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Cuba: riflessioni e opinioni sulle riforme annunciate dopo il Congresso del Partito Comunista

Il sesto congresso del Partito Comunista di Cuba (PCC) [es, come tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato], tenutosi all'Avana dal 16 al 19 aprile, ha segnato un importante punto di svolta per il modello economico cubano, e per la società.

Come spiega la BBC [en], il Partito ha approvato delle misure che introducono limiti di mandato per i leader del partito e del governo, legalizzano la proprietà e la vendita della casa, e riformano i salari statali, che saranno in parte determinati dalla quantità e dalla qualità delle prestazioni lavorative.

El Capitolio

El Capitolio, Avana, di titoalfredo de Semana Santa (BY-NC-SA)

Mentre i media statunitensi ed europei sono propensi a vedere i cambiamenti come un importante passo verso l'economia di mercato, e le testate giornalistiche hanno proclamato “Havana frees up markets—with a caveat” [en] [L'Havana dà il via al libero mercato, ma c'è un cavillo] (The Miami Herald) e “Raúl Castro apuesta por reformar la economía y el Partido Comunista en el VI Congreso” [“Raúl Castro si impegna a riformare l'economia e il Partito Comunista al VI Congresso”] (El Pais), dal congresso è trapelato un impegno a rinforzare e a modernizzare il socialismo cubano, piuttosto che ad aprire il Paese al libero mercato.

Le reazioni dei blogger da Cuba e da altre parti del mondo sono state molteplici.

Deisy Francis Mexidor, autrice del blog Kimbombo que resbala, ha raccolto le opinioni di alcuni connazionali sulle proposte avanzate dal Congresso. Molti le hanno accolte con entusiasmo, seppur rimanendo diffidenti in quanto alla loro attuazione. Uno studente di giornalismo intervistato da Mexidor ha commentato:

[La] cuestión es cómo se logrará mantener el socialismo como proyecto sin caer en la economía de mercado.

La questione è come riuscire a portare avanti il progetto socialista, evitando di cadere nell'economia di mercato.

Un altro intervistato, dirigente di un'azienda statale, ha detto:

[D]ebemos ser capaces de lograr una mayor productividad, de bajar los gastos y hacer las cosas con mayor eficiencia, de lo contrario no se puede hablar de elevar salarios.

Dobbiamo metterci nelle condizioni di raggiungere una maggiore produttività, abbassare i costi di produzione, e fare le cose con più efficienza, altrimenti gli aumenti salariali sono fuori discussione.

Pedazos de la isla ha intervistato alcuni blogger e giornalisti noti per il loro atteggiamento critico nei confronti del governo, fra i quali c'è Laritza Diversent di Las leyes de Laritza. Diversent osserva che mentre alcuni Cubani hanno seguito assiduamente ed espresso varie opinioni sul congresso, molti hanno dimostrato un certo scetticismo dovuto al fatto che in passato non è stato fatto alcun progresso.

Desde mi punto de vista el Congreso fue totalmente intranscendente, porque una cosa es lo que hablen ahí, y otra cosa es la que se haga. […] No hay una restructuración del partido o una restructuración democrática.

Pero nada de esto tiene ningún tipo de importancia entre los ciudadanos dentro de Cuba. No tiene ninguna importancia como yo creo que tiene afuera de Cuba. Por supuesto, es porque muy pocos cubanos le interesa la política, o no la entienden, precisamente por estos “va y bienes” de que hoy deciden algo, mañana deciden otra cosa, y entonces vuelven a cambiar. Por toda esta inseguridad nosotros no le hacemos ningún tipo de caso a ese Congreso.

Dal mio punto di vista, il congresso è stato insignificante, perché una cosa è quello che dicono, e un'altra quello che fanno. Non c'è alcuna riforma del Partito, o della democrazia.

Ma nulla di tutto ciò ha alcuna importanza per i cittadini cubani, non tanta quanta ne ha al di fuori di Cuba. Certo, il motivo è che ben pochi cubani s'interessano di politica, o non la capiscono, precisamente a causa di questo “tira e molla” del governo, che oggi decide una cosa, e domani ne deciderà un'altra. A causa di questa incertezza, noi cubani abbiamo prestato poca attenzione a questo Congresso.

La proposta più radicale del Congresso è quella avanzata dallo stesso Raúl Castro, che vorrebbe porre un limite di due mandati di cinque anni per le cariche più alte dello Stato. Ha sottolineato il dovere da parte dei leader attuali di incoraggiare ed educare i giovani politici, il governo della prossima generazione, criticando l'incapacità del Partito di provvedere precedentemente alla questione. Nonostante questa retorica, il Partito ha eletto vice presidente l'ottantenne Jose Machado Ventura, ex segretario di partito e uno degli esponenti originali del Movimento 26 luglio, che ha occupato la poltrona lasciata vacante da Raúl quando prese la guida del paese nel 2008.

Cittadini cubani dalle più svariate tendenze politiche hanno espresso le loro critiche riguardo all'ironia di questa scelta. Il blogger Rogelio Díaz, autore di Bubusopía lamenta l'incapacità del governo di rimodernarsi, nonostante il consenso che sia questo l'unico modo in cui gli autori della rivoluzione possano costruire un'eredità politica sostenibile.

[Lo] más preocupante es que [el liderazgo] todavia está en manos de los mismos sujetos estancadores de todo lo bueno y dinámico y prometedor y renovador y revolucionario de etapas anteriores.

Ciò che maggiormente mi preoccupa è che il Paese sia ancora nelle mani degli stessi soggetti, ormai arenati, dai quali originarono i buoni, dinamici, promettenti e innovativi cambiamenti rivoluzionari di un'era passata.

Allo stesso modo, Claudia Cadelo di Octavo Cerco scrive che la realizzazione delle riforme economiche e politiche approvate dal Congresso potrà accadere solo in seguito al rinnovo della classe dirigente.

[Raúl] sabe, tiene que saberlo, que sus promesas sólo se cumplirán cuando él ya no esté en el Comité Central, cuando ya no sea el Primer Secretario de ningún partido, cuando verdaderamente una nueva ola de cargos públicos asuma los poderes.

[Raúl] non può che essere cosciente del fatto che le sue promesse potranno essere mantenute solo quando lui stesso non farà più parte del Comitato Centrale, quando non sarà più Primo Segretario di alcun partito, e dopo l'ascesa al potere di una classe dirigente veramente nuova.

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