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Guyana: tensioni e scontri dopo il voto alle legislative

Le recenti elezioni legislative [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato] in Guyana hanno visto per la quinta volta consecutiva l'affermarsi del Partito Progressista del Popolo (PPP), la forza politica socialista sostenuta principalmente dalla popolazione degli indios. Tuttavia, per la prima volta in quasi vent'anni, il PPP non è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, fermandosi al 49% dei voti. Risulta, quindi, seriamente messa in dubbio la possibilità che il governo del nuovo presidente Donald Ramotar riesca ad assicurarsi in parlamento il supporto necessario per l'attuazione del proprio programma politico.

Lo spoglio delle urne si è svolto in un clima di tensione generale, particolarmente acuita dalla pubblicazione posticipata dei risultati elettorali. La blogger Guyana-Gyal ha cercato di dar voce all'inquietudine dell'opinione pubblica con il seguente post:

Da quando è stata annunciata la data delle elezioni, un sottile filo di paura ha cominciato a
stringersi attorno alla capitale.
Un fruttivendolo mi ha detto in lingua creola: “Me nah wha’ go happen to ahbee”, e cioè: “Non so che ne sarà di noi”.
Che ne sarà di noi se il partito al governo vince di nuovo e i cittadini, scontenti dei risultati, iniziano a
protestare, a fomentare scontri tra la popolazione, a bruciare e saccheggiare negozi e abitazioni, e così via…

La blogger continua, affermando che, nonostante i timori, nel Paese non accadrà niente di tutto ciò:

[…] perchè gran parte di quelli che erano soliti protestare, ora sono malati o indeboliti; altri
hanno già un piede nella fossa, altri ancora sono morti. Inoltre, attualmente, i giovani guyanesi sono lontani da qualsiasi metodo violento…in un certo senso, sono troppo trendy …sono tutti amici tra di loro e i matrimoni misti sono ormai all'ordine del giorno…i giovani della Guyana non hanno né il tempo né i motivi per perdere tempo con una cosa senza senso come la violenza! D'altra parte, anche i partiti, oggi, non riflettono più un unico gruppo etnico. Inoltre, anche le ultime elezioni sono state del tutto pacifiche.

Tuttavia, Guyana-Gyal puntualizza:

Chiaramente, dico tutto questo sapendo che potrei sbagliarmi…

Infatti, l'ondata di violenza si è inaspettatamente abbattuta sul Paese qualche giorno dopo il giuramento del nuovo presidente Ramotar. Alcuni blogger hanno parlato di uno scontro avvenuto il 6 dicembre tra protestanti e forze dell'ordine, durante il quale “la polizia ha caricato con proiettili di gomma e lacrimogeni un corteo organizzato dalla coalizione di opposizione APNU (A Partnership for National Unit), solo perché non aveva i permessi necessari per manifestare nel quartiere centrale di Brickdam”.

Demerara Waves ha pubblicato sul suo blog un resoconto della vicenda, mentre il verbale ufficiale della polizia riguardo gli scontri è riportato in un post di Live in Guyana.

In segno di solidarietà ai manifestanti, il blog Barbados Underground ha dedicato un post a un messaggio inoltrato da Lincoln Lewis, il segretario generale del Congresso dei Sindacati della Guyana, che scrive:

Il 6 dicembre 2011 verrà ricordato come un'altra pagina nera nella storia di questo Paese, nonostante, meno di una settimana prima, il nuovo presidente Ramotar avesse promesso alla nazione “pace e unità”.

Nel nostro Paese esiste una brutale e inumana intolleranza verso il dissenso e i diritti civili. Non serve attendere oltre: la Guyana è già sprofondata nell'abisso della decadenza politica e socio-economica a causa dell'avidità dei suoi governanti, della gestione repressiva dello Stato e dell'anacronismo del sistema politico; fattori, questi, che non si addicono al nostro bisogno di coesistenza pacifica e di sviluppo.

Vorrei fare presente a coloro che considerano la manifestazione del 6 dicembre illegale, sostenendo di conseguenza l'intervento armato sul corteo, che, in caso di infrazione (percepita o reale) della legge, è compito della Corte, e non della polizia, determinare colpevoli e pena.

Un tale esempio di intolleranza politica è davvero inaccettabile nel 2000, ed è emblematico del clima di chiusura e costrizione in cui i guyanesi continuano a vivere mentre il resto del mondo amplia i propri orizzonti.

Rimane ancora da vedere se e come i blogger guyanesi reagiranno in merito al dibattito, visto che finora la maggior parte di essi è rimasta in totale silenzio.

L'immagine usata in questo post, “Bandiera della Guyana”, è dell'utente Flickr erjkprunczyk, su licenza Creative Commons.

 

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