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Messico: in marcia contro la violenza o contro il Governo?

Mercoledi 6 aprile 2011 migliaia di messicani, in diverse città del territorio nazionale ma anche estere, come New York, Buenos Aires, Parigi e Madrid, si sono riversati nelle strade per radunarsi e marciare contro la violenza. Alcuni hanno chiesto le dimissioni del Presidente Felipe Calderón[it], poichè ritengono che la strategia da lui adottata nella lotta alla criminalità e al narcotraffico abbia aggravato lo spargimento di sangue, stando a quanto riportato dalla BBC [es, come tutti i link tranne ove diversamente segnalato].

L'omicidio del figlio del giornalista e poeta Javier Sicilia, avvenuto nello Stato di Morelos [it] alla fine di marzo di quest'anno, ha dato nuova linfa all'ondata di indignazione in Messico contro la violenza e ha dato origine alle marce appena descritte.

messicani durante la protesta contro la violenza nello Zócalo di Città del Messico. Alberto Millares, Copyright Demotix

Le reazioni dei cittadini non hanno tardato a fare la loro comparsa su vari blog. Víctor Hernández , dicendo la sua sul blog Michoacán en Resistencia, ha lodato le marce in quanto frutto dell'organizzazione cittadina e non di una campagna mediatica orchestrata da una qualsivoglia corrente politica:

Approvo la marcia contro la violenza che si terrà oggi in diversi Stati della Repubblica per il suo essere autenticamente cittadina. E’ stata convocata dallo scrittore Javier Sicilia, ma è stata la gente, principalmente della classe media, ad organizzarla e a promuoverla per mezzo dei social network e senza l'aiuto dei media.

Per la prima volta la classe media si organizza per chiedere con fermezza uno stop alla violenza senza essere chiamata a far parte di un gesto mediatico della destra. E’ stata la gente stessa ad agire.

Javier Hernández Alpízar, per il blog Zapateando2, ha ripreso parte della lettera aperta che Sicilia ha indirizzato ai governanti e ai criminali; documento, questo, che ha preceduto le mobilitazioni. Hernández Alpízar ha osservato che:

La lettera, che si sta trasformando in un documento che incarna l'indignazione di molti, dice in modo forte e chiaro ciò che ora anche molti cittadini sostengono: “Ne abbiamo abbastanza di voi politici –e quando dico politici, non mi riferisco a nessuno in particolare, bensì a buona parte di voi, incluso coloro che compongono i partiti–, perchè nelle vostre lotte per il potere avete lacerato il tessuto della nazione, perchè in mezzo a questa guerra mal progettata, mal fatta, mal diretta, di questa guerra che ha messo il Paese in stato di emergenza, siete stati incapaci –per via delle vostre meschinità, dei vostri scontri, del vostro miserabile complottare, della vostra lotta per il potere– di creare il consenso di cui la nazione ha bisogno per trovare quell'unità senza la quale questo Paese non avrà via d'uscita (…)”.

Il giornalista e blogger Jenaro Villamil ha riferito che sono state più di diecimila le persone che hanno marciato a Città del Messico. Secondo Villamil, il motivo della protesta è chiaro:

Poetiche e politicizzate, multiclasse e indignate, più di diecimila persone hanno marciato dal piazzale delle Belle Arti sino allo Zòcalo di Città del Messico per protestare contro gli effetti della guerra al narcotraffico; contemporaneamente, altri ottomila cittadini, guidati dal poeta e giornalista Javier Sicilia, hanno manifestato a Cuernavaca, l'epicentro di questa protesta simultanea, in seguito all'esecuzione di 7 giovani il 28 marzo scorso a Temixco, Morelos.

“¡Via Calderón! ¡Via Calderón!”, hanno urlato al loro passaggio i cittadini convocati nelle ultime 36 ore, riunitisi in un palco improvvisato di fronte al Palazzo Nazionale, nello Zócalo di Città del Messico. Slogan simili hanno echeggiato a Monterrey, Mérida, Guadalajara e in altre decine di città in cui si è levato l'urlo di protesta.

Messicani durante la protesta contro la violenza nello Zócalo di Città del Messico. Alberto Millares, Copyright Demotix

Inoltre, l'amministratore del blog México Sí ha posto interrogativi interessanti sul motivo per cui le suddette marce avvengono, rendendo nota la sua opinione secondo cui esse si svolgono contro la criminalità, non contro il governo, e si è posto delle domande sull'efficacia di queste mobilitazioni:

Perchè la marcia? Si sono accorti adesso dell'esistenza del crimine organizzato che esercita ai nostri danni una violenza stupida? E qual'è la soluzione? La società in strada intenta a far sapere di esser contro la violenza? Credo che tutto ciò sia inutile, la violenza si esercita attraverso sicari carenti di formazione sociale, il più delle volte individui senza titoli di studio, tossicodipendenti, alcolizzati, gente disumanizzata per la quale assassinare qualcuno equivale a ciò che è una vendita per un venditore. Gli assassini sono pagati dai loro capi, gente a cui interessa ancor meno la società, eccetto quando si tratta di sottrarci del denaro. Al momento della marcia, i sicari erano ubriachi o drogati, i loro capi felici per aver ottenuto l'effetto che desideravano, ovvero aver terrorizzato la popolazione. Se la gente è spaventata, sarà più facile sequestrarla ed estorcerle più denaro.

E così si conclude il commento del blogger, con un invito ai suoi lettori:

Non possiamo lasciare allo Stato la soluzione totale del problema sicurezza, dobbiamo sentirci coinvolti in prima persona e non aspettare che uccidano uno dei nostri figli per iniziare a protestare.

Queste sono solo alcune delle opinioni generate dalle marce simultanee del 6 aprile in Messico. Risulta evidente che non vi è unanime consenso sul perchè della marcia, sull'oggetto delle proteste e sul risultato che si otterrà. Tuttavia, è interessante sapere come il Paese affronterà questa situazione di insicurezza e di malcontento sociale in vista delle elezioni dell'anno prossimo; in quell'occasione si eleggerà un nuovo presidente, e la gente potrà decidere alle urne se confermare il partito al potere (di taglio conservatore) o se dare fiducia al candidato di qualche altra forza politica, nella speranza che la situazione migliori.

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