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Ruanda: cittadini e ONG chiedono giustizia contro i responsabili del genocidio

Dal 1994 ad oggi, anche quest'anno il 7 aprile 2013, il governo, il popolo ruandese e i molti altri residenti all'estero, hanno rinnovato la commemorazione dell'inizio del genocidio [it]. Numerose commemorazioni sono state organizzate in diverse parti del mondo per molto tempo. Nei 19 anni successivi al genocidio, la caccia agli autori di crimini contro l'umanità non si è fermata. In Ruanda e nel mondo, si sono create associazioni di sopravvissuti, delle loro famiglie, dei loro amici e di tutti quelli che lottano affinchè gli autori di questa tragedia non rimangano impuniti.

In Francia, il Collettivo di Partiti Civili per il Ruanda (CPCR) [fr] é tra le molte associazioni che lottano contro l'impunità. Il suo Presidente, Alain Gauthier, ha risposto ad alcune domande:

Global Voices (GV): Quali sono state le ragioni che hanno spinto francesi come Lei a creare il Collettivo di Partiti Civili per il Ruanda (CPCR) e chi sono i suoi membri?

Alain Gauthier (AG): L'idea di creare CPCR è venuta a me e a mia moglie nel 2001, verso la fine del primo processo organizzato in Belgio. Abbiamo partecipato a gran parte del processo perchè riguardava il genocidio nella regione di Butare, in Ruanda, città di cui è originaria mia moglie. Una delle vittime in questione era nostro amico. In più, mio cognato faceva parte di quel piccolo gruppo che fece di tutto affinchè questo processo si realizzasse, il Collettivo dei Partiti Civili a Bruxelles. In fin dei conti, noi stessi eravamo una famiglia di vittime, mia moglie Dafroza ha perso gran parte della sua famiglia nel 1994 in Ruanda. Tante sono state le ragioni che ci hanno portato a creare con alcuni amici il CPCR, Collettivo di Partiti Civili per il Ruanda, nella primavera del 2001, di ritorno in Francia. Inizialmente, i membri fondatori erano essenzialmente ruandesi che vivevano in Francia. Questo primo gruppo si è frammentato, ma altri amici o francesi interessati al Ruanda, motivati dalla presenza di presunti autori del genocidio in Francia, si unirono a noi. Attualmente siamo tra i 150 e i 200 membri.

 

Mémorial: Le repos éternel pour des victimes de la follie humaine. Photo: abkodo2

Memoriale: riposo eterno per le vittime della pazzia umana. Foto de abkodo2.

GV: Avete rapporti con organizzazioni simili in Ruanda e in altri Paesi? 

AG: Abbiamo mantenuto i contatti con i nostri amici del Belgio, anche se il Collettivo dei Partiti Civili di Bruxelles che ispirò il nostro coinvolgimento, non è più realmente attivo. In Francia abbiamo riunito associazioni che avevano presentato ricorsi prima dell'esistenza del CPCR, però ricorsi e istanze che io definirei “assopite”: voglio dire che i giudici responsabili dei documenti non sono stati molto attivi, o che i ricorsi non presentavano prove sufficienti o testimoni. Queste associazioni sono “Survie”, “FIDH” e anche la “Comunità Ruandese della Francia”. La “LICRA” si unì a noi come parte civile in numerosi casi.

In Ruanda abbiamo legami con la CNLG, Commissione Nazionale di Lotta contro il Genocidio, ma soprattutto lavoriamo con persone più che con associazioni. In realtà, per quanto ne so, ci sono poche associazione nel mondo che assomigliano alla nostra.

 

GV: Quali attività avete realizzato fino ad oggi?

Mémorial aux victimes du génocide. Photo: abkodo2

Memorial per le víttime del genocidio. Foto di abkodo2.

AG : In un primo momento il nostro compito fu quello di mantenere attivi i ricorsi esistenti, che erano sei, poi molto velocemente ci informarono della presenza in Francia di numerosi presunti autori di genocidi, e il nostro lavoro si concentrò nella ricerca di testimoni in Ruanda. Ogni volta che possiamo ci rivolgiamo al Ruanda, raccogliamo le testimonianze delle vittime o degli assassini, prepariamo la documentazione che traduciamo e consegniamo ai nostri avvocati, incaricati di redigere le istanze che poi presentano. In 12 anni abbiamo potuto inoltrare 19 ricorsi che sono attualmente in mano ai giudici di istruzione del nuovo ‘polo dei crimini contro l'umanità’ creato recentemente dal Tribunale Superiore di Parigi. Questa raccolta di testimonianze è fondamentale per il nostro lavoro.

 

GV: Nel blog del CPCR, il Collettivo afferma di essere parte civile (da solo o insieme ad altre organizzazioni non governative) in differenti città francesi. Potrebbe essere più preciso riguardo i numeri e i risultati?

AG: Attualmente esistono circa 25 inchieste negli uffici dei giudici francesi, le ultime 19 furono iniziate grazie al CPCR. Nessun processo ha avuto luogo, però recentemente i giudici hanno deciso di portare in tribunale il primo ruandese accusato di genocidio. É un vecchio capitano dell'esercito ruandese, Pascal SIMBIKANGWA, che attualmente è incarcerato nella prigione di Fresnes. Fu arrestato a Mayotte, e dopo 3-4 anni, fu trasferito a Parigi. Questo dovrebbe essere il primo processo organizzato in Francia. Sarà dunque un processo storico.

 

Recherchés pour génocide. Source: commons.wikimedia.org

Ricercato per omicidio. Fonte: commons wikimedia.org

Anche altri due presunti autori di genocidi sono in prigione e potrebbero essere i prossimi a presentarsi davanti la giustizia. Si tratta di Octavien NGENZI, anche lui trovato e arrestato a Mayotte, e Tito BARAHIRA, scoperto e arrestato recentemente a Tolosa.

GV: Ciò nonostante, in altri paesi si sono già svolti processi a persone accusate di aver partecipato al genocidio?

AG: Altri paesi, come Belgio, Svizzera, Canada, Germania o paesi scandinavi hanno organizzato dei processi. Per molto tempo in Francia ci sono state restrizioni politiche. Il genocidio ha avuto luogo all'epoca della coabitazione, e né la destra né la sinistra avevano voglia di dedicarsi all'organizzazione del processo. Il ruolo dello stato francese in questo genocidio non è mai stato molto chiaro.

GV: Potrebbe darmi maggiori dettagli?

A.G: Il governo del 1994 e il capo di stato François Mitterrand, appoggiarono il presidente HABYARIMANA prima del genocidio, andarono in aiuto del presidente ruandese dal 1990, poi, in seguito alla morte del presidente HABYARIMANA, appoggiarono il governo genocida e permisero ai criminali di rifugiarsi nello Zaire, durante l'Operazione Turchese. Furono tante le ragioni per le quali in Francia nessuno tentò di realizzare un processo che avrebbe potuto scoperchiare il vaso di Pandora. Un processo che non smetterà di rievocare il ruolo dello stato francese.

Inoltre la giustizia francese non usò tutti i mezzi a sua disposizione per il processo dei presunti autori del genocidio. Fu necessario attendere la creazione del ‘polo dei crimini contro l'umanità’ presso il TGI, il Tribunale Superiore di Parigi [fr], per vedere la giustizia francese procedere all'istanza superiore. I tre giudici nominati a tempo pieno e gli agenti investigativi, spesso si recano in Ruanda in commissioni rogatorie. Era ora.. c'è da dire però che il genocidio dei tutsi e la persecuzione dei criminali non sono argomenti che appassionano molto i nostri concittadini.

 

GV: Come vengono ricercati i presunti assassini?

Mémorial: Le repos éternel pour des victimes de la follie humaine. Photo: abkodo2

Memorial: riposo eterno per le víttime della follia umana. Foto di abkodo2.

AG: Praticamente siamo gli unici a ricercare i presenuto genocida sul suolo francese. Se il CPCR o le altre associazioni non avessero presentato le inchieste, nessun presunto genocida sarebbe stato processato per mano della giustizia. I Procuratori non si sarebbero mai decisi da soli a processare i presunti criminali. Come poco tempo fa mi diceva un diplomatico, “i giudici preferiscono processare i delinquenti che danneggiano la vita nei quartieri piuttosto che i criminali del genocidio che vivono in completa tranquillità, senza molestare nessuno”. É una dichiarazione orribile, ma è così.

I presunti autori del genocidio si sono ricostruiti una vita in Francia, si sono inseriti in associazioni di carità, sono buoni vicini, buoni padri di famiglia, dei buoni mariti, dei buoni medici… É difficile valutarne il coinvolgimento, soprattutto è difficile esibire prove. Incredibilmente la Chiesa in Francia ha protetto alcuni di loro. I presunti assassini sono vecchi militari ruandesi. Come sono arrivati in Francia? Chi li ha aiutati? Forse i processi futuri permetteranno di vederci un pò più chiaro?

 

GV: Per quanto riguarda la riconciliazione, oltre ai tribunali Gacaca, cosa è stato fatto e quali sono gli ostacoli?

La riconciliazione è un tema difficile. I tribunali Gacaca [it] probabilmente [NdT: I tribunali Gacaca sono una componente del sistema giudiziario ruandese] permetteranno di venire a conoscenza di ciò che è successo veramente tra le colline o nelle città. Hanno avuto richieste di perdono. Però, secondo me, il perdono è una questione personale. Se un assassino fa appello al mio perdono, io lo posso perdonare, ma posso anche negarglielo. Nel nome di cosa, nel nome di chi, posso concedere questo perdono? La vittima non c'è più. Posso perdonare a nome suo? Adesso si può capire come la riconciliazione si sia convertita in una questione nazionale.

I ruandesi sono condannati a vivere insieme, soprattutto sulle colline. É affare di ciascuno capire quali passi si possono fare verso l'altro, se la richiesta di perdono è una tattica per non rimanere a vivere ai margini della società, se il pentimento non è sincero (e come saperlo?), la riconciliazione non si accoglierà. Ad ogni modo, per ricostruirsi, per vivere in pace, ma non una pace superficiale, la riconciliazione è indispensabile. Ma saranno necessarie molte generazioni perchè possa essere raggiunta.

Il trauma è profondo nelle vittime, ma è profondo anche negli assassini. Come si può continuare a vivere quando si sono commessi crimini di questo genere? Come si può continuare a vivere quando si è stati vittime di tali crimini (massacri, stupri, umiliazioni)?

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