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Le donne saudite reclamano i loro diritti attraverso Twitter

In Medio Oriente e nel mondo arabo è tempo di cambiamenti e le donne saudite non vogliono essere lasciate indietro. In questo periodo si stanno facendo sentire via Twitter, Facebook, nei forum e attraverso i blog, rivendicando il principio di uguaglianza.

Deborah Amos, su Georgia Public Broadcasting [en, come tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato], racconta che gli ultimi eventi in Arabia Saudita hanno risvegliato le passioni politiche:

“Duraa Ali è una studentessa di giornalismo e indossa l'abaya e un velo sul volto: la ragazza ventiduenne ha chiesto in un forum se in Arabia Saudita una donna potrebbe mai iniziare una rivoluzione. Tra gli applausi del pubblico, Ali ha sottolineato che le donne sono quelle che hanno meno diritti.

Ali studiava in Bahrain quando le proteste sono iniziate: se da un lato era entusiasta delle richieste avanzate dai manifestanti sciiti, che sfidavano la famiglia reale sunnita, dall'altro era turbata dalla violenta reazione di fronte a quelle richieste.”

Su Twitter, l'hashtag #saudiwomenrevolution (la rivoluzione delle donne saudite) sta avendo un notevole successo: ogni giorno sono molti i tweet che supportano le rivendicazioni di queste donne; ogni tanto appare anche qualche commento contrario. Si tratta comunque di una tappa fondamentale per far emergere e dare importanza alle preoccupazioni delle donne saudite, un passo in avanti che sta contribuendo all'animata discussione sulla democrazia e l'uguaglianza di genere attualmente in corso nel mondo arabo musulmano.

Ecco un piccolo frammento dei tweet che ogni giorno popolano l'hashtag #saudiwomenrevolution:

Su Facebook, la pagina Saudi Women Revolution [ar, en] ha 591 sostenitori, un numero in continua crescita. Nonostante la maggior parte dei post sia in lingua araba, sono presenti anche alcuni commenti in inglese; inoltre, la pagina è sostenuta da uomini e donne non musulmani di tutto il mondo. Le vignette che rappresentano le donne saudite e le loro lotte giornaliere sono rivelatorie e spesso molto toccanti.

Mentre il sostegno mondiale verso le donne saudite cresce, alle autorità risulta ovviamente scomodo il risveglio della coscienza politica che sta avendo luogo nella società. James Nixon, su Thniq, spiega:

“Il 10 febbraio, un gruppo di intellettuali, attivisti e difensori dei diritti umani si sono incontrati per formare il primo partito politico dell'Arabia Saudita, il Partito Islamico Umma, rivendicando così la caduta della monarchia assoluta nel Paese.

Il 18 febbraio sono stati tutti arrestati: se vogliono tornare liberi, devono ritirare le loro richieste e farsi da parte.”

Sarà dura per le donne saudite, soprattutto per quelle che vogliono un cambiamento; tuttavia, il potere della gente non può mai essere ignorato a lungo, come dimostrano gli ultimi eventi in Tunisia e in Egitto.

1 commento

  • […] Le tempeste di sabbia in Libia potrebbero impedire a qualche caccia di Gheddafi di colpire le città liberate oggi che è il giorno della preghiera, ma a Tripoli i giornalisti vengono costretti a restare chiusi negli alberghi “per la loro sicurezza” in vista delle manifestazioni, e Gheddafi spera di trasferire la preghiera in piazza Verde, cioè fuori dalle moschee che finora sono state gli unici luoghi sicuri di riunione. Giorno di preghiera e mobilitazione anche in Oman, dove non funzionano più i cellulari, e in Bahrain dopo i pesanti scontri di ieri. Due morti e 7 feriti ieri durante le proteste in Yemen. Potete seguire qui tutti gli aggiornamenti dai nostri twitterer (attivisti e reporter). Una giornata particolarmente luminosa, invece, in piazza Tahrir, dove sono appena comparsi fra gli applausi della folla Khayrat Shater e Hassan Malek, leader dei Fratelli Musulmani di cui veniva da giorni chiesta la liberazione insieme a quella degli altri prigionieri politici. Il movimento #Jan25 accorre in piazza perché Essam Sharaf, nuovo capo di gabinetto al posto del dimissionario Shafiq e vicino alla rivolta fin dall’inizio, ha accettato di prestare giuramento in piazza e di parlare alla folla (sentite @AymanM raccontare in diretta il suo arrivo qui sotto nel podcast). Il blogger egiziano Hani Morsi riflette sul ruolo dei social media in Medio Oriente, lo racconta Gilad Lotan. Dopo che vi ho raccontato dell’Arabia Saudita nella puntata di ieri, vediamo cosa ci racconta Sabrina Grosso della discussione su Twitter fra donne saudite. […]

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