto rendere pienamente conto solo ora, che ho potuto sperimentare il fenomeno nella mia lingua madre.

Molti non hanno ancora realizzato il vero potenziale dei social media. Con l’avvento del Web nelle nostre vite, abbiamo a disposizione un’enorme quantità di informazioni, e ri-trasmetterle è semplice tanto quanto riceverle. Non c’è più nemmeno bisogno di scrivere: tutto ciò che si deve fare è premere un tasto, e la notizia sarà inviata a più destinatari.

Dovremmo però chiederci: “Stiamo divulgando informazioni senza nemmeno averne compreso il significato? Siamo schiavi di quel meccanismo per cui non controlliamo nemmeno la veridicità della notizia, quando leggiamo Pls RT (acronimo inglese di “please re-tweet”, per favore diffondete questo tweet)? Prendiamo forse parte a questa febbre […] da social media, senza nemmeno chiederci se condividiamo l’opinione espressa oppure no?”

Avere sociabilità [it] vuol dire agire con responsabilità su un territorio comune. È importante disporne, specialmente quando utilizziamo i social media, ambiente ambiguo sia che il nostro ruolo sia quello del mittente che quello del destinatario.

Tutto sommato, molti utenti dei social media sono simili a quelli che fondano i loro valori sulla base delle le informazioni ascoltate in tv o lette sui giornali. La gente è ancora passiva; abbiamo la possibilità di condividere informazioni ma forse, allo stesso tempo, ne sottovalutiamo il potere.

Quella dei social media è un tipo di piattaforma che permette alle persone di rimanere in contatto con gli altri. La forte connessione tra gli utenti può amplificare le emozioni, che a volte possono essere positive, altre volte negative, suscitando timore e rancore. Il grado di amplificazione può crescere ulteriormente per gli utenti che accettano passivamente le informazioni per poi passarle agli altri, rinunciando a qualsiasi processo di verifica dei fatti.

Non sto dicendo che gli utenti poco informati non dovrebbero usare i social media. Si potrebbe, però, imparare a usare meglio le funzioni che questi offrono informandosi di più, imparando come gli altri usano le notizie, facendo un po’ di pratica. Come già detto, i social media forniscono innumerevoli fonti del sapere, e non possiamo non sfruttarle.

Ad ogni modo, dovremmo essere più consapevoli, quando inoltriamo le notizie, e magari guardare a quelle che riceviamo con spirito critico. È importante avere questo tipo di atteggiamento quando ci serviamo di questi strumenti, specialmente in tempi come questi, in cui le informazioni possono essere condivise con un semplice clic. Credo che questo sia il primo passo per evitare gli aspetti negativi dei social media.

Appendice

Questo articolo è apparso per la prima volta in un gruppo Facebook. Alcuni utenti ne hanno già sottolineato gli errori e l'hanno commentato. Un commento in particolare faceva riferimento a Movatwi, l’applicazione internet che permette agli utenti che non dispongono di uno smartphone di usare Twitter sui propri cellulari. A pochi giorni di distanza dal terremoto, Movatwi è migliorato notevolmente, implementando anche una funzione di retweet e aumentando la velocità del suo browser. Queste modifiche a livello di sistema operativo e design meritano un plauso, dal momento che tra i giapponesi, per esempio, è diffuso l'uso di scambiarsi le regole scritte e tacite sui retweet, spesso poco intuitive. Il comportamento umano non cambia facilmente, ma i servizi possono porvi rimedio.

Servizi come Twitter e Facebook permettono di condividere notizie con un clic. A volte mi chiedo se questo approccio minimalista sia positivo o meno. L’intuitività attrae gli utenti, ma allo stesso tempo riduce il senso di responsabilità che, solitamente, dovrebbe comportare la diffusione delle informazioni. Questo tipo di piattaforme è destinato ad aumentare il flusso di informazioni, che alla fine rischia di non rappresentare altro che semplice rumore di fondo. Ciò di cui si discuteva qui è il bisogno di una trasformazione nel modo in cui l'informazione viene percepita da ogni singolo utente.

Post sullo stesso tema [tutti en]:

Ringraziamo Aki Takamoto e Naoki Matsuyama per aver contribuito alla traduzione di questo articolo.

Questo post fa parte del nostro speciale Terremoto in Giappone 2011.

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