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Siria: sequestrata la blogger ‘Gay Girl in Damascus’

La fama di Amina Arraf è cresciuta rapidamente. Nel suo blog [en, come tutti i link del post], in cui scrive con lo pseudonimo di Amina Abdullah, si occupa di politica, della recente sollevazione e dell'essere lesbica in Siria. In queste ultime settimane le parole della giovane, che possiede la doppia cittadinanza siriana e americana, hanno mostrato con efficacia la realtà del Paese.

Ieri, sul suo blog è comparso un post che avvertiva del suo rapimento da parte delle autorità siriane. La cugina Rania O. Ismail scrive:

Intorno alle 6 di questa mattina, a Damasco, Amina si trovava nei pressi della stazione degli autobus di Abbasiyyin, vicino a via Fares al Khouri. Era lì insieme a un'amica per incontrare una persona del Comitato locale di coordinamento.

Amina Arraf

Amina Arraf


Amina aveva detto alla ragazza che sarebbe andata lei per prima, e si sono separate. A quanto pare aveva riconosciuto la persona che doveva incontrare, ma proprio in quel momento è stata raggiunta e portata via da tre uomini sulla ventina, mentre l'amica si trovava ancora nelle vicinanze. Secondo quest'ultima (che preferisce restare anonima) i giovani erano armati, e uno è stato colpito da Amina, che le ha gridato di andare a cercare il padre.

Uno dei tre ha messo una mano sulla bocca di Amina, per poi spingerla in una Dacia Logan rossa che aveva sul finestrino un adesivo di Basel Assad [il fratello defunto del presidente Bashar, ndT]. La testimone non è riuscita a prendere il numero di targa e si è immediatamente recata dal padre di Amina.

Si presume che gli uomini siano membri di uno dei servizi di sicurezza delle milizie del partito Baath. Non sappiamo dove si trovi Amina, se in prigione o trattenuta altrove in città.

Poche ore dopo, la cugina di Amina ha pubblicato un aggiornamento:

Ho parlato al telefono con entrambi i genitori, l'unica cosa di cui siamo certi è che è scomparsa. Il padre sta disperatamente cercando di capire dove sia e chi l'abbia rapita.

Purtroppo, in Siria ci sono almeno 18 corpi di polizia, insieme a diverse bande e milizie affiliate al partito. Non siamo a conoscenza di chi l'abbia portata via, perciò non sappiamo a chi rivolgerci. Potrebbe essere stata espulsa a forza.

Altre persone della famiglia sono state arrestate in passato, e in base alla loro esperienza riteniamo probabile che Amina verrà rilasciata relativamente presto. Se avessero voluto ucciderla l'avrebbero già fatto.

Questo è quello per cui tutti noi stiamo pregando.

Solo poche settimane fa, The Guardian aveva dedicato un articolo alla scalata al successo di Amina, che veniva definita “un'improbabile eroina della rivolta in un Paese conservatore”.

Su Twitter, tramite la hashtag #FreeAmina, gli amici e i lettori della ragazza si sono mobilitati in suo favore, mentre su Facebook è stata creata la pagina Free Amina Abdalla | Syrian Blogger, in cui si esortano i sostenitori a contattare giornalisti, personaggi pubblici e l'ambasciata americana del proprio Paese per chiederne il rilascio.

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