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Perù: il ricordo del poeta César Vallejo riapre il dibattito sull'identità del Paese

Google per il 120° anniversario della nascita di César Vallejo

Google per il 120° anniversario della nascita di César Vallejo

Il 16 marzo 2012, in Perù è stato celebrato [es, come per tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato] il 120° anniversario della nascita del grande poeta peruviano César Vallejo [it], che, come sintetizza la pagina a lui dedicata su Wikipedia, è “considerato tra i più importanti innnovatori della poesia [it] del 20° secolo [it]. Era, secondo le parole del critico, Thomas Merton [it], ‘il miglior poeta al mondo dopo Dante‘ [it].”

In Perù, la data della commemorazione è stata celebrata con numerose attività tra cui recital, letture e nuove edizioni delle sue opere.

Fra le cose che più hanno sopreso gli amanti peruviani della letteratura c'è stato il doodle di Google, a uso della rete peruviana e nordamericana, che rendeva omaggio allo scrittore. Questo tributo è stato raccontato da molti netizen su Facebook, ed è stato promosso dalla Casa de la literatura peruana, che ha raccolto molte altre proposte di doodle per Vallejo. In ogni caso il doodle poi usato era un disegno originale di Google.

Il blog Debae Pedagógico riproduce uno dei doodle che è stato proposto e ciò che ha ispirato il suo creatore, l'artista di Lima Javier Aquino:

me concentré en la personalidad reflexiva y la tristeza de los poemas de Vallejo aludiendo al dolor humano. Por ser un escritor de antaño es que los elementos aluden a algo antiguo y precario refiriéndose también a la situación económica poco favorable que vivó el poeta.

mi sono concentrato sulla personalità riflessiva e sulla malinconia delle poesie di Vallejo, che riflettono sulla sofferenza umana. Trattandosi di uno scrittore del passato, gli elementi fanno riferimento a qualcosa di antico e precario così come alla situazione economica precaria in cui viveva il poeta.
César Vallejo - Alternate Doodle

César Vallejo – Doodle alternativo

#CulpadeVallejo

Ma neanche questo anniversario è stato risparmiato dalle polemiche. Il dibattito è sorto in seguito ad un articolo apparso su un giornale locale che fa riferimento alla famosa tristezza della poetica di Vallejo; l'accusa è che il poeta sia in parte responsabile dell'inconscio nazionale e che la sua poetica sia alla radice del supposto disfattismo dei peruviani. L'autore dell'articolo, Diego de La Torre, dopo aver attaccato J.R. Ribeyro, altro scrittore peruviano, passa a difendere le teorie liberali che secondo lui, sono gli elementi che permettono di contribuire allo sviluppo di “cittadini con una mentalità vincente e senza complessi.”

Le reazioni sui social network sono state immediate e totalmente a favore di Vallejo. In particolare le reazioni si sono fatte sentire su Twitter, dove gli utenti hanno postato in modo sarcastico con l'hashtag  #CulpadeVallejo, accusando il poeta di ogni possibile misfatto.

Su Facebook viene pubblicata una copia dell'articolo completo. Ma è sui blog che si concentra la discussione generale. Ad esempio, Gustavo Faverón  scrive:

El artículo de Diego de la Torre dice que estaríamos mejor si en lugar de tener a uno de los cuentistas magistrales de la tradición hispana y en lugar de tener a quien fuera, posiblemente, el mayor transformador de la poesía en español en los últimos trescientos cincuenta años, hubiéramos tenido una serie de epígonos de Paulo Coelho. […]

Diego de la Torre, cuya capacidad de lectura no puede ir más allá de interpretaciones al pie de la letra (como las del célebre personaje de Ribeyro que terminó matando a su amada por su incapacidad de comprender una metáfora) supone que la vida es literalmente una competencia con repartición de medallas en la línea final, y que, en ella, alguien como Vallejo, acaso por haber muerto sin dinero o por no haber alcanzado en vida la plena celebridad, o acaso simplemente por no haberse rendido a la lógica del capital como única medida de toda moral, no es otra cosa que un fracasado.

L'articolo di Diego de la Torre sostiene che staremmo molto meglio se invece di contare con uno dei più importanti scrittori ispanici della storia e probabilmente uno dei primi innovatori della poesia ispanica degli ultimi 350 anni, potessimo vantarci di una serie di imitatori sulla scia di Paulo Coelho. […]

Diego de la Torre, la cui capacità di lettura non va molto aldilà delle interpretazioni alle note a piè di pagina (come quelle del celebre personaggio di Ribeyro che finì per uccidere la sua amata perchè incapace di capire le metafore). Parte dal presupposto che la vita sia letteralmente una gara in cui vengono distribuite medaglie una volta giunti al traguardo e che una persona come Vallejo, che probabilmente è morto senza un euro e senza aver raggiunto in vita nè fama nè notorietà, o che semplicemente non ha fatto della logica del capitale la misura delle sue azioni, non sia stato altro che un fallimento.

E conclude così:

Tonterías, obviamente. Tonterías que equivaldrían a decir que por culpa de Sófocles los griegos creían que el esfuerzo humano era inútil, o que por culpa de Kafka los germanos suponen que un hombre es en el fondo una cucaracha, o que debido a Melville y a Hawthorne y a Poe y a Faulkner los americanos se creen condenados a la desgracia y al horror, o que Camus y Sartre han convertido a los franceses en fatalistas o en nihilistas.

Si tratta di stupidaggini ovviamente. Stupidaggini che equivalgono a dire che per colpa di Sofocle i greci pensavano che ogni sforzo umano fosse inutile o che a causa di Kafka i tedeschi pensano che l'essere umano in realtà sia uno scarafaggio o che in seguito alle opere di Melville, Hawthorne, Poe e Faulkner, gli americani si considerano condannati alla disgrazia ed all'orrore e che Camus e Sartre hanno trasformato i francesi in un popolo di fatalisti e nichilisti.

Nel blog di gruppo Mil Inviernos, viene condivisa un’opinione simile:

Para de la Torre, César Vallejo ha sido más nefasto que Fujimori o Guzmán porque se insertó en el inconsciente y, para poderlo discernir, sería necesario un psicoanalista. Habría que preguntarle al columnista peruano qué influencia ha tenido “Las once mil vergas” de Apollinaire en el comportamiento de los franceses o si Passolini por haber hecho “Saló o los 120 días de Sodoma” es el culpable de que Italia tenga a Berlusconi.

Secondo de la Torre, César Vallejo ha prodotto più danni di Fujimori o Guzmán perchè è entrato a far parte dell'inconscio e per poterlo comprendere sarebbe necessario uno psicanalista. Bisognerebbe poter chiedere al giornalista peruviano quale sia stata allora l'influenza dell'opera di Apollinaire “Le undicimila verghe” sul comportamento dei francesi o se è colpa del film di Pasolini  “Saló o le 120 giornate di Sodoma” se gli italiani si sono ritrovati Berlusconi al governo.

Iván Thays sottolinea, rispetto agli oltraggiatissimi utenti di Twitter, che molti di loro ” non hanno mai letto nè mai leggeranno una riga nè di Julio Ramón Ribeyro nè di César Vallejo.” Più tardi, dà la sua  opinione sull'articolo:

No solo sustenta una idea improbable, como decir que una obra puede dañar el subconsciente nacional, o prejuiciosa, como dar a entender entre líneas que los autores representativos deben escribir libros optimistas para favorecer la autoestima de sus países, sino que, además, ha leído de manera superficial y frívola los autores que menciona, y en especial a César Vallejo, quien está muy lejos de ser un derrotista […]

debe quedar claro que cuando César Vallejo escribe: “Yo nací un día en el que Dios estuvo enfermo” no está expresando una idea derrotista sino su disconformidad frente al mundo, atestiguando que existe una idea de justicia implantada por un superior (llámese Dios o quien sea) contra la que se subleva. En ese poema la frase se reitera una y otra vez (de ahí el título “Espergesia”) aumentando el nivel de indignación del poeta y llamando al lector a indignarse también.

Sostiene un'opinione improbabile, secondo cui un'opera di letteratura è in grado di danneggiare l'inconsciente nazionale, e pregiudiziale per la quale gli autori più rappresentativi dovrebbero scrivere libri ottimistici per contribuire all'autostima dei paesi. Inoltre dimostra di aver letto in modo frivolo e superficiale gli autori che menziona in particolare  César Vallejo, che in fatti era ben lungi dall'essere un disfattista. […]

deve essere chiaro che quando César Vallejo scrisse: “Sono nato un giorno in cui Dio era malato,” non stava esprimendo la sua sconfitta ma il suo disaccordo con il mondo. Vuole testimoniare che esiste un'idea di giustizia prestabilita da un essere superiore (che si chiami Dio o in altro modo) nei confronti del quale lui è furioso. Nella sua poesia, la frase viene ripetuta più volte (per questo il titolo “Espergesia”), accrescendo l'indignazione del poeta e esortando il lettore a condividere questo sentimento.

Infine dichiara che:

Hace 120 años nació César Vallejo y, por lo visto, la incomprensión que obtuvo de sus compatriotas contemporáneos (que lo hizo refugiarse en París y no regresar jamás) sigue vigente en este nuevo país puesto al servicio de la “Marca Perú”.

Sono trascorsi 120 anni dalla nascita di César Vallejo ed apparentemente oggi,in questo nuovo paese al servizio della “Marca Perú”, sconta la stessa mancanza di comprensione che ricevette dai suoi contemporanei (che lo obbligò a trasferirsi a Parigi definitivamente), .

Tributi virtuali

Ma non tutto ciò che è stato scritto su Vallejo in questi giorni si è trasformato automaticamente in un dibattito su tale articolo. Nel suo blog, Sonia Luz Carrillo elenca e commenta articoli precedenti che sono stati scritti sul poeta.

In Cinencuentro si ritrovano dei punti in comune tra la poesia di Vallejo e il cinema, pubblicando anche una raccolta di video molto interessanti in cui vengono recitate le sue poesie.

Ancora Gustavo Faverón interviene rispetto a “Nueve Monstruos”, una delle poesie più famose di Vallejo:

Vallejo, como escritor y como intelectual, se estrelló muchas veces contra los obstáculos de una educación limitada y las escaseces que afronta cualquier peruano de la clase media provinciana que además se va empobreciendo a lo largo de su vida; luchó y fracasó en muchos géneros (no fue un gran novelista, no fue un gran dramaturgo, aunque tratara), pero no desfalleció ni renunció, probablemente porque entendió que los fracasos temporales eran inevitables en una empresa como la que se había planteado, que no era la pequeña empresa de triunfar como escritor, sino la inmensa empresa de inventar un lenguaje que le permitiera decir lo inefable o por lo menos señalarlo, dibujar el gesto que nos permitiera intuirlo.

Vallejo, come scrittore ed intellettuale, si è scontrato contro gli ostacoli di un'istruzione limitata e le scarsità che deve affrontare qualsiasi peruviano di classe media proveniente dalla provincia, che tra l'altro con il trascorrere della sua esistenza s'impoverisce sempre più. Lottò e fallì in molti generi letterari (non è stato un grande romanziere nè drammaturgo anche se ce la mise tutta). Ma non si rassegnò nè gettò la spugna probabilmente perchè comprese che i fallimenti temporanei erano inevitabili in un percorso come il suo e che l'obiettivo non era quello di trionfare come scrittore bensì quello di inventare un linguaggio che gli permettesse di esprimere l'indescrivibile o per lo meno di indicarlo, tratteggiando il gesto che ci permette intuirlo.

La linguista Nila Vigil ricorda la sua prima lettura di un'opera di Vallejo:

Yo lo conocí en el colegio, me encantó (lo de Paco Yunque no lo cuento). En casa de mis padres había dos libritos de él de editorial Losada y me los devoré. No sé cuánto entendería de sus poemas pero los leía y leía con pasión porque me dejaban un no sé qué en el alma. Han pasado más de 30 años desde la primera vez que lo leí y me sigo emocionando cuando lo leo. Creo que es uno de los mejores poetas que han escrito en castellano.

Lo lessi per la prima volta a scuola e mi affascinò (il racconto di Paco Yunque). Nella casa dei miei genitori c'erano due suoi libretti della casa editrice Losada e li divorai. Non so quant potessi capirne ma li ho letti e riletti con passione perchè lasciavano un segno – non sò quale – nella mia anima. Sono trascorsi 30 anni dalla prima volta che l'ho letto e ancora oggi mi emoziono quando lo rileggo. É uno dei migliori poeti che abbia mai scritto in castigliano.

Nel blog Marea Cultural, Augusto Rubio ricorda:

César Vallejo se reconcilia en el alma y en el corazón de su patria cuando abrimos sus libros y les damos lectura. Él representaba emblemáticamente el alma mestiza peruana y latinoamericana que prefiere la marginación dolorosa a la humillación de la servidumbre.

Quando apriamo i suoi libri e li leggiamo, ci rendiamo conto che César Vallejo si riconcilia con l'anima e il cuore della sua nazione. Simbolicamente rappresenta l'anima meticcia dell'America Latina e del Perù che preferisce la dolorosa ghettizzazione all'umiliante servitù.

Per concludere su Youtube è possibile accedere alla versione musicale di “Masa”; una poesia molto conosciuta di César Vallejo.

[ Questo post è apparso originariamente nel blog personale di Juan Arellano ]

1 commento

  • meky di sogno

    FELICIDADES POR ESTE EMPENO… AVANTI, AVANTI AL INFINITO DELL CIELO, A PRENDERE GLI STELLE.

    VALLEJO ES EL SIMBOLO MAXIMO DE LA INNOVACION LITERARIA Y CON EL PODER DE SU POESIA LUCHO CONTRA LA INJUSTICIA EN SU TIEMPO, FUE SU ARMA PODEROSA QUE HASTA EL HOY AL SOLO LEERLO EXPRIME EMOCIONES PROFUNDAS DE UN ALMA SENSIBLE E LLAMA A REFLEXION A SU GRATO LECTOR..NOS PLANTEA: CUAL ES TU RESPONSABILIDAD ANTE VUESTRA SOCIEDAD?………EL QUE DIGA LO CONTRARIO SOLO MUESTRA LA MEZQUINDAD DE SU ALMA.

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