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Pakistan: giustizia per Saleem Shahzad

Oltre un mese dopo il rapimento e l'uccisione del giornalista pakistano Syed Saleem Shahzad [en, come tutti i link tranne ove diversamente segnalato], responsabile dell'ufficio locale di Asia Online, il comitato giudiziario istituito per indagare sul delitto continua a lamentarsi per l'evidente mancanza di assistenza nele indagini.

Sono molti a sospettare che dietro il rapimento di Shahzad ci siano i servizi segreti, possibilità da lui stesso ventilata più volte con i suoi colleghi. Ali Dayan, direttore di Human Rights Watch (HRW) nel Pakistan, è stato il primo ad accennare un possibile coinvolgimento dell'Agenzia d'intelligence Inter-Services (ISI), via Twitter:

@AliDayan: Il giornalista Saleem Shahzad temeva il di essere rapito per mano dell’#ISI. E ha lasciato una testimonianza presso #HRW per questa eventualità. #FreeSaleemShahzad

La gente sostiene i cartelloni richiedendo l'investigazione sull'omicidio di Saleem Shahzad. Foto di Rajput Yasir, copyright Demotix (01/07/2011).)

Foto di Rajput Yasir, copyright Demotix (01/07/2011).)

In un rapporto pubblicato poche ore prima della scoperta del corpo di Shahzad, Omar Warraich analizza la possibilità del coinvolgimento dell'ISI. Il comunicato rilasciato da HRW è stato appoggiato anche da Hameed Haroon, presidente della Società Generale dei Giornali Pakistani (APNS, nell'acronimo inglese).

Dalla scoperta del corpo martoriato di Shahzad, seguito da un'affrettata sepoltura da parte dalla polizia senza neanche informarne la famiglia, giornalisti e avvocati dei diritti umani sono stati espliciti nell'accusare l'ISI dell'omicidio. La risposta dall'agenzia d'intelligence viene ampiamente ritenuta deludente e insoddisfacente.

In risposta alla reazione dell'ISI sull'omicidio di Shahzad, il blog di Sana Saleem segnala casi simili avvenuti in passato:

Mi sembra assai strano che il coinvolgimento dell'ISI in casi di tortura e minacce telefoniche ai giornalisti siano ritenuti semplici incidenti. Sembra essere piuttosto la norma, anche se la tortura inevitabilmente finisce con la morte e con un'affrettata sepoltura. È un peccato porre simili domande quando sappiamo che la tortura ai danni di Shahzad, che lo ha portato alla morte, non è un caso isolato. Giornalisti come Wali Khan Babar, Zaman Ali e Hayat Ullah Khan sono stati uccisi mentre svolgevano le proprie attività.

Le dichiarazioni emesse dall'ISI riflettono il rapporto esistente tra le nostre agenzie d'intelligence e il popolo. Si parte negando qualsiasi coinvolgimento, poi si dimostra simpatia per il dolore della famiglia e si finisce con un tono ormai ben noto: quello difensivo.

Scrivendo sui pericoli concreti che devono affrontare i giornalisti, Kalsoom Lakhani condivide una storia personale:

Mia sorella è una giornalista. Spesso mi ha fatto notare che la reazione istintiva e umana di fronte a un disastro, un attaco o una bomba, è quella di scappare. I giornalisti invece vanno contro il proprio istinto. Corrono verso il caos, anteponendo la storia alle proprie vite. È grazie al loro coraggio e compromesso che spesso i cittadini possono essere più informati nella conversazione e avere il quadro giusto per porsi le domande corrette. La morte di Saleem Shahzad è stata un'enorme perdita per la comunità dei giornalisti, che andranno avanti a riportare le persecuzioni e la violenza, a dispetto della censura esistente. È stata una perdita enorme per tutti noi. RIP.

Il blogger Kala Kawa sottoscrive una critica categorica:

Dal 2 Maggio, i nostri signori e padroni militari sono messi in svantaggio. La indignazione è stata la loro risposta. In quale altro modo spiegare l'arroganza del Capo della Marina Militare, Nauman Bashir, nell'informarci che lo spudorato attaco sul PNS Mehran non è stato un “fallimento della sicurezza”?

L'ethos radicato nel nostro alto comando per la sicurezza non è quello di “proteggere il popolo”, ma quello di “puoi farla franca con qualsiasi cosa”. E se per farla franca bisogna uccidere i cittadini che hai giurato di proteggere, così sia. Ci sono poche cose più ripulsive di questa..

Una recente dichiarazione dell'Ammiraglio Mike Mullen suggerisce che  il Governo abbia consentito l'omicidio di Shahzad, però rimane sul vago quando si tratta di fornirne le prove o di chiarire la questione del coinvolgimento dell'ISI. Ali Dayan di HRW, ha incoraggiato il Governo statunitense a  fornire maggiori informazioni. Tuttavia, le autorità pakistane hanno rigettato ogni accusa.

@AliDayan: #SaleemShahzad era un padre, un marito & un giornalista; il Governo statunitense dovrebbe rendere pubblica qualsiasi prova che possa aiutare a individuarne gli assassini, sostiene @HRW.

Alla luce dei recenti eventi e delle preoccupazioni esplicitate dalla commisione giudiziaria, l'inchiesta dell'uccisione di Saleem Shahzad sembra di trovarsi in un limbo. A meno che non emergano prove concrete  e assistenza nelle indagini, è probabile che la giustizia per la famiglia di Shahzad arriverà inevitabilmente in ritardo.

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