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Cuba: celebrato il primo “matrimonio gay”

L'invito di nozze pubblicato dalla nota blogger cubana Yoani Sanchez l'11 agosto [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato] era poco convenzionale come il matrimonio stesso:

Il matrimonio di Wendy e Ignacio si terrà questo sabato 13 agosto, alle ore 15, presso il Palazzo dei matrimoni nel quartiere di Vibora, in via Maia Rodríguez e Patrocinio, telefono +537-640-7004.

Chiunque abbia voglia di partecipare è il benvenuto: amici, conoscenti, vicini curiosi, adepti della stigmatizzazione e della discriminazione di ogni genere, paparazzi professionisti e fotografi amatoriali, blogger, giornalisti indipendenti, impiegati della Cenesex – compresa Mariela Castro – stampa straniera e locale, omosessuali, gay, lesbiche, transessuali ed eterosessuali. Le porte sono aperte anche a tutti coloro che credono sia arrivato il momento che Cuba si apra alla modernità e che la modernità si apra a Cuba.

All fine, contro tutte le aspettative, è successo: un omosessuale, Ignacio Estrada, e un transessuale, Wendy Iriepa, si sono sposati. A Cuba. Nello stesso giorno in cui Fidel Castro festeggiava i suoi 85 anni. Come spiega l’Havana Times, è stato un evento di portata storica:

A Cuba il matrimonio tra omosessuali non è autorizzato, ma in questo caso la sposa, un transessuale, è anagraficamente donna.

La cerimonia si è svolta senza ostacoli e in maniera del tutto legale. Come si legge ancora sull’Havana Times:

Wendy si è operata per cambiare sesso quattro anni fa con l'aiuto del Cenesex, il Centro di educazione sessuale diretto dalla figlia del presidente Raul Castro, Mariela Castro, avvocatessa che difende i diritti LGBT.

Il Cenesex sta cercando di convincere il Parlamento cubano a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso stesso.

Man mano che il matrimonio si avvicinava, online cresceva l'eccitazione. L'11 agosto, il blogger Orlando Luis Pardo Lazo ha postato questo messaggio:

Il sostegno del popolo cubano sta crescendo…
Un mare di gente mi ha detto che andrà al matrimonio…
A nessuno importa di avere o meno un invito ufficiale…
Tutta Havana si riverserà nel Palazzo dei matrimoni… Sarà una gay-revolution!
All you need is love!

Leggendo i tweet [es] che Yoani Sanchez ha postato il giorno del matrimonio e che descrivono la scena [es] in Plaza de la Revolucion, sembra davvero che questo “mare di gente” si sia riversato in piazza per assistere alle nozze. A confermarlo è anche l’Havana Times con alcune foto.

Allo stesso tempo, il fatto che la Sanchez e suo marito, Reinaldo Escobar, siano stati i testimoni di nozze della coppia ha spinto alcuni blogger a spostare l'attenzione sulle motivazioni che si celerebbero dietro la popolarità del matrimonio. Come si legge sul blog Cuban Triangle:

Yoani Sanchez era testimone di nozze, erano presenti alcune Damas de Blanco e, secondo alcune fonti, anche qualche diplomatico statunitense.

Tutto questo, aggiunto al fatto che l'amministrazione Obama ha deciso di destinare parte dei fondi destinati alla democrazia a Cuba alla comunità gay, ha spinto Mariela Castro a dichiarare che il matrimonio in questione si è trasformato in un vero e proprio spettacolo statunitense o che comunque è stato organizzato a questo fine.

È legittimo porsi il problema ed è giusto riconoscere che se il governo Usa ha pagato la macchina, il vestito, l'acconciatura, le unghie, lo smoking, le bevande, l'arrosto di maiale e tutto il resto, allora è stato speso più che per l'operazione Alan Gross, che è costata più di 600.000$, ha fatto finire in prigione un uomo e ha fornito al ministero dell'Interno molto materiale interessante. Algo es algo (meglio di niente).

Lo stesso blog sottolinea inoltre che:

Lo scrittore cubano Zoé Valdés, che vive a Parigi, ha interpretato l'intero evento come uno spettacolo creato per distrarre il pubblico dall'abuso dei diritti umani da parte del governo cubano, definendolo [es] “pura propaganda del Raulismo e del Cenesex”.
Zoé Valdés ha inoltre postato una foto della coppia [es] nella loro decapottabile nel bel mezzo della piazza e si è domandato dove fosse lo dispiegamento di forze dell'ordine descritto da Yoani Sanchez.

Il giorno dopo l'evento, Yoani Sanchez ha pubblicato un post in cui ha spiegato la sua decisione di fare la testimone di nozze e ha poi ricordato Cusio, un suo amico d'infanzia gay al quale deve la sua “predisposizione a considerare che sia una cosa normale che due uomini decidano di amarsi o che due donne vogliano vivere come una coppia”:

Cusio mi è venuto in mente quando ho accettato l'inusuale, irriverente e sorprendente proposta di fare la testimone di nozze al primo matrimonio a Cuba tra un transessuale e un omosessuale.

Wendy e Ignacio [es] – la coppia della quale ho avuto il piacere di essere testimone di nozze – sono testimoni della stessa sofferenza che ho visto nella vita di Cusio. Avere partecipato come damigella d'onore a questa unione tra una donna che una volta aveva il nome di un uomo e un giovane uomo malato di HIV, vittime entrambi di omofobia e intolleranza politica, è stato il mio modo personale di onorare quel ragazzo, Cusio, che mi ha insegnato a rispettare le differenze.

Il post della Sanchez continua descrivendo l'incarcerazione di Ignacio “quand'era molto giovane, per aver distribuito delle copie della Dichiarazione dei diritti dell'uomo” e le angherie apparentemente subite da Wendy al Cenesex, prima di riconoscere che si trattava di una tappa necessaria nella vita del paese:

Prima di lasciare il Cenesex, Wendy Iriepa ha raggiunto grazie alla chirurgia l'armonia tra il suo corpo e il suo spirito. Lei ha anche realizzato il sogno di tanti transessuali cubani: avere il nome di una donna sulla carta d'identità.

La coppia è stata fagocitata dalla burocrazia, in un paese dove il matrimonio omosessuale non è autorizzato. Ma non riconoscere ufficialmente la loro relazione sarebbe andato contro la stessa Mariela Castro, che aveva dato l'ordine di fare a Wendy la nuova carta di identità. Anche se l'Assemblea nazionale non ha ancora approvato – e neppure discusso – la legalizzazione del matrimonio tra omosessuali, Wendy e Ignacio sono riusciti a superare gli ostacoli della burocrazia.

A me non restava che sostenerli nella loro decisione, vederli rinnovare la sfida di fronte a ogni nuovo ostacolo, ammirare i loro sorrisi radiosi e accettare il fatto che fossero già una coppia. Alla fine sono riusciti a superare tutte le prove, gli sfottò, la pressione esercitata dalla polizia politica che vedeva in questo matrimonio una provocazione, il disagio di Mariela Castro, la cui assenza al Palazzo dei matrimoni esprimeva disapprovazione*. La celebrazione del matrimonio è stata possibile grazie alla forza del loro amore, che gli ha permesso di ignorare le critiche omofobiche, gli insulti, i discorsi ufficiali pieni di testosterone e l'aggressività dei provocatori a ogni angolo.

*Il blog The Cuban Triangle scrive che “Mariela Castro si è tuttavia congratulata con la coppia per le nozze”.

Se si tralasciano le motivazioni politiche percepite, ciò che è capitato sabato 13 agosto è stato un primato per Cuba, una tappa decisiva che il blog Generation Y si augura “abbia dato vita a un importante precedente che ha dato una lezione a tutti noi, scuotendoci e dandoci energia… e che un pomeriggio, un corto pomeriggio, abbia fatto rientrare il nostro paese nel terzo millennio, nella desiderata modernità”.

La foto pubblicata in questo post “Gay Pride Flag” è ripresa dall'album pubblicato su Flickr da sigmaration

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