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India: attivisti chiedono giustizia per i più poveri e i senza-terra

Nelle zone rurali più povere dell'India, l'organizzazione Ekta Parishad [en], cioè “forum dell'unità” in hindi, lotta da molto tempo per difendere i diritti dei senza-terra. Applicando il principio gandhiano [it] della nonviolenza [it], aiuta la gente a controllare meglio le risorse primarie che ne permettono la sussistenza: la terra, l'acqua e la foresta.

L'associazione ha visto i suoi sforzi riconosciuti in una riunione del 15 aprile 2013, con il Ministro per lo Sviluppo rurale Jairam Ramesh [en], che ha approvato un accordo precedentemente stipulato con il governo nell'Ottobre del 2012. Esso promette la creazione di una task force incaricata di creare riforme per assicurerare il terreno coltivabile e il diritto di proprietà ai senza-terra, e anche aiuto legale ai più vulnerabili.

Al momento il governo indiano sta valutando un progetto di legge [en] che provvederebbe “un compenso giusto ed equo per le famiglie i cui terreni sono stati acquisiti”; Ekta Parishad però lotta per coloro che di terra non ne hanno mai posseduta, pur dipendendo internamente dalla sua coltivazione.

In India le popolazioni più povere, i Dalit (o Paria) [it] e gli Adivasi [it], in particolare le donne, non solo sono dimenticate ma sono pure le vittime principali di questo sviluppo incontrollato [fr]. Il congresso nazionale delle donne Dalit e Adivasi è stato recentemente citato nel blog [en] di Sajatha Surepally, che denuncia questa triste realtà:

Nella sala risuona la voce furiosa di Dayamani Barla, militante Adivasi di lunga data originaria del Jhakhand. Dayamani prova a unire la gente contro l'industria mineraria nel Jharkhand, dove circa 108 compagnie minerarie stanno per distruggere la vita del popolo adivasi in nome delle miniere: prima vengono per il carbone, poi per l'elettricità, e continua così, siamo spinti sempre più lontano. Come possiamo vivere senza la nostra terra? Un discorso spettacolare di un'ora, poi un silenzio di tomba, tutti sentono le sue pene e la sua sofferenza. Qual è alla fine il messaggio che cerca di trasmettere? Humko Jeene Do! Lasciateci vivere la nostra vita! Se è questo che chiamate sviluppo, allora non vogliamo sentirne parlare!

Marce per la Giustizia

L'acquisizione di importanti risorse naturali da parte di investitori delle industrie indiane e straniere ha alimentato negli ultimi anni una crescita sfrenata, mentre gli impegni presi per l'ambiente [en] sono stati ignorati. In India Il 70% della popolazione vive ancora in zone rurali e dipende dalle risorse naturali per la propria sopravvivenza, e in molti sono stati obbligati a spostarsi a causa di accaparramenti di terra, e senza ricevere alcun compenso in cambio.

Calcolando 60 milioni di persone dislocate senza compenso tra il 1947 e il 2004, e i 25 milioni di ettari di terra requisiti, i militandi di Ekta Parishad hanno organizzato nel 2007 Janadesh [en] -“il Verdetto del popolo”, cioè un corteo di 25,000 persone che in un mese hanno marciato da Gwâlior a Delhi per pretendere diritti per i senza-terra. Questi video [in francese] descrivono Janadesh e il suo consenso indiano e internazionale:

Le loro richieste sono state accolte e hanno dato luogo per esempio alladelle leggi come la “Legge sui diritti della foresta” [en]. Subrat Kumar Sahu ne parla in un articolo online [en] dell'aprile 2010:

La legge dice: “Per la prima volta nella storia delle foreste indiane, lo Stato ammette formalmente che per molto tempo i diritti degli abitanti delle foreste sono stati negati, e la nuova legge non mira soltanto ad ovviare a questa ‘ingiustizia storica’, ma vuole anche dare alle comunità degli abitanti un ‘ruolo essenziale nella futura gestione della foresta’. ” […] I militanti per i diritti della foresta hanno però immediatamente manifestato un certo cinismo riguardo le intenzioni dello Stato: molti hanno l'hanno definita una ‘tigre di carta ’ come molte altre leggi indiane.

Le effettive realizzazioni di queste leggi così progressiste infatti sono state scarse, e ciò ha spinto Ekta Parishad e più di altre 2000 organizzazioni a creare nell'ottobre 2012 Jan Satyagraha [en] cioè la “Marcia per la giustizia”, di nuovo da Gwâlior a Delhi, che fin dal primo giorno ha riunito 50,000 persone.

Il video seguente, “Agire o morire” (in hindi sottotitolato in inglese), riassume l'alternativa per queste popolazioni:

Secondo il blog Rexistance Inde [fr]:

Difficile de dénombrer les marcheurs, mais il faut compter presque cinq heures pour voir défiler l'ensemble du cortège. (…) Nous traversons (…) quelques villages où les gens accueillent la Marche avec des colliers et des jets de pétales de fleurs jaunes et orange.

Difficile contare i manifestanti, ma bisogna aspettare cinque ore per vedere sfilare l'intero corteo. (…) Attraversiamo (…) alcuni villaggi dove la gente accoglie la Marcia con collane di fiori gialli e arancioni e manciate di petali.

Satyagraha

La marcia Jan Satyagraha passa sopra il fiume Chambal il 6 ottobre 2012. Foto su concessione di Goran Basic/ Ekta Parishad.

Promesse da mantenere

Le richieste del 2007, concentrate soprattutto sui contadini senza-terra, questa volta sono state allargate includendo i senza-tetto, l'applicazione effettiva della legge per la lotta alla povertà, i mezzi tecnici per farlo e un calendario preciso per la realizzazione di queste promesse. La somma di queste richieste è stata firmata nell’accordo in dieci punti tra i manifestanti e il governo indiano [en] l'11 ottobre 2012, e convalidata da un nuovo incontro tra le autorità e i manifestanti nell'aprile 2013.

Il blog Rexistance Inde [fr] riporta in un’ articolo del 31 dicembre 2012:

Le gouvernement fédéral s'engage à plancher sur une politique de réformes agraires et à faire pression auprès des gouvernements locaux – l'allocation de terres étant leur prérogative – pour permettre aux populations marginalisées de rester sur leurs terres, ou d'en obtenir de nouvelles pour y travailler. Et pour y vivre ! Car l'une des clauses centrales, et nouvelles, de l'engagement consiste à inclure le droit au logement pour chaque famille pauvre et sans terre. […] Mais Ekta Parishad n'est pas naïf. Au contraire, fort de l'expérience de la Janadesh en 2007 dont le peu de promesses obtenues n'avait pas vraiment été tenues, le mouvement reste vigilant, à tel point qu'il lance dans la foulée de la signature de l'accord un appel à soutien international pour signifier au gouvernement que les “invisibles” ne le lâcheront pas d'une semelle, et que l'œil de la conscience citoyenne veille, partout dans le monde.

Il governo federale si impegna a preparare una serie di riforme agrarie e a fare pressione sui governi locali -essendo l'assegnazione dei terreni la loro prerogativa- per permettere alle popolazioni marginalizzate di restare nelle loro terre o di ottenerne di nuove per lavorarle. E per viverci! Poichè una delle clausole centrali, e nuove, di questo impegno consiste nell'includere il diritto ad una casa per ogni famiglia povera e senza-terra. […] Ma Ekta Parishad non è ingenua. Al contrario, forte dell'esperienza della Janadesh nel 2007 in cui le poche promesse ottenute non erano state mantenute, il movimento resta vigile. Tanto che, approfittando della firma dell'accordo, lancia un appello al sostegno internazionale per notificare al governo che gli “invisibili” non faranno alcun passo indietro, e che l'occhio della coscienza civile resta aperto in tutto il mondo.

Le iniziative di sostegno a livello indiano, europeo e internazionale si sono moltiplicate in questi ultimi mesi per assicurarsi che l'accordo firmato dal governo indiano venga rispettato, come questa lettera collettiva inviata al Ministro Jairam Ramesh [en], ringraziandolo per le attività compiute all'inizio dell'anno in favore dei più poveri, ma incoraggiandolo anche a tornare sui suoi passi nel cammino che ha intrapreso.

Speranza e cautela

L'accordo raggiunto tra Ekta Parishad e il governo indiano potrebbe essere la promessa di un nuovo paradigma di sviluppo e  distribuzione delle ricchezze naturali, in India e forse altrove. Ma all'alba delle elezioni generali in India, è tempo di mobilitazione e speranza, ma ugualmente di grande cautela.

V. Rajagopal, Presidente di Ekta Parishad, ha affermato in un articolo online su Firstpost India [en] del 12 aprile 2013, che il movimento intende far sentire la propria voce proprio ora che in India comincia la campagna elettorale:

Il 2014 è un anno di elezioni, e tutti i partiti politici stanno preparando i loro programmi. Noi ci sforziamo affiché al loro interno,  la riforma agraria e fondiaria occupino una posizione prominente. E’ pensando a queste elezioni che abbiamo formulato il nostro slogan: – Aage zameen peeche vote, nahi zameen toh nahi vote (prima le terre, poi i voti; senza terre nessun voto).

 

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