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Living Tongues: new media per salvare le lingue a rischio estinzione

Stiamo assistendo ad una rapida globalizzazione in un mondo in cui le lingue delle nazioni economicamente più forti dominano sulle altre. Come risultato di ciò, le lingue parlate da un piccolo numero di persone sono a grave rischio di estinzione. I genitori non insegnano la madre lingua ai figli che sono costretti ad usarne un'altra nella vita di tutti i giorni ed a scuola.

Sono attualmente 6.809 le lingue incluse nel database di Ethnologue: Lingue del mondo [en], e di queste solo 330 sono parlate da più di un milione di persone.

livingtongues

Circa 450 lingue [en]parlate ormai da pochi anziani sono sul punto di estinguersi. E, fatto ancora più inquietante, circa metà delle lingue parlate nel mondo potrebbero scomparire entro i prossimi 100 anni.

Il Living Tongues Institute for endangered languages [en] (Oregon, USA) si occupa di questo problema: per ogni lingua che muore, la storia collettiva di un intero popolo muore con essa. L'Istituto si occupa di documentare in modo scientifico  le lingue in pericolo di estinzione ed assiste le comunità nel mantenimento e nella rivitalizzazione delle loro lingue native per mezzo dell'uso delle ICT (Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione) e di altri strumenti adeguati.

Indagine sul campo tra i Koro-aka (ripresa da Living Tongues)

Indagine sul campo tra i Koro-aka (foto ripresa da Living Tongues)

La missione del Living Tongues Institute for Endangered Languages è quella di “promuovere la documentazione, l'assistenza, la salvaguardia e la rivitalizzazione delle lingue in pericolo in tutto il mondo per mezzo dell'aiuto linguistico, di progetti di aiuti multimediali indirizzati alle comunità. Quello che segue è un breve trailer che spiega come si svolgono gli interventi dei gruppi di lavoro:

 

 

L'anno scorso il National Geographic ha collaborato con il Living Tongues Institute for Endangered Languages nel Enduring Voices Project [en]. Il Living Tongues Institute ha intrapreso una raccolta di fondi per un altro progetto chiamato “Endangered Language Technology Kits” [en]. Lo scopo è quello di acquistare strumenti di registrazione e computer per 8 attivisti linguistici indigeni in India, Papua Nuova Guinea, Cile e Perù.

Kit per le registrazioni, Living Tongues Institute

Un tipico Language Technology Kit (LTK), che permetterà agli attivisti di registrare la loro lingua madre, è formato da un laptop, un registratore digitale portatile, una macchina fotografica digitale ed una videocamera. Gli operatori verranno istruiti e saranno consigliati da tecnici specialisti.

Il Living Tongues Institute negli scorsi anni ha già affidato alcuni kit di documentazione  ad attivisti linguistici in aree remote e ha già molte storie interessanti da raccontare. In molte situazioni questi operatori linguistici hanno prodotto in prima persona contenuti multimediali nelle loro lingue e li hanno condivisi in rete.  Alcuni destinatari dei kit si possono vedere in questa galleria fotografica [en].

È possibile seguire gli sviluppi del progetto su Twitter e Facebook.

1 commento

  • amo le lingue

    Ottima iniziativa, la approvo in pieno senza riserve di alcun genere!
    Una lingua non è solo un mezzo di comunicazione, è una parte di te come le tue mani.
    E non c’è alcun motivo di abbandonarla.
    Non fatevi ingannare da quelli che vedono la scomparsa delle lingue come positiva.
    Non c’è nessun vero motivo valido per farlo. nessuno, vi dico. Nessuno.
    Ovviamente serve una lingua comune, ma non c’è alcun bisogno di sacrificare le altre.
    Si può parlare la lingua ufficiale assieme a quella del tuo popolo, alternandole a seconda di con chi parli. Lingua franca sì, lingua unica ASSOLUTAMENTE NO. tra l’altro essere bilingui porta un sacco di vantaggi in termini di concentrazione, creatività, apprendimento di lingue straniere, interesse e rispetto per le culture e persino di resistenza alle malattie come il morbo d’Alzheimer-
    E riguardo all’unità sappiate che parlare più lingue non vuol dire essere divisi. In Svizzera si parlano più lingue e si sentono connazionali. Non è che c’è sempre l’effetto Catalogna. Allo stesso modo parlare la stessa lingua non vuol dire essere uniti. Basta vedere come vengono trattati i sudamericani in Spagna: picchiati spesso, troppo. Addirittura molti vanno dal chirurgo estetico per rimuovere i loro tratti somatici e non farsi identificare! Non me lo sono inventato, giuro.
    La cosa importante è non strumentalizzare la cultura politicamente, perché come dice il linguista Marco Tamburelli, “le strumentalizzazioni polarizzano la gente e a volte hanno più effetti negativi che positivi”. Fate riflettere le persone e vedrete che la cultura di un popolo (lingua inclusa) non sarà più vista come bandiera separatista, ma come bene prezioso ed indispensabile da preservare sempre senza per questo chiudersi agli altri. Un bene che prescinde dai Paesi (cosa sono i confini se non convenzioni umane?), e che va guardato non con sospetto ma con interesse sia per sé che per gli altri. E che non c’è nessuna ragione valida per abbandonare. Sennò sarebbe come se una cultura non fosse mai esistita.
    Se esistono solo testi scritti non è bello perché una lingua solo scritta è ARTIFICIALE! Se il fiorentino sparisse pensate che non importerebbe solo perché c’è la Divina Commedia (stupenda, intendiamoci)?
    Non credo proprio.
    Unità LINGUISTICA NON VUOL DIRE UNIFORMITà UNICITà, MONOLINGUISMO O ALTRE BUGIE A CUI CI HANNO INDOTTRINATI.
    Se una cosa è sempre accaduta non vuol dire che sia inevitabile (e meno ancora giusto) che accada. Ma che forse non hanno mai fatto abbastanza per evitarlo. Perciò non date retta a chi sostiene che la morte di una lingua o di un dialetto (che è anch’esso una lingua dal punto di vista linguistico, non credete al luogo comune che lo vede associato all’ignoranza perché non è affatto vero!) sia inevitabile solo perché è sempre accaduta (per via di repressioni e/o di convinzioni assolutamente errate sotto ogni punto di vista, tra l’altro). Anche la guerra è sempre accaduta, dovremmo forse rassegnarci per questo? Neanche per idea. Idem l’estinzione di una specie o di una lingua. La sola cosa inevitabile è la morte, e solo quella biologica, NON linguistica!
    Rispetto chi non la pensa come me. Questo è il mio pensiero. E so per certo che non sono solo io a pensarla così. Spero che anche in TV lo dicano.
    La pluralità linguistica è universale, e c’è sempre stata. E non essendo un avvenimento è normale che sia così. E così dovrà rimanere.
    il mondo è bello perché è vario e la diversità è un valore. e quindi manteniamola, senza lasciare che ciò ci dia alla testa.
    E ricordatevi : la vera unità è L’AMICIZIA.
    Ciao!

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