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Bolivia: la polizia reprime le proteste indigene in difesa del TIPNIS

È passato più di un mese [it] da quando i rappresentanti dei popoli nativi che abitano il Territorio Indigeno e Parco Nazionale di Isiboro Sécure (TIPNIS, es, come tutti i link che seguono tranne ove diversamente indicato) hanno dato inizio a una marcia di protesta lunga 500 km con l'intento di raggiungere la sede del Governo a La Paz ed esprimere in questo modo la loro ferma opposizione al progetto per la costruzione di un'autostrada che attraverserebbe le loro terre [it].

Per diversi giorni, il corteo di manifestanti è rimasto bloccato nei pressi della cittadina di Yucumo (nel dipartimento del Beni [it]) a causa di uno sbarramento stradale [en] messo in atto da gruppo di coloni filo-governativi che chiedevano a gran voce l'interruzione della protesta e la ripresa del dialogo tra i dimostranti e il governo di Evo Morales.

L'intervento delle forze dell'ordine

La marcia in difesa del TIPNIS

La marcia in difesa del TIPNIS. Foto di Fernando Miranda, copyright Demotix (26/09/11).

Il blocco è stato ulteriormente rafforzato dagli agenti di polizia, nel tentativo, a loro dire, di scongiurare eventuali scontri tra i partecipanti alla marcia e la fazione opposta. La situazione di stallo che si è venuta a creare ha inoltre impedito l'arrivo e la distribuzione dei rifornimenti di cibo, acqua e medicinali donati ai dimostranti da migliaia di residenti nelle città. Si è assistito a un crescendo della tensione tra i diversi schieramenti e a un certo punto è diventata percepibile l'imminenza dell'intervento delle forze di sicurezza.

Secondo quanto riferito dai media, erano da poco trascorse le 17 ora locale del 25 settembre 2011, quando i manifestanti, intenti a consumare un pasto, sono stati colti di sorpresa da un contingente di 500 agenti in divisa che ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni con l'obiettivo di disperderli e costringerli a salire sugli autobus. Nel live-blog curato dalla Fundación Tierra (Fondazione Terra) sono state pubblicate le prime reazioni riportate dai loro corrispondenti presenti in loco:

17:18 GASIFICACIÓN. En este momento comenzó la gasificación policial a los indígenas en el campamento en el que se encuentran desde ayer.

17:25 RUMBO A LA PAZ. Se informa que en este momento la policía obliga a subir a las mujeres y niños indígenas en camionetas rumbo hacia Yucumo.

17:28 DESESPERACIÓN. En medio de la desesperación los niños lloran y las madres buscan no separarse de sus hijos mientras los efectivos policiales antimotines ingresan en el campamento indígena para desalojará a los marchistas y obligarlos a subir a camionetas que llegan desde San Borja.

[…]

17:49 ESTAMOS EN EL LUGAR. Hacemos todo lo posible para actualizar con toda la información posible pero como comprenederán no es una tarea facil y las comunicaciones son intermitentes.

17:18 LANCIO DI GAS LACRIMOGENI: in questo momento la polizia ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni contro i [manifestanti] nativi nell'accampamento in cui si trovano da ieri

17:25 DESTINAZIONE: LA PAZ. Vi informiamo che la polizia sta obbligando donne e bambini indigeni a salire su dei furgoni con destinazione Yucumo.

17:28 DISPERAZIONE. In preda alla disperazione, i bambini piangono e le madri cercano di non farsi separare dai propri figli, mentre gli agenti delle squadre antisommossa entrano nell'accampamento per far sgomberare i partecipanti alla marcia e forzarli a salire sui furgoni che arrivano da San Borja.
[…]

17:49 SIAMO SUL POSTO. Faremo il possibile per inviare aggiornamenti della situazione e trasmettere tutte le informazioni disponibili ma, come potete capire, non è un compito facile e le comunicazioni sono intermittenti.

Istanti dopo l'inizio della repressione da parte delle forze di polizia, i media presenti sul posto hanno cominciato a trasmettere le informazioni su quanto stava accadendo anche se si sono registrati casi di confische delle telecamere e dei telefoni cellulari dei giornalisti da parte degli agenti. Notizie contrastanti riguardano invece il numero di vittime: l'emittente televisiva Red Uno ha riferito della morte di un bimbo di 3 mesi, soffocato dai fumi dei gas lacrimogeni lanciati dalla polizia.

Il collettivo radiofonico Erbol ha riportato che almeno 45 persone sono dovute ricorrere alle cure dei vicini ospedali mentre il Direttore dell'ospedale di San Borja [it], Javier Jiménez, ha dichiarato che gli agenti di polizia hanno ammanettato i medici per impedire loro di prestare soccorso ai dimostranti nativi feriti durante gli scontri.

Il blog TIPNIS Resiste ha pubblicato la testimonianza personale di Esther Argollo, rappresentante dei manifestanti indigeni, che è stata testimone del blitz della polizia e ha dichiarato:

Había una mujer que estaba con tres bebés, llorando en el camino y estaba entregando sus pequeños y a mí me dijo por favor mi bebé, mi bebé y yo le tuve que socorrer a un niño de tres años que estaba llorando y que rostro estaba lastimado de repente por una caída que ha tenido. Escapamos al monte porque los policías estaban tirando gases por todos lados, no han respetado a nadie, han rodeado el campamento, han tirado las cosas, han agredido a las personas, hay gente que ha sido golpeada.

… Había muchos niños perdidos, las mamás estaban buscando a sus hijos, no se sabe cuántas personas están todavía en el monte porque han corrido, estaban de miedo. Han corrido peladitos, sin nada. […] Todos están dolidos hay mamás que han perdido a sus bebés no se sabe dónde están, hay niños desaparecidos, está oscuro, no se sabe más de la gente, están perdidos, regados por todos lados.

Per strada c'era una donna con tre bambini piccoli che stava piangendo. Voleva affidarmi i suoi figli e mi ha detto, per favore il mio bambino, il mio bambino. Così ho dovuto soccorrere un bambino di 3 anni in lacrime che si era ferito al volto forse a causa di una caduta. Siamo scappati su un'altura perché la polizia stava lanciando gas lacrimogeni ovunque. Non hanno dimostrato rispetto per nessuno, hanno circondato l'accampamento, hanno lanciato gli oggetti e aggredito la gente. Alcune persone sono state malmenate.

… Molti bambini si erano smarriti, le madri stavano cercando i loro figli, non si sa quanta gente è ancora dispersa sulle alture, sono tutti scappati correndo per la paura. Sono corsi via senza vestiti addosso, senza nulla […] Tutti sono addolorati e sofferenti, ci sono madri che hanno perso il loro figli e non sanno dove sono, ci sono bambini scomparsi, si è fatto buio, non si hanno notizie della gente, si sono smarriti, sono dispersi non si sa dove.

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