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Uganda: torna la proposta di legge anti-gay

L'Uganda ha ripresentato [en, come gli altri link, eccetto ove diversamente indicato] il controverso progetto di legge anti-gay. Il membro del parlamento ugandese David Bahati, che aveva proposto il disegno di legge nel 2009, ha presentato nuovamente la drastica proposta, con alcune variazioni. Afferma di aver escluso la pena di morte e la prigione per i familiari che non denunciano gli omosessuali alle autorità.

La testata RedPepper riporta:

David Nahati, membro del parlamento nella circoscrizione Ndorwa Ovest, la mente dietro la drastica proposta di legge anti-gay che ha suscitato un clamore internazionale, ha dichiarato di voler rinunciare alle disposizioni che avrebbero introdotto la pena di morte per atti omosessuali. “Non ci sarà alcuna pena di morte”, ha detto Bahati. Ha aggiunto di voler emendare la proposta di punire “l'omosessualità aggravata”, che colpirebbe i cosiddetti “colpevoli seriali”, con la pena di morte.

L'articolo continua:

Bahati ha confermato che la proposta di legge è già in procinto di subire modifiche, secondo le raccomandazioni fatte durante l'ultima assemblea. “La pena di morte non è contemplata nel disegno legislativo di cui si sta parlando”, ha detto Bahati, aggiungendo di aver rettificato la proposta di incarcerare i familiari che non denuncino alle autorità i propri parenti omosessuali.

Warren Throckmorton, sul suo sito, sottolinea che la pena di morte non è stata eliminata dalla proposta di legge:

Per inciso, sembra che la BBC non riesca a fare un reportage corretto. Hanno di nuovo riferito che la pena di morte è stata eliminata dal progetto di legge. Ieri, la portavoce del Parlamento Helen Kadaga mi ha detto che il disegno di legge presentato è invariato rispetto a quello del 2009. Bahati ha dichiarato che avrebbe considerato l'emendamento della pena di morte, ma nulla è stato fatto in merito. In un rapporto del Comitato per gli Affari Legali e Parlamentari del 2011, la pena di morte è ancora citata nel disegno di legge.

Stamani ho ricevuto ulteriore conferma del fatto che il disegno di legge iniziale, senza alcuna variazione, è stato presentato ieri da Charles Tuhaise, membro dello staff del Servizio di Ricerca Parlamentare (PRS). Tuhaise ha dichiarato che tutte le modifiche legislative sono dapprima presentate alla Camera in Parlamento, dove vengono discusse dai membri. Solo in seguito a parere favorevole da parte della maggioranza, è possibile accettare tali modifiche. Attualmente, il disegno di legge iniziale, senza alcuna rettifica, si trova al vaglio del Comitato per gli Affari Legali e Parlamentari.

La blogger Melanie Nathan scrive:

Riguardo alla questione se la legge prevederà o meno la pena di morte, come inizialmente proposto, le notizie sono contrastanti. Molti credono che la proposta non passerà nella sua forma attuale, perché troppo onerosa e discutibile, finora i membri del Parlamento sono provocatoriamente omofobi e, comunque andrà, il futuro delle persone LGTB in Uganda è chiaramente in pericolo.
[…] Gli Ugandesi in Parlamento, fermamente decisi a introdurre la legge, non sembrano interessati alla questione se la pena di morte sarà infine prevista o no, cosa che denota una profonda ignoranza e un'omofobia senza mezzi termini.

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In un post del maggio 2011, Warren parla dell'articolo 3 della proposta di legge, articolo in cui viene citata la pena di morte:

Per ora, ho intenzione di focalizzarmi sul terzo articolo, quello in cui si può reperire il riferimento alla pena di morte. Ecco l'articolo 3 della proposta di legge:

3. Omosessualità aggravata.

(1) Un individuo commette il reato di omossessualità aggravata quando

(a) la vittima è minore di 18 anni;

(b) il trasgressore è sieropositivo;

(c) il trasgressore è un genitore o un tutore della vittima del reato;

(d) il trasgressore ha una posizione di comando rispetto alla vittima del reato;

(e) la vittima del reato è una persona con disabilità;

(f) il trasgressore è un trasgressore seriale, o

(g) il trasgressore esercita pressioni, somministra droghe o sostanze, favorisce l'uso di qualsiasi oggetto con l'intenzione di intorpidire o plagiare uomini o donne per facilitare rapporti carnali illegali con persone dello stesso sesso,

(2) Un individuo che commette il reato di omosessualità aggravata sarà passibile di condanna a morte.

(3) Un individuo accusato di reati ai sensi di questo articolo, sarà sottoposto a controllo medico per accertare lo stato di sieropositività.

Call Me Kuchu is a documentary that focuses on gay rights in Uganda. Image source: Call Me Kuchu Facebook page.

&#34Call Me Kuchu&#34 è un documentario sui diritti dei gay in Uganda. Fonte: pagina Facebook Call Me Kuchu.

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Il disegno di legge presenta disposizioni ridicole come, ad esempio, la revoca dei permessi per le Ong che promuovono o distribuiscono materiale omosessuale e la reclusione del direttore, la condanna al carcere per i coniugi dello stesso sesso, il divieto per l'Uganda di essere parte di qualsiasi strumento internazionale che preveda la tutela del diritto all'omosessualità. I donatori internazionali minacciano la sospensione degli aiuti all'Uganda per la violazione dei diritti e della libertà dei gay:

I rapporti omosessuali sono illegali in Uganda e i membri del Parlamento appoggiano il loro collega [David Bahati] per aver proibito tali pratiche. Gli attivisti per i diritti umani e la comunità internazionale hanno disapprovato il disegno di legge perché lesivo dei diritti e della libertà dei gay. Perfino i donatori internazionali hanno minacciato di sospendere gli aiuti all'Uganda qualora questa proposta dovesse diventare legge.

L'ex Presidente del Sudafrica, Thabo Mbeki [it], sostiene che si tratti di una legge insensata:

“Che vuoi ottenere? Non ha alcun senso. Questo è ciò che direi [a Bahati]. Quello che due adulti consenzienti fanno non è una questione legale”, afferma Mbeki.
L'ex Presidente ha anche risposto a una serie di domande sull'incapacità degli intellettuali africani contemporanei di coltivare idee per un cambiamento graduale nel continente e sulla debolezza dell'Unione Africana nel difendere e promuovere gli interessi degli Africani stessi.

Help Stop Uganda anti-gay bill. Image source: www.humanrightsfirst.org/

Aiutaci a fermare la legge anti-gay in Uganda. Fonte: www.humanrightsfirst.org/

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Alcune chiese in Uganda non sono favorevoli alla proposta di legge:

“Sono estremamente deluso dal ripristino della proposta di legge”, ha detto l'anglicano Christopher Ssenyonjo, ex vescovo della diocesi del Buganda occidentale [it], dalla capitale ugandese Kampala, intervistato telefonicamente da ENInews l'8 febbraio.

Un cambiamento significativo è costituito dalla rimozione della disposizione per la pena di morte, ma il nuovo disegno di legge prevede ancora la prigione a vita come punizione per gli atti omosessuali, pratica illegale in Uganda e aborrita da molti leader religiosi in quanto empia e contraria alle Scritture.

Melanie Nathan intervista David Bahati:

Gli ho domandato della pena di morte e mi ha risposto che in un primo momento la legge verrà introdotta nella sua forma iniziale. Ciò che succederà dopo, ha detto [Bahati], “farà piacere alla gente, come se si trattasse di una legge più mite”. Tuttavia non ha confermato cosa sarebbe cambiato.

La cosa principale, una volta approvata la legge, è che non potrà più verificarsi la “promozione di quel comportamento” in Uganda. Il governo darà un giro di vite alle attività delle organizzazioni e delle Ong che favoriscono l'omosessualità.

“Non si preoccupi, la legge non danneggerà la gente; e proteggerà i bambini ugandesi. Non possiamo mandare all'aria il futuro dei nostri bambini”, ha detto.

Gli Ugandesi non saranno ricattati dall'Occidente. L'Occidente sta portando in Uganda l'idea dell'omosessualità e sta dicendo agli Africani cosa fare. “Imperialismo: non ci faremo ricattare per pochi dollari”, ha aggiunto.

Ho chiesto a Bahati se fosse preoccupato del fatto che la gente possa smettere di venire in Uganda qualora venisse approvata la legge. “No”, ha risposto, “l'Uganda è stata scelta come migliore destinazione in Africa l'anno passato. Non sono preoccupato affatto”.

Ha aggiunto che lo scopo della Legge contro l'omosessualità è quello di “proteggere i nostri bambini dall'incoraggiare quel comportamento”. In merito agli adulti consenzienti in privato ha affermato che si tratta di pratiche illegali “perché stanno facendo la cosa sbagliata”.

Mark Widdicombe sottolinea che il disegno di legge si basa su una falsa premessa:

Oltre la barbarie delle pene concepite, l'intera legge si basa su una falsa premessa. Il primo paragrafo della proposta afferma:

Questa legge riconosce il fatto che l'attrazione per lo stesso sesso non è una caratteristica innata e immutabile.

Ma è stato dimostrato in numerose ricerche revisionate da esperti che l'attrazione per lo stesso sesso è per l'appunto una caratteristica innata e immutabile.
Alcuni esempi sono forniti da Bernard Zuger, da Dean Byrd e Stony Olsen, da Aaron S. Greenberg e J. Michael Bailey e da Jack Drescher.
Comunque, anche se l'omosessualità fosse una scelta e non una caratteristica immutabile, non sarebbe comunque perdonabile approvare una legge come questa, che cerca di criminalizzare il comportamento sessuale consensuale tra adulti.

È ragionevole chiedersi perché il signor Bahati provi una così forte antipatia nei confronti di chi preferisce le carezze di esponenti del proprio sesso. Egli sostiene che l'omosessualità sia stata introdotta in Africa dai poteri coloniali, quindi il suo scopo è quello di estirparla e di riaffermare i tradizionali e stabili valori familiari africani. Un esame del folklore africano, che si ritrova, ad esempio, nel libro Indaba, My Children di Credo Mutwa, dimostra come queste affermazioni siano false. L'omosessualità era conosciuta millenni prima dell'arrivo dei colonizzatori europei, e ben tollerata.

Come parte di una campagna mondiale per sostenere i diritti dei gay in Uganda, il documentario Call Me Kuchu è stato presentato al Festival del Cinema di Berlino:

Girato nel corso di due anni, durante tre viaggi in Uganda, il primo dei quali a gennaio 2010, Call Me Kucho è un documentario focalizzato sui diritti dei gay (per essere precisi – sull'assenza di diritti) nella “Perla d'Africa”. Co-diretto dalla giornalista televisiva Malika Zouhali-Worrall e dalla premiata fotografa Katherine Fairfax Wright, il film è stato proiettato per la prima volta sugli schermi l'11 febbraio, nella sezione Panorama del 62esimo Festival internazionale del Cinema di Berlino.

Il film racconta la vita di Davis Katos, il primo attivista gay dichiarato in Uganda, e la sua lotta contro la Legge Anti-Gay che i gruppi religiosi ugandesi stavano cercando di far approvare nel 2011. Privati di un diritto umano fondamentale – il diritto di amare apertamente chiunque si voglia, senza aver paura di essere uccisi per la strada o di essere imprigionati per 7 anni, come tale legge permetterebbe – David e tre suoi compagni attivisti (“Kuchus”, come gli omosessuali sono chiamati in Uganda) condividono un vissuto doloroso e si sostengono l'un l'altro giorno dopo giorno. Credono che un giorno la situazione potrà cambiare, solo continuando a lottare e a dimostrarsi orgogliosi di loro stessi. Purtroppo, uno dei giornali scandalistici più popolari, il Rolling Stones, continua a pubblicare articoli pieni d'odio in cui vengono resi pubblici i nominativi dei gay che non hanno intenzione di rivelare la propria omosessualità, data la situazione, e incoraggia apertamente atti di violenza nei loro confronti.

Gli attivisti per i diritti umani hanno creato una petizione online, Stop The Kill The Gays Bill, come parte della loro campagna per fermare il disegno di legge.

Qui il testo completo della proposta di legge anti-gay del 2009.

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