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Medio Oriente: attivismo mediatico via webcam

Con il solo ausilio di una webcam e di un computer, Talk Back TV Middle East [en, come i link successivi] consente a chi è in Medio Oriente o in nord Africa di esprimere la propria opinione e far comparire il proprio intervento su emittenti a controllo statale e su mezzi di informazione di massa.

Il concetto viene spiegato sul sito web di Talk Back:

Vedi qualcosa in TV e vuoi dire la tua – Scegli un brano dal nostro archivio ben fornito, registra i tuoi commenti via webcam, utilizza il nostro semplice sistema di montaggio, e verifica il riadattamento del video sul riproduttore a doppio schermo di TalkBackTV. Quando hai finito, fai clic su pubblica e condividi la tua ‘tiritera’ online. Il tuo video è ora un'arma di comunicazione di massa.

Attualmente, in evidenza sul blog vi è un intervento di Khaled Eibid su Essam Atta, attivista egiziano di 24 anni, torturato e ucciso dai secondini nella prigione militare dove era detenuto. Il caso non aveva sollevato l'interesse dei notiziari internazionali e il fatto che la sua morte passasse inosservata ha spinto Khaled Eibid ad agire:

Il monologo in cui Khaleds Eibid rende onore a Essam Atta e altri attivisti uccisi dal regime è in arabo. Di seguito riporto una traduzione sommaria. Non so di chi sia la musica, ma il testo è perfetto.

” Nessuna giustizia per Khaled Said”
” Neppure per Said bilal è stata fatta giustizia”
” Vogliamo che ci sfugga ogni possibilità di giustizia anche per Essam Atta?”

” Perché mai il sangue egiziano ha così scarso valore” ?

I video degli altri utenti trattano una  varietà di argomenti. Raafatology, per esempio, contribuisce aprendo un dibattito su quanto, in occasione delle recenti elezioni, sarebbe stato importante per gli egiziani all'estero avere accesso al voto, così come è  avvenuto per le relative controparti in Paesi come il Sudan e l'Iraq. Alla fine, dopo aver lottato per quest'opzione, il loro diritto di voto è stato rispettato.

Khaled Eibid ci regala un'altra delle sue tirate sull'impunità dei crimini di violenza commessi dai militari sui civili. L'esercito reprime la rivoluzione ma sbaglia a non cogliere l'occasione di fare qualcosa di positivo per il paese; al contrario, si accanisce contro i dimostranti e a volte il rapporto è di 15 militari contro un solo civile.

Infine, in un breve commento sullo stesso video, Akhnaton si chiede il perché la polizia ora non si ritiri nel proprio quartier generale, proprio come ha fatto il 28 gennaio.

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