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COP17: giovani osservatori rilanciano e commentano sui negoziati

Gli osservatori del progetto Adopt a Negotiator [en, come i link successivi eccetto ove diversamente indicato] hanno continuato ad aggiornare i loro blog durante le due settimane della COP17, la Conferenza sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite tenutasi tra il 28 novembre e il 9 dicembre 2011 in Sud Africa. Gli osservatori hanno seguito i negoziati dalle loro postazioni regionali, commentandoli in varie lingue: portoghese, spagnolo, cinese francese, polacco e inglese.

Uno dei maggiori successi della conferenza è stato il rinnovo dell'impegno assunto con il Protocollo di Kyoto [it], unico trattato internazionale vincolante per la riduzione delle emissioni di gas serra. Gli impegni sono risultati, alla fine, piuttosto fiacchi a causa del rifiuto da parte dei Paesi maggiormente responsabili dell'inquinamento quali il Canada, gli Stati Uniti, il Giappone, la Russia, l'Australia e la Nuova Zelanda di aderire nuovamente al Trattato.

Gli attivisti in ambito climatico e “sociale” sono rimasti delusi dagli esiti della conferenza, soprattutto perchè i Paesi presenti hanno aderito a un nuovo strumento legale per ridurre i gas serra che sostituirà nel 2020 il Protocollo di Kyoto, mentre la questione climatica ha ormai assunto caratteri d'urgenza.

Di seguito alcune fra le conclusioni più significative riportate dagli osservatori del progetto Adopt a Negotiator.

L'osservatore sud-africano Alex Lenferna descrive gli ultimi avvenimenti nel post “An Interim Disappointment at COP 17″ (Momentanea delusione al COP 17):

In questo momento avrei dovuto essere già sull'autobus di ritorno a casa; invece mi ritrovo seduto nella ICC, in attesa della proverbiale fumata bianca mentre i ministri tentano di chiudere il COP17. La notte scorsa avrebbe dovuto essere quella conclusiva per il COP 17 ma in seno alla comunità globale le divergenze su testi cruciali, riguardanti la cooperazione a lungo termine e il Protocollo di Kyoto, erano troppe …

Farrukh Zaman, osservatore per il Pakistan, nell'articolo “Decisions at COP17: Delayed or Derailed?” (COP 17: decisioni rimandate o deragliate?) scrive:

La conclusione del COP17 è come un treno in ritardo; speriamo almeno che le negoziazioni non subiscano un deragliamento e non ripartano il prossimo anno. Bisogna fare attenzione ad una cosa sola: anche se il tempo sta per scadere, non bisogna prendere decisioni affrettate; vogliamo piuttosto che il programma costruito a Durban sia ragionevole, promettente e imparziale. Se non è possibile realizzarlo ora, allora un COP bis sarà la nostra ultima risorsa.

L'osservatore francese Sébastien Duyck tira le somme nel suo pezzo intitolato “Endless conference towards an agreement on never ending negotiations” (Un'interminabile conferenza per un accordo su negoziazioni senza fine):

La Presidenza propone di protrarre ulteriormente  le negoziazioni affinché si giunga a un'ampia condivisione di obiettivi e che questi siano legalmente vincolanti ai fini della riduzione delle emissioni. Un approccio di questo genere convince ben pochi fra gli osservatori ancora presenti alla conferenza. Sembra che si continui a girare sempre attorno alle stesse soluzioni (creare un nuovo gruppo di lavoro ad-hoc …), nonostante sia già stato messo alla prova più volte nel passato e, dall'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto nel 1997, non sia riuscito a giungere ad alcun risultato.

COP17, Durban – Osservatori durante la riunione quotidiana. Foto di Andrea Arzaba

Nel post “Do białego rana. Noc kobiet” [pol] (“Fino all'alba. La notte delle donne”), Milosz Hordun, osservatore per la Polonia, descrive il clima della conferenza:

Ta noc należy do kobiet. Po pierwsze jest Maite Nkoana-Mashabane, przewodnicząca obradom. Zdecydowanie zmęczona ostatnimi dwoma tygodniami. Stara się skutecznie prowadzić strony do celu, udowadniając że afrykański COP może być skuteczny i przełomowy. Często jednak się gubi w procedurach, musi prosić o wsparcie sekretariatu. Jest Conni Hedegaard, unijna komisarz. Także na jej twarzy maluje się zmęczenie. Widać, że trudno jest jej znosić ogromną presję psychiczną, związaną z rozbratem między oczekiwaniami wielu Europejczyków oraz środowisk ekologicznych na całym świecie a możliwościami negocjacyjnymi.

Questa è la notte delle donne. Prima fra tutte vi è Maite Nkoana-Mashabane, che presiede la sessione. Le ultime due settimane l'hanno indubbiamente sfinita. Sta facendo del suo meglio per portare le due parti verso una soluzione condivisa, dimostrando che il COP africano può avere successo e rappresentare un punto di svolta. Ciononostante, spesso si perde nell'espletamento delle formalità; è costretta a chiedere aiuto alla segreteria. C'è anche Connie Hedegaard – commissario europeo [per l'azione per il clima]. Anche sul suo volto si leggono i segni della stanchezza. E’ evidente quanto sia difficile gestire questa enorme pressione, dato il divario tra ciò in cui molti europei e ambientalisti di tutto il pianeta sperano e ciò che invece le possibilità di negoziazione concedono.

Priti Rajagopalan, dall'India, riassume i risultati raggiunti in seno alla conferenza nel suo articolo “COP17-This is what happened” (COP17 – Cos'è accaduto):

5.18am, Centro Congressi Internazionale di Durban

E’ stato emesso il verdetto. Ecco cosa si è ottenuto a Durban:

1) Qualcosa chiamato binario o carreggiata ..oh, aspetta … piattaforma.
2) Nulla per il secondo periodo di impegno
3) Vuoto il Fondo verde per il clima
4) Gente addormentata, gran parte della quale se n'è andata prima che fosse emesso il verdetto finale.
5) Dimostrazione di come il processo multilaterale, in apparenza democratico e trasparente, si basi in realtà sulla manipolazione.
6) Qualcuno cerca il CBDR e il Bali. Se qualcuno li trova, per favore li restituisca.
7) Vaghi gli obiettivi di mitigazione.
8) Il totale fallimento di qualsivoglia metodo pacifico.

Per leggere gli altri post di questo gruppo di osservatori, riguardo gli Stati Uniti, il Messico, l'Australia, la Cina, il Canada e la Nuova Zelanda, fra i tanti altri,  visita la pagina web di Adopt a Negotiator Project (Progetto Adotta un negoziatore).

Andrea Arzaba ha partecipato al COP17 come giovane osservatore del Messico [es]. Si ringrazia Krzysztof Pawliszak per aver tradotto le citazioni di Milosz Hordun.

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