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Mali/Niger: Tuareg chiedono (discretamente) l'autonomia dell'Azawad

Dopo le recenti vicende in Libia, gli esperti di politica internazionale preannunciano una nuova rivolta: quella dei tuareg in Mali e in Niger. Minaccia fantasma o realtà pericolosa? Per il momento, il solo modo per scoprire le intenzioni dei tuareg è  grazie a Internet.

Tutto è iniziato dal rientro in patria dei reduci dalla guerra di Libia, che ha creato un'inquietudine generale nei Paesi vicini. In passato, infatti, Gheddafi avrebbe reclutato numerosi tuareg [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato] sia come truppe di sicurezza nel sud della Libia che come mano d'opera straniera, più economica di quella locale. Dopo la morte del “re dei re africani”, migliaia di tuareg sono quindi tornati in Mali e in Niger.

Questo ritorno di combattenti e di civili ha alimentato tutta una serie di voci di corridoio, come quella, poi rivelatasi falsa, che il figlio di Gheddafi Seif Al Islam si nascondesse proprio tra i tuareg. All'inizio di novembre, la supposta alleanza tra questi ultimi e l'ex regime di Gheddafi ha anche portato all'uccisione di 14 combattenti di ritorno dalla Libia, durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza nigeriane al confine tra il Niger e la Libia.

I media locali e internazionali, intanto, insistono sulla minaccia di una ribellione nelle zone del nord, fomentando così l'inquietudine delle autorità. Alcuni governi, infatti, hanno deciso di rafforzare le misure di sicurezza per assicurare l'ordine nelle regioni in cui vivono i tuareg. Le voci si intensificano, ma quelle dei tuareg rimangono in sottofondo.

Tuareg in marcia a Kidal per rivendicare la autonomia della regione Azawad

Tuareg in marcia a Kidal per rivendicare la autonomia della regione Azawad

Isolati e senza voce

Le terre abitate dai tuareg sono lontane migliaia di kilometri dalla capitale del Mali, Bamako. Inoltre, il sequestro di diversi stranieri da parte del gruppo Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM) [fr, come i link successivi] ha scoraggiato i visitatori ad avventurarsi in questa regione sahariana. L'isolamento dei locali è sia fisico che psicologico, cosicché risulta particolarmente difficile sapere cosa sta succedendo n quelle zone.

Al di là di qualche comunicato, è soprattutto grazie a YouTube che il mondo ha potuto scoprire che il primo novembre scorso, a Kidal, un numero imprecisato di tuareg ha marciato per rivendicare l'autonomia della regione Azawad. Il video che segue è stato caricato il 2 novembre da amassakoulable.

Altri cittadini hanno seguito l'appello lanciato dal Movimento Nazionale di Liberazione dell'Azawad (MNLA), dando vita a manifestazioni nelle città di Ménaka, Gao e Timbuctu.

Il MNLA si è organizzato sul web, pubblicando un proprio manifesto operativo:

[Il MNLA] ha l'obiettivo di rinforzare le relazioni umane e sociali tra le comunità locali e il resto del paese seguendo un processo democratico. Adotta un'azione politica globale in uno spirito democratico e condanna ogni forma di violenza.

Il blogger Kal-Azawad sottolinea le intenzioni pacifiche del MNLA. Parla di un movimento sociale, non ribelle, e critica le voci false messe in circolazione dai media:

Che l'opinione pubblica nazionale e internazionale sappia che i combattenti rientrati dalla Libia non hanno alcuna intenzione di giocare al gioco dell'AQMI, né si lasceranno travolgere da chissà quale tentazione. Al contrario, i nostri compatrioti sono rientrati in patria con molti progetti: per esempio, promuovere lo sviluppo sostenibile nel loro territorio, creare più sicurezza per tutti i popoli dell'Azawad (Songhai, Tuareg, Arabi, Fulani) e per i loro beni, lottare contro il caso isolato del banditismo e il furto di veicoli ad opera di piccoli gruppi armati e senza controllo, mettere in piedi una grande campagna di sensibilizzazione per lottare conto qualsiasi indottrinamento da parte dell'AQMI e ricostruire il tessuto sociale locale al fine di realizzare l’Unità del Popolo Azawad !

Proprio come spiega un giornalista di France 24, i tuareg parlano di una battaglia politica per l'autodeterminazione: non della vendetta per la morte di Gheddafi o di un allineamento con l'AQMI.

Rispetto alle voci che circolano su una nuova rivoluzione, la voce dei tuareg è discreta. Quel che resta da scoprire è come queste voci sommesse risponderanno al panico post-Gheddafi.

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