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Corte Penale Internazionale, cercasi sostituto di Moreno Ocampo

Il mandato di Luis Moreno Ocampo [it], procuratore capo della Corte Penale Internazionale (CPI) [it], sta giungendo a termine. Le elezioni dei giudici sono previste per la decima sessione dell'Assemblea degli stati membri, che si terrà nei quartieri generali delle Nazioni Unite dal 12 al 21 dicembre 2011.

Chi potrebbe rimpiazzare Luis Moreno Ocampo come procuratore capo della CPI? Al presente, la favorita è la ghanese Fatou Bensouda [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato], attuale procuratore aggiunto.

Gli altri candidati sono:

L'inglese Andrew Cayley, co-procuratore del Tribunale Speciale della Cambogia; Mohamed Chande Othman, giudice capo della Corte suprema di Tanzania; e il canadese Robert Petit, consigliere sui crimini di guerra al Ministero della Giustizia canadese.

Tribunale Speciale della Cambogia il 20 luglio 2009, durante la testimonianza di Him Huy, ex-guardia carceraria dei Khmer Rossi. Per la cortesia del Tribubale Speciale della Cambogia.

Tribunale Speciale della Cambogia il 20 luglio 2009, durante la testimonianza di Him Huy, ex-guardia carceraria dei Khmer Rossi. Per la cortesia del Tribubale Speciale della Cambogia.

Il giornalista e commentatore giuridico della BBC Joshua Rozenberg scrive, rispondendo a una domanda dell'autore di questo post:

@JoshuaRozenberg@efleischer Chiunque di questi quattro sarebbe migliore. Ora che ci penso, chiunque lo sarebbe.

Di idea quasi contraria a Rozenberg è la stessa Bensouda. Che, in un'intervista a The Global Observatory, insiste sul fatto che la corte deve poter svolgere il suo ruolo:

Penso che una delle maggiori ragioni per non emendare o cambiare qualcosa, è che la corte dovrebbe avere la possibilità di portare a termine almeno un intero ciclo, per provare e sottoporre a test tutte le parti dello statuto che ne regola il funzionamento, prima di emendarlo.

Per quanto riguarda la comunità online che si interessa della Corte Penale Internazionale, Jesse Loncraine di IJ Central, un'organizzazione attivista creata da Skylight Picturesha scritto che:

Se Bensouda sarà la sostituta, aspettatevi un approccio incentrato sulle vittime.

L'idea di quest'approccio incentrato sulla vittima appare evidente nell'intervista con The Global Observatory citata precedentemente:

Bisognerebbe inoltre notare che la CPI è la prima istanza internazionale che prende in considerazione anche la partecipazione della vittima. Ciò è largamente dovuto alle esperienze passate con i tribunali ad-hoc, e a come le vittime vi si sentivano inermi per il fatto di essere degli attori passivi, usate come testimoni ma abbandonate nel momento di partecipare, di esprimere il loro punto di vista e le loro preoccupazioni, di cercare un risarcimento, poiché nulla di tutto ciò accadeva. Ed è quanto sta invece succedendo alla CPI. Posso fare l'esempio dei processi che si sono svolti fino ad ora, e il modo in cui le vittime hanno avuto un ruolo di soggetti attivi.

[…]

Certo, non è compito dell'ufficio del procuratore di occuparsi dei risarcimenti. &#200 compito dei giudici, che decideranno come meglio credono, e da lì avrà inizio il fondo fiduciario per le vittime. Ma ciò che abbiamo fatto a livello dell'Ufficio del procuratore è connettere delle situazioni che si possono aiutare reciprocamente.

Global Voices ha già parlato del tentativo di portare il Primo Ministro tailandese nato in Gran Bretagna davanti alla Corte Penale Internazionale; delle organizzazioni keniane che mostravano il loro supporto alla CPI (o che scrivevano messaggi con dei voti per salvare un sospetto); della blogosfera sudanese che reagiva al mandato di arresto contro Omar Al Bashir (anche qui); dei blogger africani che reagivano all'arresto di Karadžić, al processo di Charles Taylor alla CPI e di altro ancora.

Uno dei problemi delle istituzioni universali è riuscire a costruire un discorso globale che le riguardi; facendo un passo indietro e rispondendo a chi gli chiedeva cosa ne pensasse della corte, Ahron Young, il direttore dell'ufficio di Melbourne di Sky News, ha scritto:

Sono d'accordo col fatto che le persone nei paesi corrotti debbano fare qualcosa, e la CPI da la speranza che qualcosa possa essere fatto.

Jahanzaib Haque, editore web per The Express Tribune, scrive:

Non ho una grande opinione della CPI, ma credo in una giustizia senza frontiere, e la CPI è un passo necessario (per quanto difettoso) nella giusta direzione verso un'esistenza unificata e cosmopolita per tutti.

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