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Mozambico: Mia Couto vince il Premio Camões

Lunedì 27 maggio sono stati riconosciuti i 30 anni di carriera dello scrittore Mia Couto [it], 57 anni, con l'assegnazione del Premio Camões [it], arrivato quest'anno alla sua 25esima edizione. La proclamazione è avvenuta a Rio de Janeiro con una vincita in denaro del valore di 100.000 euro [pt, come i link successivi eccetto ove diversamente indicato]. Autore di 23 libri tra cui romanzi, poesie e cronache tradotti in 22 lingue, Mia è il secondo mozambicano a vincere il premio dopo José Craveirinha [it], vincitore nel 1991.

La prima opera di Mia è la raccolta di poesie Raiz de Orvalho (Radici di Rugiada), del 1983, mentre Terra Sonâmbula (Terra sonnambula), del 1992, è il suo primo romanzo ed è considerato uno tra i dodici migliori libri africani del ventesimo secolo. Narra la storia del popolo mozambicano, da dopo il processo di colonizzazione alla decolonizzazione fino all’indipendenza politica [it] acquisita nel 1975, come analizzato da Pedro Puro Sasse da Silva, studente del corso di Lettere dell'Università Federale di Rio de Janeiro, all'interno del blog società di poeti amici:

Já nas histórias de Kindzu encontramos inicialmente as previsões de seu pai sobre a independência do país fatos que poucos conheciam. Essa marginalização dos processos políticos do país revela que mesmo com os ditos revolucionários atos de descolonização, a vida do povo não mudou em nada, para eles, ser explorado por um branco ou por um negro em pouco mudava sua vida. Saindo de uma guerra para uma seguida entrada em outra o povo apesar de desconhecer as motivações, sabiam bem como defini-la, assim dizia Taímo: “A guerra é uma cobra que usa os nossos próprios dentes para nos morder.”

(…)

Percebemos, então, através dessa análise, que Terra Sonâmbula é um vivo retrato do povo moçambicano, uma descrição histórica de como a guerra acontece por trás da perspectiva da capital. Um povo que vive na dualidade de um passado rico em mitos e crenças, com um presente duro e cruel.

Nei racconti di Kindzu troviamo inizialmente le previsioni di suo padre riguardo l'indipendenza del Paese su argomenti che conoscevano in pochi. Questo isolamento dagli avvenimenti politici rivela che nonostante i racconti rivoluzionari, la vita della popolazione non subiva mutamenti; essere sfruttati da un bianco o da un nero cambiava poco nella loro vita. Il popolo, uscendo da una guerra per entrarne in un'altra, nonostante fosse all'oscuro delle motivazioni, sapeva bene come definirla, così secondo le parole di Taímo: “la guerra è un serpente che usa i nostri stessi denti per morderci”.

(…)

Attraverso questa analisi ci rendiamo conto che Terra sonnambula rappresenta un vivo ritratto del popolo mozambicano, una descrizione storica di come si realizza la guerra dietro la prospettiva della capitale. Una popolazione che vive nella dualità di un passato ricco di miti e leggende e un presente duro e crudele.

Willian Conceiçao, ricercatore del Nucleo di Studi sulle Identità e Relazioni Interetniche dell'Università Federale di Santa Catarina, commenta nel suo blog a proposito del libro di racconti Cada Homem é Uma Raça (Ogni uomo è una razza) (1990):

Entre os mortos e vivos. O colonial e o independente. Entre raças? Cada homem é uma raça, possui algo que é próprio, todos com seus conflitos, vivenciado de formas especificas. “A pessoa é uma humanidade individual. Cada homem é uma raça, senhor polícia” [Aspas internas de Mia Couto].

Tra i morti e i vivi. Il colono e l'uomo libero. Tra le razze? Ogni uomo è una razza, possiede qualcosa che è proprio, con tutti i suoi conflitti, vissuto con forme specifiche. Ogni persona è un'umanità individuale. Ogni uomo è una razza, signor poliziotto. [Virgolettato di Mia Couto].

Riguardo il pensiero politico di Mia, uno dei temi più sentiti è l'indipendenza del Mozambico dal colonialismo portoghese. La concezione di Mia come uomo può essere compresa nella prefazione di Cronicando (1988), menzionata sul sito galego Sermos Galiza:

Os intelectuais europeus olharam-no, ao conhecê-lo, com surpresa: era um jovem apesar de ter nome feminino (Mia), era um branco (cabelos louros, olhos claros) apesar de ser africano”, escreve Fernando Dacosta no prefacio de Cronicando, para explicar a posição do escritor no mundo, que responde à própria origem do género humano, “desobedecer aos mapas e desinventar bússolas, sua vocação é a de desordenar paisagens”, diz o escritor.

“Gli intellettuali europei lo hanno guardato con stupore: un giovane dal nome femminile (Mia), dalla carnagione chiara (capelli biondi, occhi azzurri) ma africano”, scrive Fernando Dacosta nella prefazione di Cronicando, per spiegare la posizione dello scrittore rispetto al mondo, che risponde alla propria origine del genere umano: “disobbedire agli schemi e andare oltre i punti di riferimento, la sua vocazione è quella di confondere i paesaggi”.

Critica al concetto di Lusofonia [it].

Liliane Lobo, del blog degli studenti del corso di indirizzo giornalistico di Scienze della Comunicazione e della Cultura dell'Università Lusofona di Lisbona, ha scritto sullo stile letterario di Mia Couto:

A sua escrita apela o lado mais “natural” das coisas, explorando a ligação humana à terra, à natureza. As suas obras têm levado a língua portuguesa além fronteiras, enaltecendo sempre a sua estreita ligação com as tradições e cultura africanas. Mia Couto rejeita a ideia que a lusofonia seja um sentido singular, considera que existem várias lusofonias.

La sua scrittura rimanda al lato più “naturale” delle cose, esplorando il rapporto tra l'uomo e la terra, la natura. Le sue opere hanno portato la lingua portoghese oltre i confini, ponendo sempre in rilievo il forte legame con le tradizioni e la cultura africana. Mia Couto rifiuta l'idea di una lusofonia unica, ritenendo che ne esistano diverse tipologie.

Durante un incontro nella città portoghese di Figueira da Foz [it], lo scorso anno, Mia riflette sopra il concetto di Lusofonia, rispondendo alle domande del pubblico, come mostrato nel video qui sotto:

Dichiara che:

(…) [A] certa pressa em proclamar a lusofonia assim como o nome dessa família(…) Agora há uma reação inversa que foi criada porque é preciso perceber que Moçambique tem outras línguas (…) que são suas, que são línguas maternas, que a maior parte dos moçambicanos não falam português no seu cotidiano, falam outras línguas e tem com essas línguas essa relação de amor que nós todos temos com a língua materna (…)

(…) Alcuni hanno proclamato troppo velocemente il concetto di Lusofonia così come il termine utilizzato per definirla (…). Esiste una reazione contraria che è stata creata perché c'è l'esigenza di comprendere che il Mozambico ha altre lingue (…) che sono proprie, che sono lingue materne, che la maggior parte dei mozambicani non si esprime in portoghese nella quotidianità, parla altre lingue verso le quali ha un attaccamento affettivo che noi tutti proviamo verso la lingua madre (…)

Mia Couto, battezzato come António Emílio Leite Couto, è nato il 5 luglio 1955 a Beira da genitori portoghesi. Nel 1971 si trasferisce a Lourenço Marques, l'attuale Maputo, capitale del Mozambico. Ha abbandonato gli studi di Medicina per intraprendere la carriera giornalistica nel 1974 ed ha contribuito a diversi giornali tra cui A TribunaTempo e Notícias e Agência de Informação de Moçambique (AIM). Nel 1985 riprende gli studi e si laurea in Biologia all'Università Eduardo Mondlane dove attualmente insegna.

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