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El Salvador: le reazioni dei netizen alla visita di Obama

La visita del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama a El Salvador [22 marzo] ha suscitato nella popolazione sentimenti contrastanti. Mentre alcuni plaudono l'iniziativa e la giudicano con benevolenza, altri la considerano una sorta di “ingerenza imperialista” nei destini dei popoli del Centroamerica.

A questo proposito, nella blogosfera salvadoregna il dibattito si è fatto incandescente.

Il Presidente Barack Obama durante una conferenza stampa con il Presidente Mauricio Funes, El Salvador.

Il Presidente Barack Obama durante una conferenza stampa con il Presidente Mauricio Funes, El Salvador. Immagine di Rene Figueroa. Copyright di Demotix.

Carlos Molina, del quotidiano digitale Contrapunto [es, come tutti i link tranne ove diversamente segnalato], nel suo post “El Salvador: Nos visita Obama, Señor de la Guerra Global,” afferma che la visita è dettata dalla necessità di inquietanti accordi militari nella regione, abilmente celati dietro la lotta al narcotraffico, guardando con occhio critico l'intervento militare in Libia.

Perchè non possiamo parlare con dignità al genocida di potere che viene a casa nostra? Abbiamo paura, è evidente; ci tormenta la stessa paura che prova chi subisce il sequestro di un proprio caro, quella del ricatto: “Tu mi lasci costruire qualche base ed io non caccio tuo padre, tua sorella, tuo cugino…”

Sul blog Salvadoreños en el Mundo, Edgardo Quintanilla pubblica riflessioni molto simili in un post dal titolo “País intervenido—Sobre la visita de Obama a El Salvador,” criticando anche il ruolo ambiguo ricoperto dal partito di sinistra FMLN.

Ciò che ci guadagna il governo di Funes sono le maggiori prestazioni monetarie degli USA, che produrranno alti dividendi amministrativi ma, concretamente, ben poche opere da cui la popolazione salvadoregna potrà trarre beneficio. Funes e l'FMLN, dopo aver ricevuto “personalmente” il benestare di Obama, possono dormire sonni tranquilli.

Sul sito di opinioni Mediolleno, nel suo post “Libia, Japón y la visita de Obama a El Salvador,” Santiago Imberton dice di vedere, nella visita di Obama, un segnale di sostegno all'amministrazione del Presidente Mauricio Funes, nella sua decisione di allontanarsi dalle scelte politiche del Presidente venezuelano Hugo Chávez [it], pur essendo un governo di sinistra.

Ci si può attendere anche qualche beneficio importante per i nostri compatrioti che risiedono in quel Paese.  Si tratta soprattutto di trasmettere un messaggio tranquillizzante a tutti coloro che sognano un governo legato alla democrazia, a prescindere da quale partito politico vi sia a capo. La ricetta è chiara: gli Stati Uniti vedono di buon occhio un governo sorretto da standard democratici, apertura economica e welfare. Il Presidente Funes ha saputo plasmare il Paese in questa direzione, e ne sta raccogliendo i frutti; sarebbe bello poter mantenere questo status anche negli anni a venire.

Sul quotidiano digitale WebGuerrillero si mette a confronto l'entusiasmo generato dalla visita del Presidente statunitense negli ambienti governativi, imprenditoriali e mediatici, con l'indifferenza manifestata da quelli popolari, unendosi così al coro di critiche verso la politica attuata dai nordamericani contro Libia e Cuba.

Manifestazione di protesta durante la visita di Barack Obama.

Manifestazione di protesta durante la visita di Barack Obama. Immagine di Rene Figueroa. Copyright di Demotix.

Víctor, dal blog Alta Hora de la noche, nel suo post “De visitas a la tumba de Monseñor Romero” riflette sul falso valore simbolico dell'iniziativa del rappresentante di un Paese che, direttamente o indirettamente, si è reso partecipe dell'assassinio del sacerdote [Romero, it].

Monsignor Romero non si sente onorato dalla visita del cosiddetto “uomo più potente del mondo”; si sente onorato quando, durante una Messa commemorativa, una coppia di anziani provenienti da un angolo poverissimo di Morazán mi rispondono sorridendo che è valsa la pena di sopportare il male alle gambe per via della camminata e del lungo viaggio dalla loro casa poichè, alla fine, hanno potuto raggiungere la tomba del Monsignore, il loro Monsignore.

Juan José Martel (Jjmar), di Hunnapuh Comentarios, analizza i possibili motivi per i quali El Salvador sia stato eletto, tra tutti i paesi del Centroamerica, sede regionale nel viaggio di Obama. Secondo Juan José, si tratta di un'opportunità da non lasciarsi scappare.

C'è chi ancora non riesce a riprendersi dallo stupore. E’ difficile, per alcuni, concepire che un Presidente USA venga in visita nel Paese nel momento in cui vi è un governo di sinistra moderata che si definisce di unità nazionale. Altri vedono la sua venuta come l'arrivo di Babbo Natale, e fanno congetture su cosa porterà con sè e ciò che è necessario chiedergli. Alcuni sparuti rappresentanti dell'ultra-destra sosterrebbero che Obama venga a rimproverare Funes per il fallimento della sua politica di sicurezza, mentre altri dell'ultra-sinistra interpretano la sua venuta come la consegna di Funes all'imperialismo yankee.

Dagoberto Gutierrez, del neonato Movimento Democratico Partecipativo, orientato a sinistra, pubblica una lettera indirizzata al presidente Obama per spiegargli che la causa dei problemi socioeconomici da cui El Salvador è affetto è da rintracciarsi nelle politiche che l'amministrazione americana ha instaurato attraverso la manipolazione dei governi precedenti, operata dall'interno dal partito ARENA.

El Salvador, Signor Presidente, necessita e va cercando relazioni amichevoli e di reciproca convenienza con il Suo governo, sperando che ciò si traduca, per per gli uomini e le donne emigrati da El Salvador, in un trattamento onesto e giusto da parte del Suo governo, che corrisponda all'apporto dato all'economia e alla ricchezza degli Stati Uniti.

Anche Herman Di del blog Love & Politics, Tim di Tim's El Salvador Blog [en], Raquel di Ocurrente Irreverente e Katia V di ¡Qué Cosas No! hanno parlato della visita di Obama.

Twitter ha seguito costantemente la vicenda, e ne è scaturita una pioggia di commenti, alcuni ironici e altri seri, con gli hashtag #Obamasv, #visitaObama e #Obama. Claudia Granados (@clales) ha condiviso una caricatura, mentre Adri Escobar (@adriescobar1) ha fatto un re-tweet di immagini di @elsalvadorcom.

Mario Miguel Melendez (@SugaBearMelendz), sintetizza il suo pensiero scrivendo:

#Obamasv non è il Presidente del mio Paese, eppure ha già fatto risistemare vie, recuperato il centro storico e innalzato il livello di sicurezza. #Obamaparapresidente

Anche Carlos Alberto (@zafado72), con un tono simile, dice la sua:

Quest'uomo #ObamaSV dovrebbe venire a Messa tutte le domeniche, per far sì che El Salvador sia una città sicura ogni settimana. http://myloc.me/iKLXk

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