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Iran: hacker pro-regime attaccano pagina Facebook di noto vignettista

Si chiamano “Soldati dell'Islam” gli hacker pro-regime che lo scorso 11 settembre hanno attaccato la pagina Facebook di Mana Nayestani [fa], noto vignettista iraniano. L'azione è stata poi celebrata direttamente sulla loro pagina Facebook (ora rimossa) dove compariva il seguente post [fa]: “Grazie a Dio, abbiamo conquistato l'account Facebook di Mana Nayestani”.

Sulla sua pagina il gruppo ha postato diverse vignette e immagini contro alcuni pPesi tra cui Stati Uniti d'America, Israele e Canada. Nayestani è un vignettista assai famoso e la sua fan page conta circa 70.000 “Mi piace”. Global Voices ha pubblicato [en, come tutti gli altri link eccetto ove diversamente segnalato] diversi dei suoi lavori e ne ha seguito l'arresto a causa di una vignetta controversa apparsa nella primavera 2006.

La decisione del Canada di recidere le relazioni diplomatiche con l'Iran ha ispirato una delle vignette postate dagli hacker intitolata “L'effetto della chiusura dell'ambasciata canadese in Iran” in cui si mostra l'insignificante impatto nel Paese:

Con un'altra vignetta gli hacker chiedono il motivo per il quale i media si occupano maggiormente della Siria piuttosto che del Bahrain.

Una delle ragioni per cui la pagina di Mana Nayestani è stata scelta da hacker pro-regime potrebbe essere la pubblicazione di vignette politiche su siti iraniani come Mardomak. Ed è proprio su quest'ultimo sito web che è stato rilanciato un suo recente lavoro sul Vertice dei Paesi Non Allineati che ha avuto luogo a Tehran:

Questo genere di attacco a siti e blog da parte degli hacker non è una tattica nuova. Prima dell'apparizione dei “Soldati dell'Islam”, il cyber-esercito iraniano aveva preso a bersaglio siti web in molti Paesi, dimostrando che internet non ha limiti e che persino siti web di grosse dimensioni come Twitter possono risultare fragili dinanzi a hacker sconosciuti.

Gli attacchi degli hacker alle pagine di Facebook, la galera per i vignettisti e le altre tipologie di repressione hanno, però, fallito nel tentativo di mettere un freno ai desideri di pace e di espressione in Iran, sia online che offline.

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