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Grecia: visita ai carcerati migranti detenuti nel “Guantanamo greco”

Questo il resoconto vissuto in prima persona da Maria Sidiropoulou di Global Voices, che ha visitato una struttura detentiva della periferia di Atene insieme a una delegazione, il 6 di aprile 2013. Si descrivono le condizioni dei migranti attraverso i suoi tweet, e con testimonianze di altri visitatori di un luogo non a caso soprannominato #GreekGuantanamo [en/el].

Storie di disperazione sono rimbalzate su Twitter, non appena politici, giornalisti e attivisti anti-razzismo hanno visitato il carcere vicino la stazione di polizia di Drapetsona, nell'unità amministrativa del Pireo. Qui, oltre 100 migranti irregolari vivono in spazi ristretti e bui e in condizioni di estemo degrado (per esempio un detenuto ha affermato di non vedere il sole da mesi, un altro ha tentato il suicidio).

Protesta contro le disumane condizioni detentive dei migranti a Drapetsona. Foto dell'autore

Più di 60.000 migranti sono stati detenuti all'interno delle stazioni di polizia [en, come i successivi salvo diversa indicazione] dall'agosto del 2012, inizio delle operazioni di rastrellamento “Xenios Zeus” (ironico il riferimento al dio greco dell'ospitalità). Solo 4.000 di loro sono stati arrestati formalmente.

Dagli anni '90, la Grecia è diventata porta di ingresso verso per l'Unione Europea per centinaia di migliaia di immigrati illegali provenienti da Africa, Asia e Medio Oriente. Gruppi xenofobi e fascisti, tra cui i neonazisti del partito Alba Dorata, hanno alzato sempre più la loro voce in un paese con economia in ginocchio e scarse opportunità di occupazione. Secondo alcune statistiche, gli immigrati irregolari rappresentano al momento il 10% della popolazione greca.

È la seconda volta in due mesi che una delegazione fa visita in questa stazione di polizia per denunciare le condizioni di vita di quei migranti che non ottemperano alla legge greca.

Quasi tutti i partecipanti hanno partecipato grazie all'imput ricevuto da una lettera dettagliata [el] di George Karystinos, membro del Fronte Antifascista del Pireo, che aveva partecipato alla prima delegazione e visto con i propri occhi le condizioni di vita all'interno. Quanto riferito è assolutamente sconcertante: sono circa 100 i immigrati detenuti in uno spazio di 70 metri quadrati, alcuni di loro da oltre 9 mesi.

Alcuni migranti hanno iniziato lo sciopero della fame in seguito al tentato suicidio di un compagno palestinese di 28 anni, e sarebbero poi stati picchiati dalla polizia, e costretti a terminarlo.

Durante la prima visita, uno dei detenuti si è inflitto delle ferite sotto gli occhi del comitato per dar sfogo alla disperazione. George Karystinos scrive [el]:

Il comandante della stazione di polizia ha reso noto che il detenuto che si è ferito e il palestinese che ha tentato il suicidio saranno rilasciati. Quale messaggio ne ricaviamo? Bisogna tentare il suicidio per uscire di qui e con un po’ di fortuna si riesce a sopravvivere in ospedale.

Foto recente dal centro di detenzione di Drapetsona. Non ci sono finestre né spazi all'aperto. Foto di @eleniamorgos su Twitter

Questa visita coincide con una protesta all'esterno della struttura. Gli utenti di Twitter presenti hanno testimoniato la massiccia presenza di forze dell'ordine fuori dalla stazione: [el]

@Cyberela: Εχουν κλείσει τα ρολά του ΑΤ. 3 σειρές απο ματ. #greekGuantanamo

@Cyberela: La stazione è chiusa. Tre file di forze speciali. #greekGuantanamo

Riportiamo anche il nostro contributo, quando Maria è entrata come membro del comitato in visita e ha cercato di riferire l'accaduto in diretta tramite Twitter. @WonderMaS [en/el]:

@WonderMaS [el]: Sono fuori dalla stazione di Drapetsona con il Fronte Antifascista del Pireo, Amnesty International e due parlamentari, Dritsas e Lafazanis, che sono appena usciti dalla stazione.

Il deputato Dritsas, del partito Syriza, tratta con il comandante sul numero di persone che potranno entrare, dopodiché si possono varcare i cancelli. Continua poi scrivendo:

@WonderMaS: Appena uscita dalla stazione di polizia di Drapetsona, Pireo. Gli immigrati vivono come animali, mangiano due volte al giorno, il primo pasto servito alle 16.00 #rbnews

@WonderMaS: Un immigrato mi ha detto che non vede la luce del sole da mesi. #rbnews

Un membro del Fronte Antifasta del Pireo scrive su Twitter [el]:

@eleniamorgos: Δεν σταματάει η κράτησή τους όταν περάσει ο νόμιμος χρονος, λόγω γραφειοκρατίας του αλλοδαπών

@eleniamorgos: Il loro periodo di detenzione non termina con lo scadere della condanna a causa delle lentezze burocratiche del ministero.

@eleniamorgos: 2. Δεν παρέχεται ιατρική περίθαλψη όταν νοσούν ή κάνουν απεργία πείνας

@eleniamorgos: Non viene garantita alcuna assistenza sanitaria in caso di malattia o sciopero della fame.

Il responsabile della struttura ha chiarito che la polizia fa del proprio meglio per migliorare le condizioni detentive, senza ricevere praticamente alcun supporto dal Ministero. Teseris ha raccontato di dover portare personalmente i farmaci da casa per supplire alle carenze del dipartimento.

@WonderMaS: Il comandante del dipartimento di polizia Teseris afferma che questo posto non è idoneo alla detenzione prolungata, ma solo a periodi di 2 o 3 giorni. #rbnews

Alcuni detenuti hanno confermato l'assenza di adeguati servizi sanitari, manca addirittura il sapone. Altri hanno detto che non tutti i funzionari di polizia hanno un comportamento civile, anche se non usano la violenza. Molti detenuti non hanno un avvocato né contatti con l'esterno e chi è privo di assistenza legale ha riferito di non vedere alcun progresso nella propria situazione.

È diffuso un sentimento di vera e propria disperazione e molti guardano i visitatori come se fossero la loro unica speranza.

All'interno delle celle ci sono alcuni abiti appesi ad asciugare. Nonostante le condizioni di estremo disagio, si cerca ancora di tener pulita la prigione, è un fatto che fa capire come queste persone vengano da case e da famiglie che hanno insegnato loro ad apprezzare le buone maniere e la dignità. Forse è stata proprio la ricerca di dignità a ridurli in questo stato.

Lo psicologo incaricato di assisterli ha insistito sulla disperazione di questi detenuti:

Abatzidi Dionusia è lo psicologo del dipartimento di polizia di Drapetsona e afferma che la gente lì è disperata.

Alcuni detenuti hanno raccontato ai delegati di non subire violenze fisiche; un'attivista questa volta almeno ha sottolineato [el]:

@Cyberela: Το ότι δεν διαπιστώθηκαν ξυλοδαρμοί στους κρατούμενους στη σημερινή επίσκεψη δεν σημαίνει ότι ξαχάσαμε τους προηγούμενους. #greekGuantanamo

@Cyberela: Il fatto che non ci siano violenze fisiche visibili subite dai prigionieri prima della visita di oggi non significa che abbiano dimenticato quelle subite in precedenza. #greekGuantanamo

Secondo un detenuto, dopo la prima protesta e la visita esterna, qualcosa è cambiato: “Hanno aggiustato le luci che erano rimaste spente per giorni”. Confermano altri visitatori:

@Cyberela: Δριτσας: οι κινητοποιήσεις έχουν βοηθήσει την κατάσταση των συνθηκών. Οι χώροι αυτοί είναι για κράτηση το πολυ 48ωρου #greekGuantanamo

@Cyberela: Dritsas [deputato di Syriza]: la mobilitazione ha migliorato la situazione. Queste strutture sono fatte per una detenzione di 48 ore al massimo #greekGuantanamo

Qualche giorno dopo la visita, l'onorevole Dritsas ha annunciato [el] un'inchiesta parlamentare per richiedere al Ministro della Protezione Civile di revocare i rastrellamenti del programma “Xenios Zeus”, che portano inevitabilmente a palesi violazioni dei diritti umani.

Il fotografo Stefanos Koufopoulos ha pubblicato una galleria fotografica della protesta di Drapetsona sul blog Dromografos. Asteris Masouras, collaboratore di Global Voices, ha aiutato nella revisione di questo resoconto e ha curato le risorse di Storify [en/el].

Questo articolo fa parte dei nostri approfondimenti sull’Europa in crisi.

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