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Brasile: omaggio alle vittime per la tutela delle foreste amazzoniche

Il 9 aprile scorso il presidente brasiliano Dilma Rousseff [it] si è recata in visita ufficiale nella capitale degli Stati Uniti, Washington. Alle 10 del mattino circa (ora locale), un centinaio di persone si sono radunate davanti all'ambasciata brasiliana, con immagini e slogan in segno di solidarietà verso i caduti dell'Amazzonia.

Gli attivisti volevano attirare l'attenzione sui brasiliani uccisi e perseguitati per il loro impegno nel proteggere le foreste pluviali amazzoniche, e annunciano ulteriori critiche al Brasile [pt]. Ecco di seguito maggiori dettagli su questi brasiliani e sulle loro lotte.

Zé Cláudio, Maria do Espírito Santo e Laísa, “con un proiettile in testa”

Un cartello con Zé Cláudio. Foto di Felipe Milanez (autorizzata)

Un cartello con Zé Cláudio. Foto di Felipe Milanez (ripresa con autorizzazione)

Il giornalista brasiliano Felipe Milanez era a Washington e ha condiviso le foto dei preparativi e della manifestazione stessa sul suo Twitter (@felipedjeguaka [es]). Milanez è stato una delle voci più attive nel dare visibilità a queste vittime nella regione dell'Amazzonia.

È stato spesso paragonato all'ambietalista ecologista José Cláudio da Silva, ucciso assieme a sua moglie [en], Maria do Espírito Santo, il 24 maggio 2011 nei dintorni della città di Nova Ipixuna, Pará. Sei mesi prima, Zé Cláudio – com'era conosciuto – spiegò nel corso di una relazione su TEDx Amazônia [es] che i talglialegna abusivi stavano diventando una minaccia per la regione e di star vivendo con un “proiettile in testa”: l'avrebbero potuto ammazzare da un momento all'altro.

Nel novembre 2011, Milanez e la rivista Vice hanno realizzato un documentario Toxic: Amazônia [it], sulla difesa delle foreste pluviali e l'abbondanza di taglialegna abusivi a Nova Ipixuna.

Il 9 febbraio, la sorella di Maria, l'insegnante Laísa Santos Sampaio, si trovava a New York, alle Nazioni Unite, per ricevere un tributo postumo alla coppia in una cerimonia che chiudeva l'Anno Internazionale delle Foreste. Laísa è ritornata a vivere nell'insediamento Praialta Piranheira, a Nova Ipixuna, nonostante abbia ricevuto minacce di morte.

Il 12 febbraio, Felipe Milanez pubblicava [pt] una petizione su Twitter chiedendo alle autorità di proteggere Laísa:

Laisa chega hoje a noite em Maraba. E teme ser morta! Abaixo-assinado pela proteção imediata de Laisa Sampaio http://t.co/qAvLBScw

Laísa arriverà a Maraba stasera. E teme di essere uccisa! Petizione per la protezione immediata di Laísa Sampaio http://t.co/qAvLBScw

Tra i cartelli della manifestazione, tutti frutto dell'artista César Maxit, ce n'era uno che diceva Laísa: “Voglio vivere.”.

"La Amazzonia e la sua gente vogliono vivere". Cartelli con foto di Maria do Espírito Santo, Zé Cláudio da Silva e Chico Mendes, un ambientalista ucciso ad Acre nel 1988. Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

"La Amazzonia e la sua gente vogliono vivere". Cartelli con foto di Maria do Espírito Santo, Zé Cláudio da Silva e Chico Mendes, un ambientalista ucciso ad Acre nel 1988. Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

Nilcilene de Lima, Dinhana Dink e la minaccia degli uomini armati

Nilcilene: Voglio vivere. Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

Nilcilene: Voglio vivere. Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

Neanche Nilcilene Miguel de Lima è stata dimenticata. Dopo aver ricevuto, sin dal 2009, minacce di morte dai razziatori di terre e dai taglialegna abusivi  della citta di Lábrea, Amazonas, adesso ha la protezione da parte delle Forze Nazionali di Pubblica Sicurezza. Come rappresaglia per le sue lamentele sull'invasione delle terre ed il furto di alberi, Nilcilene è stata aggredita e la sua casa è stata incendiata.

In un articolo di Global Voices [it] del marzo scorso viene analizzato il legame tra le morti e l'economia agraria.

Il 30 marzo, la ventisettenne Dinhana Dink, che lavorava in stretta collaborazione con Nilcilene, è stata uccisa in un villaggio, dove recentemente si era trasferita la sua famiglia, in Nova Califórnia, Rondônia. Secondo la redazione di inchiesta A Pública [pt], Dinhana venne informata degli uomini armati che facevano incursioni, attaccavano e uccidevano i contadini della regione. Era con uno dei suoi tre figli, Tiago di sei anni, quando le spararono al petto alle prime ore del mattino.

Molte famiglie vicine a Nilcilene hanno lasciato Lábrea, dato che la città amazzonica non ha servizio di sicurezza. Sono i taglialegna abusivi e i loro uomini armati ad esercitare il potere de facto.

La centrale idroelettrica di Belo Monte e Rio+20

Ci sono critiche anche alla centrale idroelettrica di Belo Monte, tuttora in costruzione sul fiume Xingu a Pará, e progettata per essere la terza più capace al mondo. Nel 2011, gli indigeni e le comunità sul versante del fiume nella regione di Volta Grande do Xingu, come anche altre città brasiliane e del resto del mondo, hanno detto “no” alla centrale [pt] a causa dell’ impatto sociale e ambientale.

"Proteste davanti alla ambasciata brasiliana di Washington: Fermate Belo Monte; Basta Violenza! " Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

"Proteste davanti alla ambasciata brasiliana di Washington: Fermate Belo Monte; Basta Violenza! " Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

Recentemente, il 29 Marzo, la costruzione è stata interrotta in seguito alla morte di un operaio. Il 4 aprile, sono stati chiamati i mezzi antisommossa per obbligare gli operai a proseguire la costruzione, ma alcuni di loro hanno opposto resistenza, come riportato dal sito [pt] Xingu Vivo.

"Rio-20: dove i diritti umani diventano 'capitalismo verde'?". Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

"Rio-20: dove i diritti umani diventano 'capitalismo verde'?". Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

Sono emerse anche questioni riguardanti la conferenza ONU sullo sviluppo sostenibile, Rio+20, in programma a giugno a Rio de Janeiro.

Maria do Espírito Santo e Zé Cláudio Ribeiro da Silva. Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

Maria do Espírito Santo e Zé Cláudio Ribeiro da Silva. Foto di Felipe Milanez (autorizzata).

Minacce alla terra dei Guarani-Kaiowá

L'8 aprile, la relazione dell'antropologo Tonico Benites’ [pt] è stata condivisa parecchie volte su Facebook . Fa il resoconto delle vessazioni subìte mentre tentava di raggiungere in auto, con moglie e figli,  il vilaggio di Irajuí, nella municipalità di Paranhos, Mato Grosso do Sul. Benites racconta di come l'uomo che lo ha fermato per strada sapesse che stava indagando per conto de i Guarani-Kaiowá e disse:

“Você tem filhos e esposa, né? Gosta dela e de teus filhos? hein?! fala?” Respondi que sim.

Então ele passou [a] me ameaçar: “Você vai perder tudo, ela que você ama e [os] filhos que gosta, vai perder, Vai perder carro. Vai perder dinheiro. Tudo você vai perder. Você quer perder tudo? Você quer perder tudo?”, ele repetiu várias vezes essas pergunta.

“Hai moglie e figli, giusto? Ti piacciono, eh? Di’ qualcosa.” Dissi di sì.
Allora cominciò a minacciarmi. “Perderai tutto, la donna e i bambini che ami, li perderai. Perderai l'auto. I soldi. Perderai tutto. Vuoi perdere tutto? Vuoi?” Ripetette questa domanda più volte.

Come già riportato su Global Voices [it], le terre dei Guarani-Kaiowá attraggono gli avidi coltivatori di soia e di canna da zucchero. Il 18 novembre 2011, quarantadue uomini entrarono nell'accampamento di Tekoha Guaviry ad Amambaí, Mato Grosso do Sul, uccidendo il capo Nísio Gomes, una donna e un bambino, e rapendo altri.

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