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Mauritania: il volto della schiavitù moderna

Nel 1981 la schiavitù viene abolita ufficialmente e nel 2007 è dichiarata crimine contro l’umanità. Eppure la Mauritania è ancora vittima di questo fenomeno. Uno reportage della CNN intitolato “Slavery's last stronghold” [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato] rivela che circa il 20% della popolazione vive in schiavitù e, nonostante ciò, dal 2007 è stata emanata soltanto una condanna per sfruttamento e prosecuzione della schiavitù.

Il governo della Mauritania [it], uno Stato dell’Africa Occidentale situato nella zona del Maghreb, nega l’esistenza della schiavitù nel paese.

In risposta al documentario della CNN, Erin Pettigrew, esperta della Mauritania spiega la complessità della faccenda:

Mercanti di schiavi a Gorée, Senegal, 18° secolo. Immagine di Jacques Grasset de Saint-Sauveur.

Ho lavorato in Mauritania per otto anni e il problema della schiavitù è una cosa che sto ancora cercando di capire. Ogni volta che vedo un bambino di colore lavorare in casa di qualcuno mi vengono i brividi, che siano africani o arabi queste relazioni di sfruttamento non mi sono per niente chiare. Anche l’appartenenza a un clan o una stirpe è difficile da decifrare poiché spesso questa condizione viene usata per giustificare le pratiche di sfruttamento. Inoltre, la grande disparità economica in Mauritania influisce sul mantenimento di questo tipo di relazioni. A questo punto mi chiedo: dov’è il governo? Perchè non c’è nessun intervento esterno per combattere questa condizione? Non ho parole.

Dopo aver letto l’articolo della CNN, Abby ha chiesto ad un suo amico di parlare della schiavitù in Mauritania. Ecco la risposta:

A onor del vero il documentario distorce la realtà. Niente di quello che è stato detto è sbagliato, ma c’è da dire che gli autori hanno enfatizzato alcuni abusi e ignorato una serie di contesti che fanno sembrare la faccenda peggiore di quello che è in realtà. Molte famiglie di Mori bianchi “possiedono” una famiglia di Mori neri. Questi ultimi cucinano e fanno le faccende di casa e, anche se sono certo dell’esistenza di molti casi di abuso, bisogna ricordare che questo sistema non è dovuto ad una forma di crudeltà gratuita ma per mancanza di alternative economiche. Nessuna industria ha mai tratto benefici dalla schiavitù. Anche se menzionato, questo particolare è stato lasciato in ombra forse perché i reporter hanno trascorso solo otto giorni in Mauritania. La Mauritania è certamente una realtà dura, parliamo di uno Stato povero, privo di lussi ma sicuramente più agibile del Marocco. La gente è accogliente anche grazie ad alcune nozioni sul turismo e il livello di discriminazione è più basso poichè le comunità sono più vicine tra loro. La Mauritania però è vittima di molti problemi. Si pensi al governo corrotto, alla desertificazione, la siccità e un sistema d’istruzione estremamente povero. La trasmissione di un documentario scadente come quello della CNN di certo non aiuterà la Mauritania a cancellare la schiavitù. Quest’ombra sparirà solo quando si troverà una soluzione a tutti i problemi del paese.

Qual è l’origine della schiavitù in Mauritania e perchè vi è ancora radicata? Steve Davis fornisce la sua spiegazione:

Si ritiene che lo Stato della Mauritania abbia abolito la schiavitù nel 1981. Ebbene sì, nel 1981! Ciò nonostante è ancora ampiamente praticata anche se il governo nega la sua esistenza. Infatti la nazione ha dichiarato la schiavitù un vero e proprio crimine solo nel 2007. E allora com’è possibile che la schiavitù esista ancora nel 2012?
Ecco alcune motivazioni:
Il Governo non si impegna a scoraggiarne la pratica. È difficile far rispettare le leggi perché lo Stato è enorme e deserto, soprattutto nella zona del Sahara. Inoltre, i leader islamici locali (imam) si dichiarano completamente favorevoli alla schiavitù.

Il razzismo è dilagante. Storicamente la gente di colore apparteneva ai bianchi. I “Mori bianchi” sono Berberi di pelle chiara che parlano arabo. Loro costituiscono la classe dominante della nazione mentre i “Mori neri” hanno la pelle scura e, come i primi, parlano arabo. Secondo la tradizione questi ultimi sono stati schiavizzati dai bianchi.

La popolazione ha un basso livello di istruzione. Molti schiavi non sono neanche consapevoli di vivere sotto schiavitù. Per molti di loro l’idea di essere posseduti e sfruttati da qualcuno è ormai una cosa normale, una specie di tradizione che dura da secoli.

Progress4 Women pensa che il proverbiale “cuore non vede, occhio non duole” rispecchi la situazione:

Forse tutto questo dipende dal fatto che la gente non ha mai sentito parlare della Mauritania dato che l’ingiustizia di cui è protagonista non è una notizia di attualità. E quindi? Occhio non vede, cuore non duole? Questi schiavi sono persone che meritano il riconoscimento di tutti i diritti umani, specialmente il diritto alla libertà. Levin Bales ha dichiarato: “la schiavitù è un latrocinio, una privazione della vita, del lavoro, un furto di ogni proprietà e prodotto, di tutti i bambini figli della schiavitù”, e ha ragione. Questi uomini, donne e bambini vivono una forma di schiavitù fisica e psicologica. Nella loro mente non c’è più spazio per sogni e speranze, ma solo un senso di lotta e oppressione.

Sapevo che sotto i titoli dedicati a prostituzione e sfruttamento minorile giaceva ancora il problema della schiavitù. Certo nascondere la questione in rubriche con argomenti meno gravosi ti fa sentire meglio, ma l’epoca dei governi che chiudono un occhio (come quella in cui è caduta la Mauritania) è ormai finita. Non importa quanto siano sofisticati i nostri eufemismi per alleggerire la questione, finché le persone vengono trattate come una proprietà la schiavitù continuerà ad esistere!

Di recente due sorelle hanno tentato la fuga dal loro padrone percorrendo il deserto del Sahara. Lissnup ha scritto sul suo blog a proposito della loro esperienza terrificante:

Grazie all’aiuto di un tuareg le due sorelle si sono prima dirette verso Bassikounou e dopo due giorni di viaggio notturno, per evitare di essere catturate e riportate indietro, sono giunte a Néma. Generalmente la massima preoccupazione per le ragazzine della loro età è quella di essere promosse a scuola, ma Selama Mint Mbarek (14 anni) è già madre di un bambino, nato dopo essere stata violentata dal suo ex padrone. Sua sorella minore, di appena 10 anni, non conosce l’innocenza tipica dell’infanzia, veniva picchiata ogni giorno dal suo padrone. È stato proprio dopo una delle solite punizioni fisiche che le due ragazzine hanno deciso di fuggire. Eppure Selama ha dovuto persino convincere sua sorella che valeva la pena fuggire. Nonostante i pericoli che le attendevano Selama ha portato con se il bambino. Secondo le testimonianze rilasciate alla stampa, il padrone ha ancora sotto il suo giogo altri famigliari: la zia, i fratelli e i cugini.

Ahmed ritiene che questo tipo di storie siano solo “una goccia nel mare” e che il governo continui a girare la testa dall’altra parte:

Queste storie sono solo una goccia nel mare dato che in Mauritania le organizzazioni anti-schiavitù continuano a scoprire casi del genere e il governo di tutta risposta gira la testa dall’altra parte facendo finta di non vedere. Nessun programma d’aiuto è stato pianificato per permettere a chi è ridotto in schiavitù di uscire dalla miseria, dall’ignoranza e dalla povertà. Gli attivisti per i diritti umani che hanno messo in luce i casi di sfruttamento e schiavitù sono soggetti a continue persecuzioni. Molti vengono imprigionati. L’ultimo episodio riguarda l’arresto di un attivista nella Mauritania Orientale. Fa da aggravante una foto che ritrae uno degli attivisti nudo e legato in uno dei luoghi di detenzione.

Nel giugno 2011, Aconerly ha scritto un pezzo intitolato “Oltre l'abolizione: poniamo fine alla schiavitù in Mauritania”:

Gli schiavi in Mauritania non hanno diritto ad una proprietà, né ad un cognome. Non hanno neanche diritto alla custodia dei propri figli. La legge del 2007 che dichiara la schiavitù un crimine contro l’umanità non è stata ben accetta, anzi per alcuni era una vera e propria burla. Bamariam Koita, Direttore della Commissione per i diritti umani del governo mauritano, ha osato sostenere che finora nessuno è stato indagato per violazione di quella legge. Secondo il Direttore non c’è nessun mercato di schiavi e la legge del 1981 che aboliva la pratica schiavistica rende vana ogni discussione sull’esistenza della schiavitù in Mauritania. Tuttavia, Koita ha dato un’immagine troppo semplicistica del problema . Nell’articolo del 2007 “Schiavitù: passato e presente” un uomo, Mohamed, ha affermato di non avere un cognome perché era uno schiavo. E non è tutto. Ha anche rilasciato una lista dei membri della sua famiglia ancora sotto schiavitù, confutando così le dichiarazioni del Direttore.
Le catene di uno schiavo non sono solo sociali ed economiche, ma anche generazionali. Una tradizione lunga un secolo continuerà ad esistere finchè i “Mori bianchi” saranno in una posizione predominante rispetto ai neri africani che hanno vissuto una schiavitù intergenerazionale aggravata dal peso della analfabetizzazione e dalla privazione dei diritti civili ed economici.

Ecco alcuni post su twitter a proposito della schiavitù in Mauritania:

@Munns: non riconoscere l’esistenza della schiavitù in Mauritania è come andare contro il proprio deen (la propria religione).

@RedTopShwty: La schiavitù esiste eccome in Mauritania…. Che schifo. Vorrei poter fare qualcosa.

@Stef_Muller: @khanyisile @khanyisile la schiavitù è ovunque. Credo che la difficoltà risieda proprio nel governo della Mauritania. (Non riesco a leggere l’articolo).

Nel 2009 un corrispondente dell’ONU ha dato il via a una missione in Mauritania con lo scopo di quantificare le pratiche di schiavitù in tutto il paese. Altre violazioni di diritti umani in Mauritania riguardano la mutilazione genitale femminile, il lavoro minorile e il traffico di organi.

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