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Abdoulaye Bah, una vita degna di essere vissuta

Abdoulaye Bah è un cittadino italiano di origine guineana di 72 anni, in pensione dopo aver lavorato all'ONU. Vive tra Roma e Nizza e dal dicembre del 2008 collabora [fr] con Global Voices Online in maniera molto prolifica, dato che ha ormai quasi raggiunto il numero di mille post scritti o tradotti in lingua francese, oltre a un certo numero di contributi [it] per il gruppo italiano e qualcun altro in inglese. Abbiamo avuto l'onore e il piacere di farci raccontare un po’ della sua vita.

Abdoulaye, sei originario della Guinea Conakry: in che anno sei arrivato in Italia? Ci descrivi la tua esperienza di clandestino per arrivare nel nostro Paese?

Proprio lo scorso aprile sono passati 50 anni da quando sono arrivato per la prima volta in Italia, a Firenze, per studiare. Non è allora che sono entrato clandestinamente in questo Paese. Tuttavia, poco tempo dopo il mio arrivo, mi sono scaduti i documenti e ho vissuto l’esperienza di “sans-papier”. La vita di uno studente senza borsa di studio era difficile, tuttavia la politica italiana non conteneva tutte le misure xenofobe [en, come tutti i successivi link tranne ove diversamente indicato] di oggi.

Nonostante gli aiuti ricevuti da molti amici, ho conosciuto la fame al punto che ho passato il primo esame universitario con le vertigini. Per fortuna, l’arcivescovo di Firenze, S.E. Ermenegildo Florit, su segnalazione del sindaco Giorgio La Pira, mi offrì la possibilità di mangiare alla mensa della Caritas e di dormire all’albergo dei poveri [it].

Allora, quand'è che sei entrato clandestinamente in Italia?

E’ successo dopo la fine degli studi a Firenze, nel 1967: appena ottenuto il diploma in Statistica, ho seguito un corso di specializzazione, poi sono partito per Parigi dove volevo lavorare per comprare un biglietto e tornare così nel mio Paese. Quando mio padre l'ha saputo, è venuto a trovarmi per sconsigliarmi dal tornare in Guinea perché la dittatura era diventata più feroce, con decine di migliaia di arresti e massacri di innocenti, in particolare tra gli intellettuali della nostra etnia.

Non avendo documenti, non era facile ottenere il visto per tornare in Italia: ho preso il treno Parigi-Roma il giorno dopo la morte di Che Guevara, il 9 ottobre 1967. Arrivati alla frontiera a Ventimiglia, appena ho sentito la polizia che faceva i controlli, sono entrato in bagno lasciando la porta aperta e attaccandomi alla parete sopra il WC. Quando gli agenti sono arrivati hanno guardato dentro senza vedermi e hanno richiuso la porta. Sono riuscito a rientrare, così, in Italia.

Un sacerdote che aveva appena fondato l’UCSEI [it, Ufficio centrale studenti esteri] mi ha preso come redattore per 20.000 lire al mese con cui potevo pagare la stanza. E’ riuscito anche a trovarmi delle attività extra per guadagnare un po’ di più. Ho riassunto e tradotto le biografie di scienziati in particolare per la Pontificia Accademia delle Scienze, poi per l’IRI ho lavorato come consulente per le relazioni pubbliche nel suo ufficio per la cooperazione internazionale.

I clandestini di oggi,

I clandestini di oggi, “Sono in Italia, diventerò ricco!!”, di Gianluca Costantini (2005) su licenza CC 3.0

La tua è una nazione che dal punto di vista religioso è prevalentemente musulmana: ci hai raccontato di esserti sposato in Vaticano, ci spieghi come mai?

In Guinea, la religione è praticata in modo tollerante. Da bambino, ho vissuto molto a contatto con mio nonno che era un importante capo religioso, morto alla Mecca. Ho seguito molte delle sue prediche, piene di pietà. Dopo le elementari, mio padre mi ha pagato gli studi in un collegio tenuto da preti, il migliore della Guinea.
Dato l’ambiente in cui si è formata la mia personalità, la differenza di religione non è mai stata un problema per me.

Nel 1969, quando ho incontrato la mia anima gemella e abbiamo deciso di sposarci, non potevo avere nessun documento da parte del mio Paese. Vivevo in modo irregolare in Italia. Non potevo fornire una documentazione completa per pretendere un matrimonio civile. Don Remigio Musaragno [it], il direttore dell’UCSEI, mi propose di sposarmi in Vaticano. L’istruzione sui matrimoni misti emanata il 18 marzo 1966 [it] richiedeva solo alcune garanzie per la mia situazione di scapolo – anche nel mio Paese -, il rispetto della religione di mia moglie, l’impegno di non ostacolare l’educazione religiosa dei nostri figli e la comprensione della natura indissolubile del matrimonio contratto in Chiesa.

In linea di massima ho mantenuto i miei impegni, siamo ancora sposati e non ho ostacolato l’educazione religiosa cattolica dei nostri figli. Il primo è addirittura diventato terziario francescano, il 7 aprile scorso, mentre il secondo è agnostico. Io sono diventato militante del Partito Radicale.

Vuoi raccontarci qualcosa dell'esperienza di tuo figlio che è diventato terziario francescano?

In tutti i Paesi dove abbiamo vissuto, mia moglie e i miei tre figli hanno sempre praticato la religione cattolica. Inoltre, a casa nostra abbiamo sempre ricevuto dei preti tanto a Addis Abeba, il mio primo luogo di lavoro alle Nazioni Unite, che a Vienna, dove abbiamo vissuto molto a lungo.

A Vienna abbiamo cercato di insegnare loro anche la religione musulmana in modo da metterli in grado di scegliere tra l’Islam e il Cattolicesimo. Tuttavia, l’insegnamento dell’Islam è difficile in un ambiente europeo perché si deve apprendere a leggere e scrivere l’arabo: abbiamo allora chiesto a degli studenti nord-africani che studiavano a Vienna di spiegare loro i fondamenti.

Quando i figli hanno deciso di battezzarsi, Ahmed, il più grande, non voleva farlo per non lasciarmi solo nella religione musulmana. Gli abbiamo spiegato che non era il caso perché io non praticavo nessuna religione. Solo allora, anche lui si è battezzato. Tornato a Roma, pur svolgendo un lavoro, ha iniziato a frequentare una comunità di francescani e a prestare volontariato presso la Caritas, scoprendo la sua vocazione.

Nel tuo rapporto con la Chiesa cattolica c'è stata anche la partecipazione al film “Habemus Papam” di Nanni Moretti: com'è successo, e che ruolo vi hai interpretato?

Quella partecipazione è stata una pura coincidenza. Quando il regista si accingeva a fare il film, aveva bisogno d’immigrati di una certa età provenienti da tutto il mondo. Purtroppo, quando le riprese sono iniziate, stavo male e ho partecipato a poche scene. Stavo vicino a Michel Piccoli, alla sua sinistra. Ero il Cardinale dello Zambia. Non ho mai sognato di lavorare nel cinema, anche se ho avuto la fortuna di partecipare a film di registi famosi come Federico Fellini e Gillo Pontecorvo, negli anni ’60, negli studi di Cinecittà e dei De Laurentiis.

Abdoulaye Bah

Abdoulaye Bah

Come hai scoperto Global Voices e che rapporto c'è con il tuo parallelo impegno da blogger con la pagina http://konakryexpress.wordpress.com [fr]?

Una sera di dicembre del 2008, ormai ero in pensione, per non litigare con mia moglie su cosa vedere in TV mi sono messo a cercare su Internet un’attività di volontariato da svolgere. Tra i siti che ho visitato c’era Global Voices. Ho letto qualche post che mi è piaciuto. Ho preso immediatamente contatto con Claire Ulrich, la responsabile del gruppo di lingua francese, e sono entrato a farne parte.

Non avevo nessuna attività di blogging prima. Non sapevo neanche cosa fossero Facebook, Twitter, netizen, citizen media, blog o post. La mia unica attività antecedente è stata la creazione del Forum dell’Associazione delle vittime della dittatura nel mio Paese. Sono diventato blogger grazie alla pazienza di Claire Ulrich, che mi ha anche aiutato a creare Konakry Express [fr], blog nato per diffondere informazioni sulle gravi violazioni dei diritti umani avvenute in Guinea il 28 settembre 2009.

Che relazione c'è tra la tua attività di blogger e quella politica con il Partito Radicale?

Ho vissuto il ’68 in Italia, e seguito o partecipato a molte manifestazioni dei giovani: decolonizzazione in Africa, lotta contro l’apartheid, denuncia della guerra in Vietnam, lotta contro la segregazione razziale negli Stati Uniti. I temi per i quali il Partito Radicale è stato in prima linea in Italia non potevano che coinvolgermi: dalla lotta per il diritto all'aborto, al divorzio, contro la fame nel mondo. Negli anni ’90, è anche grazie alle iniziative radicali che si è giunti alla creazione del Tribunale penale internazionale, alla discussione sulla moratoria per la pena di morte a livello mondiale o ai successi contro le mutilazioni genitali femminili.

La mia sensibilità per i diritti umani è il frutto di un’esperienza vissuta nel mio Paese e durante le missioni per la pace alle quali ho partecipato, in luoghi dove questi diritti erano stati violati, come la Cambogia, Haiti e il Ruanda. Nella mia attività di blogger, cerco di scrivere o tradurre post su questi temi che mi stanno a cuore.

A questo proposito, qual è a tuo parere la situazione della Guinea Conakry oggi?

Nel 2010, Alpha Condé, un’intellettuale in passato professore di diritto alla Sorbona, è stato eletto Presidente. Molti cittadini si aspettavano miglioramenti ma, purtroppo, è il peggior Presidente che il Paese abbia avuto finora per le fratture che la sua politica sta creando tra le etnie. Nel suo governo ci sono persone accusate di crimini contro l’umanità, non solo dalle ONG internazionali o dall’ONU, ma anche dalla giustizia guineana, eppure mantengono gli stessi posti di responsabilità che occupavano quando hanno commesso questi atti, o hanno addirittura avuto delle promozioni. Si sarebbero dovute tenere elezioni pochi mesi dopo le presidenziali ma non si riesce a trovare un terreno d’intesa tra governo e opposizione. Non sono ottimista per il futuro. [Sul tema si legga questa precedente intervista [it] ad Abdoulaye.]

PS: l'intervista si conclude con una nota amara: pochi giorni fa Abdoulaye è stato vittima di un'aggressione razziale in un ristorante italiano a Nizza. Qui [fr] i dettagli da lui stesso riportati, sappiamo peraltro che si sta rivolgendo a SOS Racisme per assistenza. Il gruppo italiano gli esprime tutta la sua solidarietà.

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