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Portogallo: la generazione dei “precari” scende in piazza

Il dado è tratto. Il 12 marzo in varie città del Portogallo e davanti alle ambasciate portoghesi di tutta l'Unione Europea, i giovani sono scesi in piazza. Secondo le parole degli organizzatori la protesta della Geração à Rasca [generazione “dei precari” ] è una “protesta indipendente, laica e pacifica, che vuole aumentare la partecipazione democratica nel Paese ” [pt come per gli altri link eccetto ove diversamente indicato]. Nata come fenomeno spontaneo su Facebook, in meno di un mese ha ottenuto oltre 64.639 conferme di partecipazione:

Manifesto della manifestazione Generazione precaria creato su Facebook

Manifesto della manifestazione “Generazione precaria” creato su Facebook

Nós, desempregados, “quinhentoseuristas” e outros mal remunerados, escravos disfarçados, subcontratados, contratados a prazo, falsos trabalhadores independentes, trabalhadores intermitentes, estagiários, bolseiros, trabalhadores-estudantes, estudantes, mães, pais e filhos de Portugal. Protestamos:
– Pelo direito ao emprego! Pelo direito à educação!
– Pela… melhoria das condições de trabalho e o fim da precariedade!
– Pelo reconhecimento das qualificações, competência e experiência, espelhado em salários e contratos dignos!

Noi disoccupati, i cinquecento euristi e tutti quelli con stipendi da fame, schiavi mascherati, sottocontrattati, lavoratori temporanei, supposti “lavoratori indipendenti” [contrattati così dai datori di lavoro che non vogliono pagarci le indennità pensionistiche], precari, stagiare, borsisti, studenti, madri lavoratrici, padri e figli del Portogallo. Rivendichiamo:
– Il diritto all'impiego! Il diritto all'istruzione!
– Il miglioranento delle condizioni di lavoro e la fine della precarietà dei contratti di lavoro!
– Salari e contratti che risconoscano le nostre competenze ed esperienze!

La disoccupazione in cifre

Nel dicembre 2010, l'emittente TSF Radio News ha reso noti una serie di dati presi dall’ INE (Istituto Nazionale di statistica) che sottolinea che “più di 300.000 giovani non hanno un'attività [economica]”. Nel loro sito web, la stessa emittente il 24 di febbraio afferma che che “il 23% dei giovani è disoccupato, 720,000 lavoratori hanno contatti a breve termine e c'è un aumento del 14% nel ricorso al recibos verdes [lavoratori che ricorrono alla partita iva] registrato negli ultimi tre mesi”.

Sul blog Epígrafe (Epigramma), Ricardo Salabert, del FERVE Movimento (BOIL, acronimo per Stanchi dei Recibos Verdes), spiega cosa implicano nel mercato lavorativo questo tipo di relazioni:

Os recibos verdes são um modelo de facturação aplicável aos trabalhadores independentes, i.e., às pessoas que prestam serviços ocasionais para entidades várias (empresas ou particulares). São exemplo disso os médicos, os arquitectos (entre outros) que podem passar recibos verdes aos seus clientes, não tendo de se estabelecer como empresa.

Recibos verdes è un modello di fattura a cui possono ricorrere i lavoratori indipendenti, vale a dire coloro che lavorano occasionalmente per diversi datori di lavoro (compagnie o singoli). Un esempio sono i medici, gli architetti (tra gli altri) che possono fatturare i propri servizi ai clienti senza costituirsi in una compagnia.

In questo modo cresce la percentuale di lavoratori fuori dal sistema di previdenza sociale (malattia, gravidanza, morte dei coniugi), che non matura diritto alle vacanze o a altri tipi di sussidio. Questi lavoratori possono essere licenziati dai datori di lavoro in ogni momento dato che non hanno nessun contratto con l'impresa. Sono decine di migliaia i portoghesi di tutte le età con lo status di “falso recibos verdes” che stanno invece lavorando per le compagnie alle stesse condizioni di un normale dipendente, come descritto nel codice del lavoro (articolo 12), rimandendo in questo modo “precari”.

L'inno del movimento

Alcuni la chiamano la la generazione nè nè, come Rui Rocha spiega, sul blog Delito de Opinião (Reato d'opinione):

Nem estudam, nem trabalham. (…) Tipicamente, esta é uma geração potencialmente melhor preparada do que as que a precederam e, aparentemente, muito segura de si. São, todavia, presa fácil da degradação do mercado laboral e não conseguem encontrar uma saída airosa, nem combater este estado de coisas. Os sociólogos identificam uma característica muito comum neste grupo: a inexistência de qualquer projecto de vida. As manifestações mais evidentes são a apatia e a indolência.

Nè studiano nè lavorano. (…) In generale si tratta di una generazione potenzialmente meglio preparata delle precedenti e apparentemente conscia delle proprie capacità. Sono però facili prede del degrado vissuto dal mondo del lavoro e non riescono a trovare una via d'uscita decente ma neppure lottare per cambiare le cose. I sociologi hanno identificato una caratteristica comune alla stragrande maggioranza di loro: l'assenza di ogni tipo di progetto di vita. Si tratta di persone che appaiono apatiche ed indolenti.

Verso la fine di gennaio il gruppo musicale Deolinda nel corso del suo tour ha presentato un brano che ha scosso le menti, dando un nome ed una voce a quella che è stata poi definita Generazione perduta.

Sou da geração sem remuneração
E nem me incomoda esta condição
Que parva que eu sou!
Porque isto está mau e vai continuar
Já é uma sorte eu poder estagiar
Que parva que eu sou!
E fico a pensar,
Que mundo tão parvo
Onde para ser escravo é preciso estudar…

Sono della generazione senza stipendio
e non me ne importa un granchè
Che stupido che sono!
Le cose vanno male e non sembra miglioreranno presto
Mi va ancora bene che faccio uno stage
Che scemo che sono!
E poi mi metto a pensare,
a che stupido sto mondo
dove per fare lo schiavo bisogna studiare …
SSatira sull'articolo di Isabel Stilwell, dalla pagina Facebook  "artº 21" (articolo della costituzione portoghese sul diritto alla resistenza)

Satira sull'articolo di Isabel Stilwell, dalla pagina Facebook “artº 21″ (articolo della costituzione portoghese sul diritto alla resistenza)

La canzone dei Deolinda, con oltre 345.000 visite su YouTube, è diventato spontaneamente l'inno della “generazione perduta”.

Pochi giorni dopo nell’editoriale di un giornale gratuito, la direttrice Isabel Stilwell, scriveva: “se hanno studiato e sono schiavi sono degli stupidi senza dubbio. Stupidi per aver speso i soldi dei loro genitori e le nostre tasse finendo per non imparare un bel nulla”. La rete le ha risposto in massa sui social media.

L'inno è poi diventato la miccia che ha fatto esplodere tutti quelli che sentono di star pagando per gli sbagli della generazione che li ha preceduti.

Molti problemi, poche soluzioni

Se da una parte questa situazione ha creato un fronte comune, dall'altra molti altri ne hanno preso le distanze. Si è avviato un dibattito su questioni fino ad allora ignorate.

Mentre il blog O Jumento (Jackass) riflette sulla solidarietà intergenerazionale (o sulla sua assenza), Helena Matos, nel blog Blasfémias (Blasfemia), discute la legittimità del reclamo di questa generazione all'accesso agli stessi diritti dei genitori:

Preparam-se agora os ditos membros da geração à rasca não para exigir que os mais velhos mudem de vida mas sim que também eles possam manter esse tipo de vida. Quem vier depois que se amanhe. A prosseguirmos, dentro de alguns anos, assistiremos a protestos de gerações que se dirão bem pior do que à rasca.

La cosiddetta generazione “precaria”si sta preparando non ad esigere che i più vecchi cambino il loro stile di vita ma a chiedere di potervi accedere. Coloro che verranno dopo si dovranno arrangiare. Dopodichè tra pochi anni, assistiremo alle proteste delle generazioni che vivranno molto peggio della generazione dei “precari”.

Luis Novaes Tito fa appello ad un cambiamento dello status quo, sul blog A Barbearia do Senhor Luis (Dal barbiere Luis), preconizzando la possibilità che si instauri un conflitto tra generazioni:

Concordo que, em vez de chorarem pelos cantos embalados pelo faducho do “já não posso mais”, vão para a rua gritar que é tempo de mudar, antes que os mandem embalar a trouxa e zarpar.

Mi pare giusto che invece di lamentarsi in un angolo immersi in un tipico fado della serie “Non ce la faccio più”, vadano per le strade urlando che è tempo di cambiare, prima che li mandino a fare armi e bagagli.

Tra i post ed i commenti, tra gli editoriali e gli articoli di opinione apparsi nei media tradizionali, ci sono anche coloro che cercano di stimolare ad una riflessione che vada alla radice del problema: cause e soluzioni (sapendo che è più facile trovarsi d'accordo sulle cause che sulle soluzioni). La discussione si è dunque estesa al ruolo dello Stato e del legislatore, e a quello delle Università e delle scuole superiori.

E così va in Portogallo, “un paese dalle buone maniere”, il cui livello di conformismo ha probabilmente raggiunto il limite una volta per tutte. Lontani dall'aver trovato una piattaforma comune che unisca classe politica, società civile e la generazione in questione, il movimento che che cresce e si erge contro il vecchio cerca adesso un sentiero verso la maturità. Il 12 marzo 2012 ha affrontato la sua prima vera prova e data la difficoltà di avere numeri reali quando si tratta delle reti sociali, solo dopo si possono sapere quali sono state le vere dimensioni della volontà di cambiamento di questa generazione. E aspettiamo. Ansiosi.

Aggiornamento: La manifestazione ha avuto un grande successo, secondo gli organizzatori vi hanno preso parte circa 200mila persone solo a Lisbona.

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