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Libia: aziende e hacker stranieri assicuravano sorveglianza e censura di Stato

Dopo la caduta di Tripoli, giornalisti, ricercatori ed ex-dipendenti dell'azienda Telecom e Tecnologia Libia (LTT) sono usciti dal silenzio e hanno reso noti dei dettagli sulle modalità con cui il governo libico sorvegliava internet e le reti telefoniche.

Queste testimonianze dimostrano quanto fossero ben consolidate le relazioni tra le imprese straniere di IT (Information Technology) [it] e il regime di Gheddafi, e ricordano come tali imprese intrattenevano o intrattengono relazioni simili con i regimi repressivi di Tunisia [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato], Egitto, Siria, e altri Paesi mediorientali.

Nel caso della Libia, è ormai chiaro che prima della ribellione il regime era interessato alla sorveglianza e alla raccolta di dati piuttosto che al filtraggio delle informazioni. Ma con l'inizio del conflitto, il regime di Gheddafi ha rapidamente adottato tecnologie di filtraggio e bloccaggio, impiegando degli specialisti stranieri per attaccare i siti dell'opposizione e i loro mezzi di comunicazione.

Dipendenti (ed ex) della LTT rompono il silenzio

La Libia raccoglieva enormi quantità di dati tanto dalle reti telefoniche che da internet. In agosto, due giornalisti del Wall Street Journal raccontavano di aver visto in un complesso di sicurezza abbandonato degli strumenti di sorveglianza prodotti [it] da Narus, una filiale detenuta al 100% da Boeing, Inc., e Amesys, che appartiene alla compagnia francese Bull S.A..

Parlando recentemente da Tripoli, dei dipendenti ed ex-dipendenti della Libya Telecom and Technology (LTT) hanno descritto come il regime di Gheddafi si è adoperato per controllare i cittadini nelle settimane successive alla ribellione. Queste misure sono state attuate dal Centro di monitoraggio di Internet, gestito dal Ministro degli Interni a Tripoli, connesso alle agenzie di sorveglianza libiche. Hanno raccontato di come hacker cinesi e est-europei venissero assunti per bloccare i principali siti dell'opposizione e i media sociali come Facebook e Youtube, rubando le password di Facebook attraverso campagne di phishing , e generando virus per infettare i computer e compromettere la sicurezza delle informazioni. Raccontano ugualmente di come venissero intercettate le chiamate Skype, le reti telefoniche e le comunicazioni effettuate attraverso il sistema satellitare di telecomunicazioni VSAT [it]. Ciò conferma il precedente post di Global Voices che descrive “gli attacchi virtuali ai siti dell'opposizione [libica] provenienti dalla Serbia.”

La manomissione dei telefoni satellitari Thuraya?

Inoltre, le stesse fonti affermano che il governo libico era riuscito, grazie a una backdoor ad accedere a dati e comunicazioni orali sui telefoni satellitari Thuraya [it] venduti a Tripoli presso i rivenditori ufficiali. Thuraya, la cui base si trova negli Emirati Arabi, nega di aver mai fornito dei “backdoor” al governo libico.

Nonostante l'Azienda generale delle poste e telecomunicazioni libica sia azionaria di Thuraya, la società e il regime di Gheddafi non sono sempre stati in buone relazioni. Nel 2006 la Libia è stata accusata da Thuraya di disturbare le comunicazioni telefoniche sulle sue reti. Le interferenze si sarebbero protratte per più di sei mesi, causando l'interruzione del servizio in Libia e nelle regioni circostanti. Nel mese di febbraio 2011, Thuraya ha nuovamente affermato di avere delle prove dimostranti che la Libia disturbava i segnali della rete satellitare Thuraya-2.

Ebrahim E. Ebrahim, vicepresidente del Dipartimento di comunicazioni aziendali e marketing per Thuraya, ha parlato dell'incidente di febbraio in un'intervista via e-mail, dicendo che la rete di Thuraya “era esposta in Libia a un'interferenza dannosa, illegale e intenzionale, secondo le prove esistenti”, ma che “i presunti backdoor non sono mai esistiti, ragion per cui la rete di Thuraya sarebbe stata intenzionalmente disturbata”.
Thuraya e altri telefoni satellitari sono stati usati dai media e dalle ONG durante le proteste nei paesi autoritari, con la speranza che le informazioni fossero al sicuro – una supposizione che si potrebbe rivelare errata, data la sofisticata tecnologia disponibile per monitorare le reti di telecomunicazione. Thuraya afferma che ci sono circa 3000 iscritti ai suoi servizi in Libia – soprattutto nelle zone rurali dove i cellulari non captano alcun'altra rete.

Nelle settimane precedenti l'attacco dei ribelli su Tripoli, Gheddafi ha minacciato di morte [it] chiunque usasse dei telefoni Thuraya non registrati in Libia, che erano dunque evidentemente percepiti come una minaccia per il governo.

E ora, la rete libica è sicura?

La Libia è riuscita a procurarsi legalmente la tecnologia internet da quando le sanzioni commerciali internazionali sono state sospese nel 2003 e 2004, in seguito alla rinuncia da parte di Gheddafi al programma sulle armi di distruzione di massa, e al pagamento dei risarcimenti per l'attentato di Lockerbie. Secondo diverse testimonianze, la Libia ha investito nella tecnologia prodotta in Nord America, Europa e Cina, usandola per monitorare e raccogliere dati tanto su internet che sulle reti telefoniche.

Nelle interviste, gli impiegati ed ex-impiegati della LTT hanno affermato che le società cinesi Huawei e ZTE hanno fornito alla Libia i software per filtrare e bloccare i contenuti. Il fulcro stesso dell'internet libico è stato costruito utilizzando tecnologie provenienti da fornitori globali, come Cisco, Nera Networks, Alcatel-Lucent, Siemens Ericcson, Huawei e ZTE.

Il fatto che le reti fossero sorvegliate, ed eventualmente filtrate o bloccate dal regime libico stesso, è cosa nota da molti anni. Lo studio di agosto 2009 della Open Network Initiative sostiene che la Libia ha praticato un filtraggio selettivo, ma il controllo è stato significativo anche a livello personale, negli internet caffé, e negli altri punti di accesso pubblico.

I cittadini libici erano estremamente cauti durante il regime di Gheddafi a causa di questa sorveglianza, tanto personale che elettronica. Molti blogger evitavano soggetti politicamente sensibili, oppure pubblicavano i loro pezzi con pseudonimi o anonimamente. I citizen media restavano disseminati, e i blogger attivi si incontravano raramente e mai in gruppi numerosi. Era, a quanto pare, un sistema ben studiato. La caduta di Tripoli ha portato al ritorno di internet nel paese, e alla fine della censura e della sorveglianza, perlomeno nella forma che questi ultimi avevano assunto durante il regime di Gheddafi. Ciononostante, molti blogger e attivisti che utilizzano i media sociali rimangono cauti nel rivelare la loro identità, ciò che scrivono e dove si trovano.

Data l'incertezza del futuro politico del Paese, la sicurezza dei dati rimarrà probabilmente una delle maggiori preoccupazioni per i cittadini libici.

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