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Consigli utili per cyber-attivisti nel mirino delle autorità

Categorie: Citizen Media, Cyber-attivismo, Libertà d'espressione, Politica, Protesta, Relazioni internazionali, Tecnologia

Il 2011 è stato marcato dall'incredibile capacità di blogger e utenti dei social media nel catturare l'attenzione del mondo intero con il loro attivismo. Nello stesso tempo, i regimi hanno accelerato il loro gioco al “gatto e il topo” con i netizen, reprimendo il loro diritto di espressione con la sorveglianza, la censura, la persecuzione e la detenzione dei blogger. Ad esempio il regime siriano, sempre più astuto sul piano tecnologico, avrebbe chiesto ai detenuti [1] [en, come gli altri link eccetto ove diversamente specificato] i dati di login ai loro account, quando la tortura continua a essere usata nelle prigioni di certi Paesi.

Consapevoli delle minacce a cui sono esposti, i blogger spesso pensano a dei piani d'emergenza nel caso fossero detenuti. La blogger Razan Ghazzawi stava andando a una conferenza in Giordania alcune settimane fa, quando è stata arrestata [2] [it] (ora è di nuovo libera).

Cercando di proteggere i suoi contatti, aveva condiviso precedentemente le proprie password con degli amici fidati fuori dal Paese, dando loro istruzione di modificarle in caso di arresto. In questo modo, non avrebbe potuto fornire le password, non conoscendole più. Altri blogger informano i loro contatti dei loro piani d'emergenza, decidendo in anticipo se vogliono che vi sia una campagna per il loro rilascio. Molti dei blogger arrestati quest'anno in Egitto, Siria e altri paesi sono connessi alle reti internazionali di attivisti che hanno esperienza nel creare campagne globali e che possono facilmente contattare responsabili del governo, società e organizzazioni di diritti umani.

Valutare il rischio individuale non è facile, né semplice. Tuttavia, tutti i blogger – che abbiano buoni contatti o siano ai primi passi – dovrebbero considerare la possibilità di avere un piano d'emergenza in caso d'arresto. Detto ciò, non mancano certo le risorse per sapere se altri blogger sono detenuti, molestati o sorvegliati nel loro Paese; se il loro governo controlla le chiamate telefoniche o le attivit àonline; se i detenuti sono costretti a fornire informazioni, come i dati di accesso agli account personali.

Tenendo ciò a mente, EFF (Electronic Frontier Foundation) [3] e Global Voices Advocacy hanno deciso di offrire un quadro che segue sulle questioni più urgenti.La lista non pretende di essere esaustiva, ma dovrebbe costituire un punto d'inizio da cui i netizen a rischio possano sviluppare specifici piani d'emergenza.

Tuttii cyber-attivisti dovrebbero:

Se il blogger fosse arrestato o detenuto:

Quando avrà queste conversazioni, dovrà ricordare che potrà prevedere a fatica tutti gli sviluppi futuri. La migliore cosa da fare potrebbe essere avere una conversazione approfondita con degli amici fidati e dei membri della famiglia, in modo che possano capire in modo chiaro le sue preferenze, e poi autorizzarli a prendere le decisioni che considerano migliori secondo l'evolvere della situazione. In altre parole, “delegare dando un orientamento”, in modo che le persone fidate possano agire nel suo interesse e secondo i suoi desideri con l'evolversi della situazione.

*Ci sono numerose organizzazioni e non potremmo nominarle tutte. EFF e Global Voices Advocacy sono un buon inizio, ma raccomandiamo anche alcune organizzazioni internazionali come Human Rights Watch [7], Amnesty International [8], FrontLine Defenders [9], Reporters Without Borders [10], il Committee to Protect Journalists [11] (Comitato per la protezione dei giornalisti), e Access [12]. Se hai bisogno di assistenza nel trovare delle organizzazioni locali nel tuo Paese, contattaci e cercheremo di aiutarti.

Questo post è stato curato da EFF e Global Voices Advocacy. Un ringraziamento speciale a Zeynep Tufekci [13].