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Marocco: i movimenti per la democrazia contro la repressione di Stato

Quando all'inizio di quest'anno un piccolo gruppo di attivisti marocchini lanciò una campagna su Facebook chiedendo alla gente di scendere in piazza il 20 febbraio 2011, nessuno avrebbe potuto prevedere che questo appello avrebbe dato il via a un movimento nazionale per il cambiamento. Tre mesi e una dozzina tra marce, sit-in e raduni dopo, la blogosfera marocchina si chiede che strada dovrebbe prendere ora il movimento, e quali nuove strategie adottare di fronte alla crescente repressione della polizia.
Per molti, il movimento è riuscito dove i partiti hanno fallito per molti decenni: nel dare nuova vita al sistema politico in Marocco e nel costringere la monarchia a concedere alcune riforme. Ma mentre il movimento promette di tenere alta la pressione sul regime chiamando ogni settimana a manifestazioni di protesta nonviolente in tutto il Paese, le autorità sembrano sempre più determinate a reprimere le proteste nelle strade, lanciando allo stesso tempo una campagna per screditare il movimento.

Proteste a Casablanca – Foto pubblicata su Flickr con licenza CC BY 2.0

 

Alcuni blogger suggeriscono al movimento “20 Febbraio” di prendere in considerazione un cambio di strategia. Altri avvertono che la strada della repressione scelta dal regime potrebbe portare, alla fine, a una radicalizzazione di un movimento di protesta che finora è stato attento a non attacccare frontalmente il regime.
Il blogger Mullionel crede che l'escalation di violenze della polizia potrebbe spingere verso il radicalismo i manifestanti, e portare a una situazione di cui le autorità potrebbero perdere il controllo.
Infatti scrive: [en, come tutti i link successivi, se non diversamente indicato]

C'è un pericolo crescente di scivolare per una brutta china, con l'attuale politica di repressione. Potrebbe rappresentare una scintilla casuale per radicalizzare la maggioranza di chi protesta, che per ora chiede riforme democratiche e non la fine del regime come in Libia e in Siria. I resoconti dell'ultima settimana hanno descritto poliziotti che prendevano a manganellate una donna con in braccio un bambino. Queste scene dimostrano come sia facile che le situazioni vadano fuori controllo e che una scena determinante e potente abbia luogo e sia immediatamente trasmessa a tutti, cosa che porterà a una maggior radicalizzazione e a un dissenso più ampio tra il pubblico. I recenti sviluppi in Paesi vicini hanno mostrato come una repressione più dura porti spesso a un'opposizione più grande, perché il muro della paura è andato in pezzi in tutta la regione.

Chana Nawfel è preoccupato dalla polarizzazione delle opinioni attorno al movimento per la democrazia, specialmente, dice, dopo la violenta repressione poliziesca delle proteste di domenica 29 maggio. Infatti scrive [fr]:

On parle de plus en plus de radicalisation de la rue après les effusions de sang du dimanche dernier. Ce n’est pas faux, mais la radicalisation est bipartite : Il y a une partie des manifestants qui souhaite désormais élever le seuil des revendications et commence à pointer du doigt la monarchie, mais il y a une autre radicalisation tout aussi grave : une partie des citoyens, non hostile au changement à la base, se radicalise en refusant désormais d’y contribuer, à cause de certains préjugés sur le mouvement du 20 février ou quelques un de ses membres. Les deux radicalisations se nourrissent l’une de l’autre : la surenchère des revendications irrite les conservateurs, et la sclérose des royalistes enrage les progressistes; et chacun campe dans son ghetto. Cela ne fait que fragiliser la cohésion sociale, indispensable à la création d’un contre-pouvoir, seul garant d’une réelle avancée démocratique.

Si parla sempre più di radicalizzazione della piazza dopo gli spargimenti di sangue di domenica scorsa. Non è falso, ma la radicalizzazione è bipartita. C'è una parte dei manifestanti che ormai desidera alzare l'asticella delle rivendicazioni e comincia a puntare il dito contro la monarchia, ma c'è un'altra radicalizzazione altrettanto grave: una parte dei cittadini, non ostile al cambiamento dal basso, si radicalizza, rifiutando ormai di contribuirvi, a causa di alcuni pregiudizi sul movimento “20 febbraio”, o su qualcuno dei suoi membri. Le due radicalizzazioni si nutrono l'una dell'altra: il gioco al rialzo sulle rivendicazioni irrita i conservatori, e l'immobilismo dei realisti fa infuriare i progressisti; e ognuno si barrica nel suo ghetto. Questo rende più fragile il legame sociale, indispensabile alla creazione di un contro-potere, unico garante di un vero progresso democratico.

Ahmed T.B. avverte che se l'approccio repressivo adottato dalla polizia marocchina continuerà, il peggio potrebbe ancora dover arrivare. Infatti scrive:

Più il governo usa la violenza per reprimere le manifestazioni, più la gente scenderà in strada per gridare la sua insoddisfazione. non siamo lontani dal giorno in cui i giovani dimostranti smetteranno di scappare, e invece stringeranno le loro dita alla gola di quei bruti in uniforme e dei loro comandanti calcolatori coi walkie-talkie. Le probabilità di una transizione pacifica sono esili. Temo che il peggio debba ancora venire.

Nadir Bouhmouch è un regista e attivista marocchino. Teme che l'atteggiamento repressivo dello Stato stia facendo precipitare il movimento “20 febbraio” in un monotono stallo. Crede che l'immagine proiettata dal movimento sia altrettanto importante del messaggio che vuole trasmettere. E scrive:

Di recente lo Stato ha moltiplicato gli sforzi per fermare le persone che protestano, utilizzando la violenza. Di conseguenza, la gente stessa ha iniziato ad avere un atteggiamento diverso, meno coerente e a volte più bellicoso. Questo cambio di atteggiamento è ben percettibile. L'appeal estetico dei dimostranti è stato pesantemente compromesso. Non si vedono più i circoli poetici e i flash mob, non si vede più un numero significativo di donne, si vedono a stento persino cartelli e bandiere! Una protesta senza nulla che ne indichi graficamente il messaggio è una protesta fallita. L'appeal estetico di una protesta è quello che la rende attraente per i media. La rivoluzione in Egitto, ad esempio, ha fornito alle macchine fotografiche di tutto il mondo immagini spettacolari delle differenze nella folla, cartelli creativi e innumerevoli bandiere. Aveva un appeal.

Nadir prosegue suggerendo qualche passo che, dice, potrebbe aggiungere un po'di colore al movimento:

1. Le donne devono essere incoraggiate a partecipare.
2. Portare cartelli o bandiere.
3. Creare un'opera d'arte; cantare, ballare, scrivere, filmare o dipingere per il movimento.
4. Tenere un festival cinematografico indipendente.
5. Organizzare una mostra d'arte.

Younes Benmoumen, scrivendo su Capdéma [fr] condivide le proprie paure a proposito della crisi in cui, ritiene, la società marocchina è ormai coinvolta. Scrive:

J’ai peur de ce peuple que notre gouvernement est en train de nous forger. Il est fait de trop de serveurs, de femmes de chambres et de désœuvrés débrouillards. Voila pour leurs conditions économiques. Il est fait de trop de soumis et de trop de révoltés. Voila pour leurs conditions politiques. Ces deux ensembles préparent un avenir inquiétant. Ce n’est pas là une société pacifiée que je vois, mais un ensemble décousu, où une part que l’on voudra toujours majoritaire, sera satisfaite par peur du pire, et l’autre révoltée parce que le vivant.

Ho paura di questo popolo che il nostro governo sta creando per noi. È fatto di troppi camerieri, di troppe domestiche e disoccupati nullafacenti. Questo, per quanto riguarda le loro condizioni economiche. E troppi sottomessi, e troppi ribelli. Questo, per quanto riguarda le loro condizioni politiche. Questi due gruppi stanno costruendo un futuro inquietante. Quella che vedo non è una società pacificata, ma un insieme slegato, in cui una parte, che vorremmo sempre maggioritaria, sarà soddisfatta per paura del peggio, e l'altra in rivolta perché lo vive.

Younes prosegue dicendo:

A ces inconscients qui ordonnent la matraque : vous transformez le besoin de réformes en envie de révolution. Les humiliations peuvent être ravalées, mais point trop n’en faut. Elles se vomissent aussi.

A questi incoscienti che ordinano le manganellate: voi trasformate il bisogno di riforme in voglia di rivoluzione. Le umiliazioni possono essere trangugiate, ma non possono essere troppe. Perché possono anche essere vomitate.

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