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Crisi economica: che fine farà l'Eurozona?

Gli economisti stanno avendo un bel da fare nel prevedere  gli esiti dei salvataggi attuati in diversi Paesi europei e nell'analizzare le conseguenze dell'attuale crisi finanziaria. Se le opinioni “ufficiali” sono diverse e molteplici, le reazioni online abbondano nel tentativo di comprendere quale futuro attende l'Eurozona.

Che fine farà l'economia? Questa domanda è stata posta a Maria Karchilaki, una giornalista greca, corrispondente estera per MEGA TV, che ha risposto:

@karhilam: @efleischer Non saprei, davvero. Non sono ottimista, comunque. Questo è un Katrina economico e noi siamo ancora nel bel mezzo dell'uragano.

Una moneta da un euro. Foto di Civitas (CC BY-NC-SA 2.0)

Nessuna tra le più grandi banche [en, come i link successivi tranne ove diversamente specificato] della regione ha superato lo stress test. La BNP Paribas ha ridotto la sua esposizione verso Italia e Grecia, così come ha fatto anche RBS, anche se apparentemente presenta buoni livelli di liquidità. Dexia, Commerzbank, Credit Agricole e HSBC stanno cercando a loro volta di ridurre i rischi di esposizione.

La Francia sta pensando di tagliare il suo deficit di bilancio del 20%, in Irlanda si parla di tagli per  12.4 miliardi e i tassi di interesse della BCE (Banca Centrale Europea) sono stati fissati all'1.25%.

Dal punto di vista micro, le persone non mostrano affatto segni di comprensione. Ad esempio, un camionista greco in pensione ha detto al The New York Times:

[I am] impressed that the people have not yet stormed into Parliament and burned the politicians alive — like a souvlaki [type of kebab].

Non capisco perchè i cittadini non hanno ancora invaso il Parlamento e bruciato vivi i politici come un souvlaki [un tipo di kebab]

Molti giornalisti e utenti di Twitter  hanno tentato di rispondere alla domanda “Dove andrà l'economia nei prossimi due mesi?” prima che Papandreu, il primo Ministro greco, e Berlusconi, il primo Ministro italiano, lasciassero i loro incarichi.

Efthimia Efthimiou, giornalista greco, scrive:

@EfiEfthimiou: @efleischer …difficile da dire in questo momento. La situazione cambia di ora in ora…

Yannis Koutsomitis, un altro giornalista, dice:

@YanniKouts @efleischer C'è un'alta possibilità che la logica politica prevalga in Italia e in Grecia nei prossimi giorni. Questo potrebbe calmare i mercati per un po’. Se il caos politico non si arresta in questi due Paesi, sono alte le possibilità che la crisi dell'Eurozona peggiori in maniera imprevedibile.

In questo momento le conseguenze della crisi potrebbero prendere questa piega: John Reed del The Financial Times scrive che il produttore italiano di pneumatici Pirelli ha “redatto un piano di contingentamento che prevede la riduzione del 10% delle vendite di auto e del 20% di quelle dei tir a livello globale. Questo rappresenterebbe una riduzione grande tanto quanto quella a cui si è assistito dopo il collasso della Lehman Brothers'”. (L'autore chiarisce che si tratta di una situazione che si verificherebbe nel peggiore dei casi)

[Molto importante è in questo quadro] un cablogramma di Wikileaks scritto nel 2010, che mette in evidenza la preparazione di un “Capitolo 11 nell'Eurozona”.

Douglas Fraser sulla BBC si interroga sulle conseguenze di un'eventuale catena di default:

Se la Grecia, il Portogallo e l'Irlanda raggiungono i livelli di default, si perderanno più della metà delle garanzie dei capitali nelle banche tedesche, un terzo in quelle belghe, un quarto in quelle francesi e britanniche.

Ma ci saranno anche effetti indiretti dovuti alla rottura delle assicurazioni e dei prestiti inter-bancari e questo azzererà del 100% il capitale tier 1 [it] delle banche tedesche.

Alle banche belghe ne rimarrà solo il 7%, a quelle francesi il 25% e a quelle inglesi il 50%. Il Regno Unito subirà un colpo per effetto in particolare degli avvenimenti irlandesi, ma la RBS e il gruppo Lloyds Banking hanno già ridotto considerevolmente la loro esposizione.

E cosa avviene se consideriamo anche la Spagna e l'Italia? I dati fanno piangere.

Gli effetti diretti faranno sì che i governi dovranno intervenire per ricapitalizzare le banche tedesche e francesi con il 125% del loro capitale primario, il che significa nazionalizzarle.

….

Ma se si considerano anche gli effetti indiretti, emerge che sarà necessario il 275% di capitale primario per le banche tedesche, 270% per quelle belghe, 225% in Francia, 130% nel Regno Unito.

A questo punto la Germania sarà l'unica (si spera) in grado di provvedere al salvataggio delle sue banche, mentre tutti gli altri Paesi dell'Eurozona dovranno pensare a se stessi.

Su un altro blog del FT, Alan Beattie scrive che:

[…] if the ECB can’t bring itself to bail out Italy direct (sovereign credit risk, no expertise in setting lending conditions) it could in theory, according to Article 23 of its protocol, lend vast amounts to the IMF

[…] se la Banca Centrale Europea non potrà salvare direttamente l'Italia (rischio di credito sovrano, senza alcuna capacità nel fissare le condizioni di interesse), essa potrà, secondo l'articolo 23 del suo protocollo, prestare grandi quantità al FMI.

In quel caso il FMI sarebbe il responsabile del salvataggio dell'Italia (ipotesi realistica secondo Megan Greene, così come, in un certo senso, per The Economist) che alla fine dei conti, considerate tutte questi dati, è sempre meglio di niente.

Rispondendo ad un'e-mail Paul Cunningham di RTE, rispondendo alla domanda “Crede che la BCE possa utilizzare la sua posizione di banca centrale per spingere nel senso della crescita economica piuttosto che verso l'austerità?” ha affermato che (pubblico con il permesso dell'autore):

Il nuovo presidente della BCE, con la riduzione del tasso di interesse, ha mostrato che è pronto ad essere pragmatico. Ci si chiedeva se Mario Draghi avvertisse il bisogno di mettere alla prova le sue credenziali tedesche ritardando il taglio del tasso fino a dicembre, sulla base del fatto che l'inflazione fosse al 2%. Il fatto che il taglio c'è stato nel corso del suo primo incontro dimostra che è un uomo con idee proprie. Il dibattito sul fatto che il tasso avrebbe dovuto o meno essere aumentato, tuttavia, andrà avanti per anni. 

Sul tema più vasto del ruolo della BCE, sembra che il Presidente seguirà le tracce di Trichet nell'acquisto di bond sul mercato secondario, ma non nel volume necessario per alleviare la crisi. Non c'è nessun elemento che suggerisce che Draghi sia preparato nel far sì che l'Istituzione diventi il Prestatore di ultima istanza. Io credo che questo potrà cambiare solo quando la Germania cambierà, vale a dire quando la crisi si svilupperà a tal punto che i contribuenti tedeschi si troveranno ad affrontare la crisi suprema: se ci atteniamo ai nostri principi sul controllo fiscale, l'euro collasserà.

Si dice spesso quando l'Europa si trova ad affrontare una crisi, che è necessario giungere al limite prima che si prendano le giuste misure. Questa volta sembra che sia necessario che la Germania si fermi al limite del rischio – se l'euro finisce, ritorna il marco – e immediatamente le esportazioni tedesche saranno in pericolo. Chi comprerà i loro beni quando i prezzi saranno gonfiati a causa del marco? Molto presto il principio molto radicato si scontrerà con la realtà posta dai volatili mercati dei bond.

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