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Cina: l'ex cestista NBA Yao Ming ora ambientalista contro il bracconaggio

Da quando si è ritirato dalla National Basketball Association statunitense, un anno fa, l'atleta cinese Yao Ming [it] si è trasformato in un devoto ambientalista. Attualmente collabora con WildAid [en, come gli altri link eccetto ove diversamente indicato] per “promuovere la salvaguardia della natura e ridurre la richiesta di prodotti ricavati da specie a rischio o in via di estinzione”. La Cina è un mercato significativo per prodotti come l'avorio, perciò Yao Ming sembra essere il testimonial perfetto per la causa di WildAid, dal momento che ben più della metà dell'avorio illegale finisce in Cina.

L'11 Agosto 2012 Ming è arrivato in Africa per la sua prima visita ed è stato ospite a Nairobi, capitale del Kenya – una delle poche città al mondo con un parco nazionale nelle immediate vicinanze. Il Parco Nazionale di Nairobi [it] ospita la sede centrale del Kenya Wildlife Services, ovvero l'ente che custodisce il parco nazionale e la maggior parte delle aree pubbliche protette.

Yao Ming comes face to face with a poached elephant in Northern Kenya. Image by Kristian Schmidt from WildAid Facebook page.

Yao Ming con un elefante vittima del bracconaggio nel Kenya settentrionale. Foto di Kristian Schmidt dalla pagina Facebook di WildAid.

Riferendosi alla visita, il blog DailyKenya afferma:

L'ex giocatore NBA Yao Ming è in Kenya in qualità di Ambasciatore per WildAid, per attirare l'attenzione sulla minaccia dei bracconieri ai danni di rinoceronti e elefanti. Yao dovrebbe anche girare nel paese un documentario contro il bracconaggio. Sabato, l'ex star degli Houston Rockets ha visitato la riserva di Ol Pejeta a Nanyuki. La riserva ha la funzione di santuario per quattro dei sette rinoceronti bianchi settentrionali rimasti al mondo e malgrado la sicurezza nella riserva sia aumentata, 5 dei suoi 88 rinoceronti sono stati vittima di bracconaggio lo scorso anno. Il documentario intitolato “The End of the Wild” mostrerà la bellezza e l'importanza economica della fauna selvatica e l'entità della crisi dovuta al bracconaggio

Sul suo blog, YaoMingBlog, lo stesso Yao Ming ha catturato ogni singolo passo della sua esperienza in Africa assieme a splendide foto per raccontare ulteriormente la storia:

Poi sono andato a conoscere Najin e Suni, due dei sette rinoceronti bianchi settentrionali rimasti al mondo – che rappresentano una delle specie maggiormente a rischio del pianeta. Il Rinoceronte Bianco settentrionale una volta vagava attraverso il Congo, l'Uganda e il Sudan ma oggi ne rimangono solo sette, di cui quattro si trovano a Ol Pejeta. I quattro rinoceronti bianchi settentrionali (furono) traslocati a Ol Pejeta nel Dicembre del 2009 da uno zoo della Repubblica Ceca in un estremo tentativo di salvare la specie. Allo stato selvatico sono stati totalmente decimati, a causa del bracconaggio alimentato dalla richiesta di corna di rinoceronte usate in Asia nella medicina tradizionale. Il trasferimento mirava a fornire ai rinoceronti le condizioni di riproduzione più favorevoli nel tentativo di recuperare la specie dall'orlo dell'estinzione. Si ritiene che le condizioni climatiche, alimentari e di sicurezza di cui i rinoceronti godono a Ol Pejeta forniranno loro maggiori possibilità di avviare una popolazione in quella che è considerata l'ultima ancora di salvezza per la specie

Il blog Nanyuki and the North immortala la visita di Yao Ming dalla prospettiva di un abitante del luogo in un breve post:

1. La crescente presenza cinese in Africa - Ol Pejeta, la riserva molto vicina a Nanyuki, ha avuto un grande (Capito cosa intendo? Non ancora? Capirete) visitatore lo scorso fine settimana. In realtà, sono rimasto piuttosto amareggiato per il fatto di non aver saputo nulla al riguardo se non dopo l'avvenimento. Apparentemente, Ol Pejeta si è attivata per una iniziativa contro il bracconaggio. Fantastico, no? Bene, talmente fantastico che, per supportare l'iniziativa, sono stati visitati niente poco di meno che da YAO MING. Fuori controllo. Yao si trovava a 10 miglia da casa mia lo scorso fine settimana nella Rift Valley, in Kenya.

 

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