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Nigeria: proibito, il documentario di Occupy Nigeria diventa virale

Il documentario sul taglio ai sussidi governativi al carburante proposto lo scorso anno che ha scatenato il movimento Occupy Nigeria [en, come ti link successivi] è, in seguito alla sua censura, diventato virale sui i blog nigeriani.

I 30 minuti di cronaca di “Fuelling Poverty” raccolgono le proteste del Gennaio 2012, analizzando con occhio critico gli alti livelli di povertà e corruzione del paese. Dopo la première tenutasi ad Abuja, capitale della Nigeria, nel Dicembre 2012, il regista Ishaya Bako ha sottoposto il film all’esame della commissione National Film and Video Censors Board (NFVCB).

Il sito di informazione Premium Times ha segnalato non solo la censura del film, ma ha anche riportato di una lettera inviata al regista che gli “suggerisce” di non realizzare il film attraverso canali indipendenti:

In una lettera dell’8 Aprile, in esclusiva per Premium Times, l’agenzia proibisce al regista Ishaya Baki di distribuire e proiettare il documentario in Nigeria, definendo i suoi contenuti “altamente provocatori ed incitanti al disordine pubblico, a danno della sicurezza nazionale.”

La lettera, firmata dal Direttore dei Servizi Legali del NFVCB Effiong Inwang, informa il regista che “tutte le agenzie di sicurezza pubbliche interessate sono in stato di allerta. Una copia di questa lettera è stata spedita al Direttore Generale, Dipartimento dei Servizi di Stato ed all’Ispettore Generale di Polizia.”

L’intero documentario, che ha registrato più di 43.000 visualizzazione, è disponibile su YouTube:

La decisione del governo di tagliare i sussidi al carburante proprio in seguito ai festeggiamenti per il nuovo anno, giustificata con il pretesto di voler destinare nuovi fondi ad altri progetti di sviluppo, ha causato un incremento nel prezzo del gas stimabile tra il 120 ed il 220%, a svantaggio della già povera popolazione del paese. Il movimento Occupy Nigeria ha immediatamente reagito, organizzando proteste in tutto il territorio nazionale: una folla in marcia, inneggiante canzoni anti-governative, ha bloccato le autostrade e le strade principali della capitale e si è riunita in un parco per ascoltare le parole delle associazioni della società civile e di personaggi di spicco e la musica di numerosi artisti nigeriani.

Il blog Africa is a Country descrive alcune scene del documentario:

Partendo da un’introduzione del Nobel Wole Soyinka, il documentario Fuelling Poverty copre, in soli 30 minuti, la ricostruzione storica della questione carburante ed analizza metodicamente come il governo (con il supporto delle istituzioni finanziarie internazionali) abbia deluso i suoi cittadini. Rimuovendo il sussidio, l’economia informale ha subito un duro arresto, mettendo a rischio la quotidianità di un enorme segmento della popolazione. Successive investigazioni sui complessi meccanismi alla base dell’aiuto governativo hanno svelato la massiccia copertura di un giro di corruzione da 7 miliardi di dollari l’anno.

Scritto da Ishaya Bako, prodotto da Oliver Aleogena e finanziato dall’Open Society Institute for West Africa, Fuelling Poverty oltre ad essere tecnicamente buono, dice anche le cose giuste. Le sue interviste alle vittime dei tagli e ai protagonisti delle manifestazione del Gennaio 2012 sono di grande effetto. Come affermato nel film, i sussidi al carburante rappresentavano l’unica vera spesa sociale del governo, la loro rimozione lascia inutilizzato un grosso ammontare di risorse.

Occupy Nigeria Logo (Courtsey: Nigerianstalk.com)

I blogger nigeriani si sono attivati alla pubblicazione della notizia sulla censura del documentario, manifestando la loro ferma opposizione all’atto.

Eze Onyekpere, avvocato e giornalista sociale nigeriano, ha dedicato un editoriale del giornale online YNaija al caso del documentario, sostenendo che la commissione censura ha abusato del suo potere arrivando a negare la libertà di espressione, diritto proclamato nella costituzione nigeriana:

Quest’ordine proibitivo solleva numerose questioni di interesse pubblico e sicurezza nazionale. Il NFVCB poteva al limite accusare il documentario di una rappresentazione fuorviante della realtà, ma non negarne la riproduzione. Un tale potere dovrebbe basarsi su considerazioni empiriche più alte piuttosto che sui capricci di pochi individui convinti di potersi arrogare determinati diritti per volontà divina. La sezione 39 della costituzione del 1999 attribuisce ad ogni individuo la piena libertà di espressione, incluso il diritto di esprimere le proprie idee ed opinioni e di informare a riguardo senza alcun tipo di interferenza.

La prima clausola di questa disposizione prevede che nessun fattore possa invalidare la legge, ragionevolmente giustificata in una società democratica, con lo scopo di impedire la divulgazione di informazioni riservate, pur mantenendo l’autorità e l’indipendenza dei tribunali, oppure di regolamentare la telefonia, le telecomunicazioni, le televisioni e la riproduzione di materiale cinematografico.

La seconda clausola riconosce restrizioni per persone occupanti incarichi governativi, membri delle forze armate, della polizia e di altre agenzie di sicurezza stabilite dalla legge. Nessuna delle sopracitate clausole può giustificare l’imbarazzante violazione della libertà di espressione perpetrata dalla commissione.

Onyekepere procede sostenendo che il video non rappresenta una minaccia alla sicurezza pubblica, come rivendicato dalle autorità al fine di mascherare un’azione repressiva:

L’affermazione del NFVCB secondo cui il documentario è profondamente provocatorio e incita al disordine pubblico, minando la sicurezza nazionale, non basta per censurare un film. Una simile motivazione ricorda uno di quei decreti di ordine pubblico dell’era delle dittature militare. Un’asserzione di questo calibro deve essere razionalmente motivata. I nigeriani non si sono opposti alla dittatura militare per poi essere soggiogati da organismi come il NFVCB. La questione è: cosa esattamente incoraggia il disordine pubblico e minaccia la sicurezza nazionale? Il furto di miliardi di naira avvenuto impunemente, il rifiuto di perseguire ladri o il reportage stesso e i commenti contro il ladrocinio avvenuto? Con questa azione, il NFVCB esalta il furto di risorse pubbliche, dichiarandone l’impunità. Al contrario, il documentario mira a denunciare tale impunità, a lottare contro la corruzione educando e informando i nigeriani sugli effetti negativi della violazione di diritti subita.

Zainab Usman riprende l’analisi sul suo blog  Zainab’s Musings:

Non ho ancora capito quale elemento del documentario possa aver messo tanto in allerta il governo nigeriano. Buona parte del film si basa sull’analisi dei contenuti pubblicati dai media e già disponibili su Internet: filmati di procedimenti ampiamente pubblicizzati dal parlamento nigeriano, l’Assemblea Nazionale, tratti da interviste con i policy makers facilmente rintracciabili sulla rete. Non contiene informazioni riservate, né interviste anonime, niente di sospetto e nessuna speculazione… tutte le informazioni e le tematiche trattate sono state già discusse online e per le strade del paese. Non è chiaro perché il documentario sia tanto infiammatorio. Forse è l’uso delle canzoni di Fela come colonna sonora. Ho sentito dire in giro (non confermato) che il regista è finito sotto terra.

L’azione della commissione di censura ha solo acceso la curiosità dei nigeriani, promuovendo una diffusione virale del video, secondo Usman:

Ironicamente, la decisione del governo di vietare la trasmissione del video ha finito per stimolare l’interesse della Nigeria –  in particolare di tutti coloro che non erano a conoscenza del film prima dell’incidente. Adesso il documentario è diventato virale! I nigeriani condividono il link di Youtube via Blackberry Messenger, Facebook, Twitter e gli atri social media. Presto DVD contraffatti saranno venduti liberamente per le strade di tutti i prinicipali centri del paese. Grazie a Internet, i giorni della censura dei media sono stati sepolti tempo fa.

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