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Kenya: ‘Bevete latte!’, campagna contro il fast food

In Kenya, la commissione sui prodotti lattiero-caseari e le aziende di lavorazione del latte hanno deciso di lanciare una campagna nazionale per promuovere il consumo di latte. Questo per rispondere al cambiamento di abitudini nel Paese, che negli ultimi tempi sta vedendo i giovani scegliere il fast food al posto di più sani regimi alimentari.

Basata sullo slogan: ‘Bevete latte’, la campagna sta suscitando i commenti di blogger e comunità presenti sui social network. Su YouTube circola questo video della campagna:

In un post dal titolo “Cattiva pubblicità Vol.2. Cinque ragioni a favore di ‘Bevete latte'”, iCon sul blog Diasporadical propone una lettura curiosa della campagna pubblicitaria:

Qualcuno potrebbero dire che gli ideatori della campagna sono stati guidati dall'idea che tutti amano i bambini e apprezzano i sentimenti che suscitano, come dolcezza, grazia e tanta gioia. Dico che quelli di Evian sono dei codardi. C'è un buon numero di statistiche riguardo a persone (dentro e fuori le prigioni) a cui piacerebbe vedere i bambini travestiti da adulti che ballano in modo sexy e offrono da bere gli uni agli altri dicendo “bevete latte”. Non è per nulla perverso. È incisivo. Ha sex appeal. Il latte è sexy. Fine della storia.

Per quanto riguarda la sua ispirazione, allora questa pubblicità era necessaria. L'idea di base, intendo dire, è che si tratta della campagna dell'associazione di prodotti lattiero-caseari del Kenya per spingere la gente a bere più latte. Un sondaggio informale di Diasporadical rivela che alla domanda “cosa ti fa venire in mente la battuta ‘Bevete latte'”, la semplice azione di bere del latte è risultata solo al terzo posto (dietro a ‘seno’ e ‘pratiche sessuali’). Questa è una sconfitta. La gente ha realmente bisogno di iniziare a bere latte, senza associare la frase “bevete latte” a qualsiasi forma di coito feticista. Il modo migliore per farlo: i bambini. Perché? Per via delle ricerche di mercato, ecco perché. Ricerche così approfondite e mirate che non hanno mai rilevato un annuncio simile a questo. Vale a dire, centrato su dei ragazzini che ti spingono a bere del latte. Com'è nobile.

Sul blogBornReadyEK si racconta la quotidianità di un giovane agricoltore:

La maggior parte degli agricoltori plaude a tutto ciò, ma il lavoro più difficile sarà riuscire a sostenere il consumo in mezzo ai cambiamenti delle mode alimentari in giro per il Paese. Secondo un articolo apparso su “The East African dal titolo Hai latte? Le aziende casearie del Kenya e le campagne pubblicitarie congiunte “, i keniani rimangono i maggiori consumatori di latte nella regione orientale del continente africano… questo è un dato di fatto essendoci l'abitudine di preparare e bere il tè, la “bevanda nazionale” del Kenya. In Paesi come la Tanzania, il tè nero o il caffè sono più comuni, e a tratti è replicato anche in nazioni come l'Etiopia e la frammentata Somalia.

Un altro aspetto che la commissione (KDB) avrebbe dovuto “mungere”, è la partecipazione degli sportivi nazionali. Magari dicendo che, senza dubbio, sono stati in grado di raggiungere certi traguardi grazie al regolare consumo di latte. Forse qualcuno potrebbe cercare di brevettare e impachettare il famoso mursik della Rift Valley (ricercatori in ambito sportivo hanno cercato un collegamento tra la sua assunzione e l'abilità dei keniani nelle lunghe distanze, ma non ci sono ancora conclusioni a tal proposito ). Immaginate se questo fosse vero, quale impatto potrebbe avere vedere i nostri atleti olimpionici mentre ad ogni evento pubblico reggono un bicchiere colmo di questa bevanda e la consumano avidamente?

Tutto sommato, è un buon inizio e si spera che il rinnovato interesse per il consumo di latte vada a beneficiare non solo quanti trasformano questa bevanda e sono mossi da interessi commerciali, ma sia una spinta per promuovere una sana cultura alimentare in tutto ill Paese. Potrebbe beneficiare anche i contadini e il loro lavoro quotidiano di produzione del latte con guadagni maggiori.

Sul blog Sci-Afrique, in un post dal titolo ‘La campagna mediatica per bere latte è forse ben strutturata?‘, si legge:

Se da un lato sono a favore di una campagna che spinge i keniani a bere più latte, dall'altro esprimo le mie perplessità riguardo l'efficacia di usare l'immagine di poppanti che bevono latte (che in effetti è ciò che fanno a quell'età) per incoraggiare gli adolescenti, la gioventù, a bere latte perché farlo è “fico”. Un altro problema è che la campagna sembra incoraggiare il consumo di prodotti derivati, il latte confezionato (considerato chi è che sponsorizza la campagna); però, è risaputo che nell'Africa sub sahariana la prevalenza di intolleranza al lattosio nella popolazione adulta è pari all'80%. Stando così le cose, perché non s'incoraggia invece il consumo dei nostri prodotti a base di latte fermentato? Dopotutto, gli studi hanno dimostrato le loro proprietà probiotiche, e la fermentazione del lattosio in acido lattico aiuta a ridurre il disagio gastrico sofferto dalle persone intolleranti al lattosio quando bevono latte fresco.

Anche il blog di Ifehenia prende parte al dibattito e polemizza, dicendo:

Suppongo che la campagna ‘Bevete latte, Rimarrete giovani’ non sia andata sprecata. Tutta quella oggettivazione sessuale dell'infanzia non è stata vana. “Oggettivazione sessuale?” vi domanderete. Sì, una ricerca  ha evidenziato il fatto che un significativo numero di persone, sentendo la frase ‘Bevete latte’, non ha pensato al latte, quel ricco, presumibilmente delizioso e corroborante fluido. No, la prima cosa che passava per la mente erano certe pratiche sessuali, relative al seno. Il latte è solo al terzo posto. Lo so, anch'io mi sono scandalizzata a scoprire che dei pervertiti che conosco sono formidabili e possono cambiare. Ci sono forze che spingono là fuori…. Stavo per arrendermi a ‘ricevi con dolcezza il consiglio dell'anno, lasciati andare con grazia alle cose della giovinezza’. Credo di dover ripensare la mia strategia. Sarà difficile che mi ammali di osteoporosi se ogni giorno bevo un bicchiere di latte… perché quel bicchiere fa diminuire l'oggettivazione sessuale di quei bambini.

Se le conversazioni sul web meritano di essere seguite, questa campagna sta offerto alcuni spunti di riflessione interessanti sul consumo (o la sua carenza) di latte in Kenya. Resta da vedere se e quale successo avrà tutto ciò.

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