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Marocco: Qandisha, la “Magazwine” che porta scompiglio

Fedoua Miski vive a Casablanca e un anno e mezzo fa ha lanciato Qandisha [ar, fr] una nuova webzine per le donne, marocchine e non. Fedoua ha 32 anni, ha studiato Medicina ed è approdata al giornalismo impegnato tramite il suo impegno per i diritti delle donne. Vi presentiamo qui un'intervista con la fondatrice di una “Magazwine” (ci tiene a questo nome) scomoda in Marocco, incontrata a Montpellier per il terzo dei meeting 4M [fr] dei media delle due coste del Mediterraneo, organizzati da CFI (Canal France International) e Montpellier.

 

Fedoua Miski magazine qandisha

Fedoua Miski, fondatrice della “magazwine” Qandisha – Foto della autrice

 

Global Voices: solita domanda, perché avete creato questa webzine per le donne?

Fedoua Miski: Per portare qualcosa di diverso. Ci sono molte webzine in Marocco, ma questa è la prima webzine femminile senza il solito trio bellezza-moda-cucina. E’ una rivista di tipo collaborativo. La nostra redazione sono i nostri lettori. Il sentimento di appartenenza al giornale è più importante. I temi che affrontiamo sono il segno evidente del nostro impegno e della nostra militanza. I valori universali, il rispetto dei diritti umani, delle libertà individuali. Più in concreto, vorremmo spingere tutte le donne che lo desiderano a discutere e commentare l'attualità, sia politica che sociale: incoraggiare la presa della parola del mondo femminile. Nei nostri paesi arabo-musulmani, conservatori, le donne hanno meno l'abitudine di prendere la parola.

GV: Ad esempio qual è l'articolo più letto su Qandisha?

F.M.: La testimonianza di una ragazza a cui il condominio ha vietato di invitare amici uomini a casa sua, ad Agadir. Non la lasciavano più entrare nel suo appartamento con i suoi amici. Noi l'abbiamo sostenuta e incoraggiata a sporgere denuncia, lei lo ha fatto e tutto questo ha originato un dibattito sulla moralità e sulle libertà individuali. La donna marocchina non ha libertà negli spazi pubblici, ma non ne ha neppure a casa sua. Le reazioni sono state molto diverse. Alcuni uomini e alcune donne la incoraggiavano a far rispettare i suoi diritti, altri le consigliavano di piegarsi alle regole sociali.

GV: Chi sono i vostri lettori?

F.M.: In Marocco poche riviste o webzine possono vantare di avere tanti lettori uomini come noi. Perché i nostri sono temi sociali, politici. Alcuni uomini sarebbero più tranquilli se ci dedicassimo alla moda, alla bellezza e alla cucina, li rassicurerebbe. Allo stesso tempo, molti ci sostengono, proprio in Marocco. Bisogna smetterla di credere che il marocchino sia un “macho” mentalmente limitato, in realtà molti sostengono l'emancipazione della donna. Dai nostri dati risulta che la maggior parte dei lettori sono di Casablanca, e, al secondo posto, di Parigi… I nostri articoli sono stati ripresi da Courrier International, da Rue 89. Ora abbiamo delle contribuenti francesi, tunisine, algerine. Sarebbe fantastico se donne di origine diversa scrivessero (in francese o in arabo) sul nostro sito.

GV: Avete avuto problemi per il vostro impegno e i vostri articoli?

F.M.: Il sito è stato piratato due volte, come ritorsione per alcuni articoli sulla religione o sulla sessualità. È stato attaccato dagli hacker subito dopo la pubblicazione della testimonianza di un ragazzo omosessuale che vive in Marocco. Abbiamo commentatori anonimi, minacce, ma ci siamo abituate. Il campo avverso non ha argomenti solidi, si sente vacillare nelle proprie convinzioni.

GV: Cosa significa il nome Qandisha?

F.M: È il nome di una demone della mitologia locale. Una donna demonizzata perché portava turbamento. Sapevamo che saremmo state demonizzate, quindi abbiamo scelto il nome di una donna diavolo. La leggenda dice che questa donna rendeva gli uomini pazzi, li stregava. In realtà doveva trattarsi di una ragazza molto bella o molto forte. Volevano isolarla, quindi l'hanno demonizzata.

1 commento

  • […] “Qandisha è il nome di una demone della mitologia locale. Una donna demonizzata perché portava turbamento. Sapevamo che saremmo state demonizzate, quindi abbiamo scelto il nome di una donna diavolo. La leggenda dice che questa donna rendeva gli uomini pazzi, li stregava. In realtà doveva trattarsi di una ragazza molto bella o molto forte. Volevano isolarla, quindi l’hanno demonizzata.” è la voce di Fedoua Miski, fondatrice della “magazwine” marocchina Qandisha, intervistata da Global Voices. […]

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