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Bosnia-Erzegovina: in migliaia partecipano alla ‘Babylution’

Si registra in Bosnia-Erzegovina un'ondata di proteste [en, come i link successivi, salvo ove diversamente indicato] contro il governo, che sembra annullare le profonde divisioni etnico-religiose che attraversano il Paese. Il casus belli è un vuoto legislativo che fa sì che ai nuovi nati non sia immediatamente assegnato un numero identificativo e, di conseguenza, questi non possano ottenere documenti di viaggio e assicurazione sanitaria.

La protesta, iniziata il 5 giugno ed immediatamente battezzata “Babylution”, ha avuto inizio in seguito alla storia di Belmina Ibrišević, una bambina di tre mesi, gravemente malata ed impossibilitata a lasciare il Paese per sottoporsi alle cure con le cellule staminali, non disponibili in Bosnia-Erzegovina.

Dopo la morte per setticemia di un'altra bambina, Berina Hamidović [sr] di un mese, all’Istituto per Madri e Bambini di Belgrado [sr], causata dal ritardo nelle cure, la protesta si è intensificata.

La bambina, infatti, non aveva potuto lasciare il Paese a causa della mancata approvazione di una nuova legge per l'assegnazione del numero identificativo d'identità [quello che in Italia sarebbe il codice fiscale N.d.T.], dopo la scadenza della vecchia legge in febbraio. A causa di tale vuoto legislativo, ai nuovi nati viene affidato un numero temporaneo, che non permette loro di ottenere i documenti di viaggio necessari per usufruire di cure mediche all'estero.

La protesta contro l'inattività dei legislatori si è raccolta intorno all'hashtag #JMBG, sigla del numero identificativo in uso nei Paesi della ex Jugoslavia. Il 6 giugno alcuni manifestanti hanno bloccato l'ingresso al Parlamento di Sarajevo, impedendo a politici e visitatori di lasciare l'edificio e chiedendo l'immediata approvazione di una legge per il numero identificativo.

Suad Baručija ha postato un video su YouTube che mostra alcuni sostenitori giunti a Sarajevo dalla città di Zenica [it] unirsi alla protesta e intonare un coro che chiede il cambiamento:

La notizia della manifestazione si è diffusa rapidamente su Twitter con l'hastag #jmbg, man mano che i presenti fornivano aggiornamenti su quanto accadeva. Refik Hodžić (@ledenik1), direttore della comunicazione al Centro Internazionale per la Giustizia transizionale, ha postato la foto di una persona che usciva dal Parlamento attraverso una finestra del piano terreno:

@ledenik1: #BiH I parlamentari bosniaci scappano dalle finestre dell'edificio circondato dai manifestanti invece di unirsi a loro. #jmbg pic.twitter.com/NhdMNaGCxv

L'utente Twitter Irma Plavčić (@Irma_A_Pchiarisce [ba] i motivi della protesta:

Od borbe za ljudska prava i #jmbg,preko krsenja istih,medjunarodnog skandala do unistenja prilike za ulaganje kapitala.Sve za 1 dan #BiH

@Irma_A_P: Dalla battaglia per i diritti umani e #jmbg, passado per la loro violazione, dallo scandalo a livello internazionale alla distruzione delle condizioni per l'investimento di capitali. Tutto in un giorno #BiH

Un video su YouTube, pubblicato da Cyber Media Technology e intitolato “Vogliamo il JMBG” riassume il primo giorno di manifestazione:

Il giorno seguente la protesta si è fermata per breve tempo [ba] a Sarajevo e il Parlamento non è più stato presidiato. Tuttavia i manifestanti hanno creato il sito JMBG per tutti! [ba] il cui messaggio di apertura recita:

Mi smo građani i građanke ove zemlje – roditelji s djecom, studenti i studentice, domaćice, radnici i radnice, nezaposleni i nezaposlene, penzioneri i penzionerke, bez obzira na pripadnost etničkoj ili religijskoj skupini, ili bilo koji drugi status, te nam je zajednički interes da se poštuju prava svake osobe, a prije svega djece. Obraćamo se svim građankama i građanima, koji/e žele da žive u državi u kojoj političari i političarke rade svoj posao i izvršavaju zakonske obaveze. Državi u kojoj su nacionalni i stranački interesi sekundarni, a u prvom planu je dostojanstven i siguran život građana i građanki.

Siamo cittadini e cittadine di questo Paese – genitori con figli, studenti e studentesse, casalinghe, lavoratori e lavoratrici, disoccupati e disoccupate, pensionati e pensionate, senza riguardo all'etnia o alla religione di appartenenza, o a qualunque altro status. È nel nostro comune interesse che i diritti di tutti siano rispettati, in particolare quelli dei bambini. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini e le cittadine che desiderano vivere in uno Stato in cui i politici facciano il loro lavoro e ottemperino ai loro oneri; uno Stato in cui gli interessi di parte siano secondari rispetto alla vita sicura e dignitosa dei propri cittadini e cittadine.

Il sito riporta, inoltre, le richieste dei cittadini a proposito della legislazione sul codice identificativo e l'invito alla creazione di un fondo sanitario per le cure alle categorie più in difficoltà.

Per quanto i genitori della piccola Belmina siano alla fine riusciti ad attraversare il confine e a ricevere cure all'estero, la morte di Berina Hamidović, causata unicamente dagli impedimenti burocratici al suo espatrio, ha costituito uno dei motori della protesta, come riporta [ba] la stampa bosniaca.

Cittadini da tutta la regione hanno espresso cordoglio per la morte della bambina, la cui storia si è diffusa velocemente nel suo Paese natale, la Bosnia, e in Serbia, dove purtroppo è spirata. In seguito al diffondersi della notizia, la situazione si è rapidamente aggravata mentre su social network, blog e portali web si moltiplicavano gli appelli ad unirsi ai manifestanti e a sostenere la protesta.

L'hashtag #JMBG si è diffuso in maniera virale e, grazie alla nuova funzione che consente l'uso degli hashtag anche su Facebook, la pagina di JMBG ha già raggiunto 23.000 fan.

La protesta a Sarajevo continua con il nome di “Babylution” – una manifestazione pacifica che è riuscita a portare in piazza più di 10.000 persone lo scorso 18 giugno e che conta sul sostegno di personaggi pubblici [sr] e musicisti delle ex Repubbliche jugoslave.

Gli abitanti di Sarajevo sono invitati ad unirsi alla protesta pacifica ogni giorno a mezzogiorno, finché le richieste non saranno accolte.

Babylution in Bosnia

La manifestazione davanti al Parlamento. Foto di Almir Panjeta, per gentile concessione della pagina Facebook “JMBG za sve”.

Zoja BB (@skejtas) ha condiviso su Twitter una foto della folla:

@skejtas#JMBG La protesta di oggi è stata enorme. Spero che “loro” si sentano sotto pressione…

pic.twitter.com/NrHljS4qaS

Davor Stanković (@Dastko), uno dei manifestanti, descrive [ba] la serata:

Veče za pamćenje. Bez mrlje i najmanjeg problema. Umoran sam, ali bih uz ove ljude ostao koliko god je potrebno. Borba se nastavlja! #jmbg

@Dastko: Una notte da ricordare. Senza alcuna macchia e alcun problema. Sono stanco ma vorrei restare con questa gente finché sarà necessario. La lotta continua! #jmbg

Il redattore Nenad Memić (@NenadMemicaggiunge:

@NenadMemic: Circa 10.000 persone a #Sarajevo stasera per il concerto-protesta per #JMBG! Diffondete la vibrazione positiva! :) pic.twitter.com/jrqHI2VEfT

Da mero numero identificativo, #JMBG è diventato un hashtag, un meme e una chiamata alla rivoluzione nei Paesi della ex-Jugoslavia. Ai politici è stato posto un ultimatum per il 30 giugno, data entro la quale dovranno rispondere alle richieste dei cittadini. Se non lo faranno, sarà organizzato il primo hashmob [cr] su Facebook, ossia un flashmob [it] online per cui il maggior numero di persone possibile commenta un evento tramite un hashtag.

Fino a quel momento, la “Babylution” continua.

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