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Tunisia: “No al prestito del Fondo Monetario Internazionale”

Mentre la Tunisia lavora per accedere al prestito di 1,78 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) [en, come i link successivi, eccetto ove diversamente indicato] per coprire le spese di bilancio del prossimo anno, il governo ha innescato un'ondata di rabbia in tutto il Paese con aumenti della pressione fiscale e tagli ai sussidi  — in un periodo in cui l'economia lotta per riprendersi dagli strascichi della primavera araba.

A due anni dalla cacciata del governo di Zine el Abidine Ben Ali [it], la Tunisia si affida agli aiuti esteri per far quadrare i conti pubblici. Oltre al denaro del FMI, il Paese ha recentemente beneficiato di due prestiti da 500 milioni di dollari erogati dalla Banca Mondiale, oltre a sussidi dal Qatar, dall’African Development Bank, dal governo USA, dall'UE, dalla Turchia e dall'Agenzia dello Sviluppo Francese.

L'economia è in fase di stallo anche a causa della rivolta del 2010 [it]: la disoccupazione è stimata al 17% ma, nelle regioni più arretrate dell'interno, oscilla tra il 30% e il 40%. L'industria turistica, che contribuisce per un sesto all'occupazione, è stata duramente colpita dai disordini seguiti all’assassinio del leader dell'opposizione Chokri Belaid.

Nel frattempo, il tasso di inflazione ha toccato il 6%, la percentuale più alta degli ultimi sette anni.

Il 14 marzo, Inner City Press riprendeva l'affermazione di William Murray, vice portavoce del FMI:

Sono in corso negoziati tecnici per un accordo d'emergenza da stipulare in via precauzionale con le autorità tunisine. È stato formato un nuovo governo e il nostro staff ne sta attualmente sondando le intenzioni e il mandato. In ogni caso, il FMI continua a dichiararsi disponibile ad aiutare la Tunisia in tutte le forme necessarie nel corso di questa difficile transizione politica.

Non pochi netizen tunisini temono che il prestito del FMI comporti dolorose misure di austerità, destinate a far precipitare la situazione economica del paese. Tra costoro, Mariem Ben Abid, fondatrice dell’Arab Governance Institute, spiega:

Per garantire l'erogazione del prestito, il FMI richiede come contropartita le tipiche “riforme strutturali”, secondo alcuni esperti “riforme dolorose” che avranno ricadute negative sull'economia e sul tenore di vita della Tunisia (…) Occorrerà ridurre gradatamente i sussidi che rappresentano il 5% del prodotto interno lordo (PIL). La conseguenza sarà un aumento dei costi dei carburanti e quindi dei trasporti. In ultima analisi, questo determinerà un generale incremento dei prezzi di mercato… A causa del potenziale aumento dell'IVA, l'aumento dei prezzi di mercato finirà per minare il tenore di vita medio dei tunisini, considerato anche che i salari non vedranno un analogo incremento, soprattutto perché il tasso di inflazione è già intorno al 9%.

Ben Abid ritiene che esitano altre misure che il governo tunisino potrebbe adottare per scongiurare la dipendenza dal FMI:

Controllo dell'evasione fiscale e dei bilanci fiscali di quegli imprenditori noti per corruzione che gravitavano nella cerchia di Ben Ali.

Maggiore trasparenza nelle spese e nelle entrate di stato, comprese le gare d'appalto nazionali e internazionali e la tassazione energetica.

Massicce riforme per arginare la corruzione che, secondo diversi studi nazionali e internazionali, è attualmente in aumento, nonché l'attuazione di politiche di governance virtuose.

Avvio di un'ndagine per rintracciare i prestiti incassati durante l'era Ben Ali. Questo contribuirà a ricostruire l'inappropriata destinazione dei fondi e probabilmente ne consentirà il parziale recupero.

Stipula di nuovi trattati commerciali con paesi dell'Africa e del Maghreb per ridurre la dipendenza dall'Europa (che assorbe l'80% delle esportazioni tunisine) e per attutire l'impatto della crisi economica dell'Unione Europea sull'economia tunisina, accelerando al contempo la riforma degli oneri doganali che, secondo alcuni esportatori, a partire dalla rivoluzione, sono diventati un pesante fardello.

Rafforzare le misure di sicurezza per ridare impulso al settore turistico.

Per sensibilizare l'opinione pubblica sulle “dolorose riforme” previste, il blog Nawaat [en/fr], propone questo video:

Questo il messaggio [fr] del video:

La Tunisie va emprunter 1.78 milliard de dollars au FMI

Le FMI exige une réforme douloureuse pour assurer le remboursement de son crédit

Nous passerons 40 ans de notre vie à travailler pour payer l’ensemble de ces dettes

Non à l’hypothèque de deux générations

Non à la suppression des subventions (pain, farine, médicaments, livres, transport …)

Non aux privatisations sauvages.

Non a l’endettement auprès du FMI

Non à l’augmentation des prix, de la TVA sur les produits et services

Oui à l’audit quant à l’argent emprunté sous Ben Ali.

Oui à l’étude et a l’audit par l’ANC des l’emprunts passés et à venir.

L’enseignement et la santé doivent rester accessibles à tous

Défendons, ensemble, la Tunisie, ses richesses et son avenir !

La Tunisia sta per ricevere un prestito di 1,78 miliardi di dollari dal FMI.

Il FMI richiede in cambio una serie di dolorose riforme per garantirne il rimborso.

Ci vorranno 40 anni di lavoro per ciascuno di noi per onorare il debito.

Non ipotechiamo il futuro di due intere generazioni.

No all'abolizione di aiuti (pane, farina, medicine, libri, trasporti…)

No alle privatizzazioni selvagge.

No ai prestiti dal FMI.

Sì alle indagini sul denaro preso in prestito durante il regime di Ben Ali.

Sì alla revisione e all'esame dei prestiti passati e futuri da parte della NCA [Assemblea Nazionale Costituente].

Istruzione e sanità rimangano accessibili a tutti.

Difendiamo insieme la Tunisia, la sua ricchezza e il suo futuro!

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