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Cuba: blogger chiedono al Papa di rimandare la sua visita

I blogger cubani affidano alla Rete le loro opinioni e perplessità [en, come gli altri link tranne ove diversamente indicato] sull’imminente viaggio pastorale di Benedetto XVI nel loro Paese, preoccupati in particolare dal fatto che attraverso questa visita il Vaticano accordi definitivamente il suo beneplacito al regime castrista benché dall'isola arrivino periodicamente notizie di violazioni dei diritti umani.

Alla luce delle nuove denunce di atti repressivi da parte dello Stato perpetrati nei confronti delle Damas de Blanco [it] (Signore in bianco) durante il primo fine settimana di febbraio, Marc R. Masferrer, autore in esilio del blog Uncommon Sense, suggerisce che:

Benedetto XVI dovrebbe posporre il viaggio pastorale programmato per fine marzo a Cuba. La visita era parte di uno scambio tra il regime e la chiesa ma la continua repressione perpetrata nei confronti di donne che cercano di andare a messa non rientrava negli accordi.

Masferrer rilancia inoltre il link a una petizione on-line [es] invitando coloro che sono a favore della posticipazione della visita papale “fino al momento in cui verrà constatato un miglioramento nella situazione dei diritti umani a Cuba” ad apporre la loro firma.

Anche il blog Pedazos de la Isla (Parti dell'isola) condivide le stesse preoccupazioni per i recenti fatti di cronaca, come si legge nel post “Another Sunday of repression” (Un'altra domenica di repressione):

A poche settimane dalla visita di Benedetto XVI a Cuba programmata per fine marzo, sull'isola si deve registrare un'altra domenica (il 5 febbraio 2012) segnata da un eccessivo uso della violenza da parte della dittatura nei confronti di un movimento di resistenza pacifica che stava solamente tentando di andare in chiesa.

Nella città di Holguin [it], 5 rappresentanti del movimento “Damas de Blanco” sono state caricate dalla polizia e arrestate intorno alle 9 del mattino mentre cercavano di raggiungere la Chiesa di Gesù Cristo Redentore dell'Umanità.

Il post va avanti fornendo dettagli sulle violenze di cui sono state testimoni alcune delle donne:

A Guantanamo, 11 “Signore in bianco” sono riuscite a raggiungere la chiesa pur essendo costantemente sorvegliate. Altre 20 rappresentanti del movimento hanno potuto assistere alla messa nel Santuario di El Cobre a Santiago de Cuba, ma, in base a quanto riportato da Jose Daniel Ferrer Garcia (@jdanielferrer, es) sul suo profilo Twitter, sembra che 16 Signore in bianco siano state arrestate mentre cercavano di raggiungere quello stesso santuario per assistere alla funzione religiosa. Sempre secondo Ferrer, tra le donne arrestate c'erano anche Oria Casanova che “è stata aggredita, arrestata, trascinata e picchiata da 4 agenti della polizia di regime [es]” e Liudmila Cedeño che è stata vittima di “molesti sessuali nella cella in cui era detenuta [es]”. “Ecco come sono gli sgherri che spalleggiano i fratelli Castro. Picchiano, molestano e si accaniscono contro donne cubane indifese [es]” denuncia Ferrer Garcia, sempre attraverso Twitter.

Il post si conclude affermando che:

A Cuba le “Damas de Blanco” e gli altri movimenti pro-democrazia continueranno la loro marcia indipendentemente dal fatto che Benedetto XVI si schieri pubblicamente dalla loro parte.

C'è comunque una bella differenza tra schierarsi pubblicamente in favore delle “Damas de Blanco” e parlare con loro personalmente, come fa notare un post del blog Capitol Hill Cubans:

La settimana scorsa [la prima di febbraio], il Vaticano ha confermato l'udienza di Benedetto XVI con i dittatori Raul e Fidel Castro durante il viaggio pastorale a Cuba in marzo.

Nel frattempo, le coraggiose Signore in Bianco di Cuba sono state messe “in attesa” dato che l'agenda del Papa risulta “fitta d'impegni” (evidentemente di incontri con dei dittatori).

Come ha reagito il regime di Castro alla notizia?

Impunemente, è ovvio.

Anche il blog Babalu ritorna sulla questione:

Pare che il Vaticano abbia organizzato il viaggio pastorale a Cuba a fine marzo in modo tale da permettere al Pontefice di riunirsi con i dittatori Fidel e Raul Castro. Tuttavia, non sono in grado di dire se il Papa troverà il tempo per incontrare le Signore in Bianco, cattoliche devote che, solo per il fatto di andare a messa ogni domenica, subiscono repressioni, intimidazioni, violenze, umilianti molestie sessuali e minacce alla loro vita per mano della dittatura castrista.

Sono io che non capisco o le priorità del Vaticano sembrano essersi capovolte?

Iván García pubblica sul suo blog una ponderata analisi sull'evoluzione della relazione tra i fratelli Castro e il Vaticano:

Si è trattato di una formidabile acrobazia. Un esempio di autentica destrezza politica. Una mossa strategica per il futuro.

Dopo un periodo burrascoso e carico di ostilità nei confronti dei preti, cattolici e di altre religioni, nel corso del quale molti sono finiti in carcere o imprigionati in un campo di lavori forzati, Fidel Castro ha modificato la sua politica belligerante. Fu in seguito all'arrivo al potere di Salvator Allende, democraticamente eletto dal popolo nel 1971 in Cile, che Castro ha abbandonato “l'artiglieria pesante” contro il Vaticano.

L'America Latina era ed è ancora oggi la zona del mondo che conta il più alto numero di cattolici. All'improvviso, il comandante barbuto si è reso conto che ogni rivoluzione, che avvenga per mezzo di elezioni o di una sollevazione armata, avrebbe dovuto iniziare con il riconoscimento del ruolo ricoperto dai preti, dai vescovi e dai cardinali nell'ambito di una nuova proposta per il cambiamento sociale e per la difesa di coloro che vengono perennemente emarginati. […]

E ha iniziato a delineare una nuova casta ideologica. Durante il IV Congresso del Partito Comunista, nel 1991, potevano entrare a militare nel partito i credenti di tutte le religioni.

Si è reso conto che per sovvertire, le idee erano più importanti dei proiettili. E se queste idee erano proclamate dal pulpito […], tanto meglio così.

Il post continua raccontando la sequenza di eventi che ha portato all'organizzazione del viaggio pastorale del mese prossimo:

Quando Fidel Castro, nel 2006, si è trovato quasi in punto di morte, il fratello, Generale Raul Castro, ha preso in mano le redini del potere e ha spianato ulteriormente la strada per Roma.

La morte del prigioniero politico Orlando Zapata, avvenuta il 23 febbraio 2010 a causa di un prolungato sciopero della fame, ha provocato la reazione di protesta del mondo civile nei confronti del regime di Havana, accusato di mettere in atto una repressione eccessiva nei confronti degli oppositori e delle Damas de Blanco: in quel momento Castro II ha saputo subito chi chiamare.

E ha chiamato il cardinale Jaime Ortega […] Il cardinale sarebbe diventato una pedina chiave nella scacchiera politica dei fratelli Castro. Ortega è stato l'interlocutore d'elezione tra il Governo, le militanti del movimento Damas de Blanco e il Ministro degli Esteri spagnolo Miguel Ángel Moratinos. L'intercessione dell'alto prelato ha portato al rilascio di dissidenti che erano stati incarcerati durante la repressione del marzo 2003. […]

In futuro sapremo se Ortega è mosso dalla speranza che la situazione a Cuba possa evolvere verso una democrazia o se pressioni di vario tipo l'hanno costretto a vestire i panni di qualcuno che certi dissidenti in esilio etichettano come “codardo”. […]

Ciò che incuriosisce gli osservatori locali è se le trame [del regime] con la Chiesa cattolica cubana e con il Vaticano possano condurre alla creazione uno stato democratico e di diritto. O se sia solo una tattica per guadagnare tempo e concedere alla Chiesa uno spazio sociale più ampio nei campi dell'istruzione e della sanità, settori che ora si trovano in forte difficoltà a causa della pesante crisi economica in cui versa il Paese.

Stato e Chiesa sembrano irrevocabilmente interconnessi, almeno in base alla prospettiva della blogosfera cubana.

La miniatura utilizzata in questo post è di proprietà della Chiesa Cattolica di Inghilterra e Galles, ripresa con Licenza Creative Commons BY-NC-SA 2.0. La galleria della Chiesa Cattolica di Inghilterra e Galles può essere visitata su Flickr.

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