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Turchia: “Un albero muore, una nazione si solleva”

A Istanbul, venerdì 31 maggio si è verificata un'escalation di violenza quando la polizia si è accanita [en, come i link successivi eccetto ove diversamente indicato] contro una protesta pacifica. Il sit-in non-violento [tur] è iniziato cinque giorni fa, quando decine di persone si sono radunate per manifestare il proprio dissenso nei confronti dei progetti governativi di riconversione urbana per Gezi Park, l'unica area verde di Istanbul. La violenza usata dalla polizia – che ha fatto ricorso a lacrimogeni, idranti, pugni e manganelli pur di disperdere i dissidenti – ha scatenato una condanna generalizzata, dopo che alcune fotografie in cui si vedono persone (tra cui bambini e anziani) cercare riparo dai lacrimogeni, hanno iniziato a diffondersi sui social network.

Sabato mattina, migliaia di persone hanno iniziato a radunarsi nella vicina piazza Taksim in segno di solidarietà. Iniziative simili hanno avuto luogo in altre città della Turchia, tra cui la capitale Ankara e Izmir. Da un sit-in pacifico volto alla salvaguardia di un parco per imperdirne la conversione in centro commerciale, si è passati a una protesta su larga scala con cui si chiedono le dimissioni del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, come si legge nel resoconto di Zeynep Dagli:

Ciò che era iniziato come una protesta civica volta ad impedire la conversione in centro commerciale di uno dei pochi spazi verdi rimasti, si è sviluppato in un forte monito contro un governo incapace di ascoltare i propri cittadini. Erdogan ha affermato “Ho deciso così, e così sarà”, parole che hanno fatto salire una tensione generale rimasta sopita troppo a lungo. La polizia ha sparato lacrimogeni ininterrottamente per ore contro i civili che, a loro volta, offrono cibo agli agenti stremati. Ciò che è ancor più interessante è il fatto che una generazione di giovani che si definiva apolitica è ora una sola voce, una sola forza, sunniti, sciiti, armeni, elettori di sinistra, nazionalisti, ebrei: una sola voce contro un governo diventato sordo. I giovani sono diventati una sola voce poiché non si sono mai sentiti diversi tra di loro.

Mentre sempre più persone si radunavano presso Gezi Park e la vicina piazza Taksim, numerose richieste di attenzione venivano inviate ai mezzi di comunicazione internazionali attraverso i social media, dato che la copertura locale era stata soppressa. Continua Zeynep Dagli:

A livello locale, abbiamo avuto copertura ZERO. Facebook e Twitter sono gli unici strumenti che abbiamo a disposizione. Persino questi sono stati bloccati dai disturbatori di frequenze posti attorno alla piazza. I media locali sono stati messi a tacere dal governo. Sul digitale terrestre locale hanno smesso di trasmettere la CNN, Al Jazeera e la BBC.

Questa massiccia repressione messa in atto dal governo è già stata discussa soltanto pochi giorni fa da Emma Sinclair-Webb di Human Rights Watch (HRW):

Uno dei principali problemi della Turchia in tema di diritti umani è proprio l'intolleranza nei confronti della libertà di parola. I giornalisti vengono regolarmente citati in giudizio per diffamazione dai politici. I redattori e gli editori non sono molto ben disposti ad accogliere critiche nei confronti del governo per paura di danneggiare gli interessi dei loro capi.

Juan Cole continua sulla stessa linea:

La tradizione politica turca non è mai stata particolarmente tollerante nei confronti del dissenso e, sfortunatamente, AKP [il partito di maggioranza in Turchia] continua la linea del pugno di ferro verso le opinioni politiche che non sono di suo gradimento. Reporter senza Frontiere pone il Paese al 154° posto per la libertà di stampa, mentre 76 dei suoi giornalisti si trovano in prigione di cui “almeno 61 sono detenuti a causa del loro lavoro”. Gli osservatori sono stupiti di come le testate del sabato mattina non abbiano, di fatto, minimamente accennato alle proteste. Chiaramente, i redattori sono stati inviati a tacere sui fatti tramite delle intimidazioni.

Gli alberi sono soltanto un pretesto?

Nonostante il governo di Erdogan goda di ampio consenso popolare, i suoi piani per l'urbanistica hanno rappresentato un ostacolo. Ne è un esempio la recente inaugurazione del terzo ponte sullo stretto del Bosforo, avvenuta la scorso 29 maggio e presieduta dallo stesso Erdogan. Il ponte comporterà l'estirpazione di un numero di alberi compreso tra 350.000 e 2.000.000 (le fonti non riportano cifre uniformi). Durante l'inaugurazione, Erdogan ha accennato all'occupazione di Gezi Park: “Fate pure quello che volete. Abbiamo preso una decisione… Andremo avanti con quella decisione”. Molti hanno letto in questa affermazione un segnale di dispotismo e nepotismo. La privatizzazione – per il “rinnovamento” – di Gezi Park, infatti, è stata architettata dal genero di Erdogan.

Di seguito, un'immagine che ha fatto il giro della rete sui social network e che riassume a grandi linee il pensiero dei manifestanti:

Taksim

Il volantino diffuso sui social network si apre affermando “Non si tratta del parco” e si conclude con “Si tratta della democrazia”.

“Taksim è ovunque, ovunque è resistenza.”

La situazione è stata estremamente movimentata sin dalle prime ore di sabato 1 giugno. La brutale repressione non ha impedito che gente di varia estrazione politica e sociale si radunasse in piazza Taksim e altrove, sia a Istanbul che in altre parti della Turchia:

@myriamonde: adesso, la diversificazione tra i gruppi di contestatori è ridicola. si va dagli ultra nazionalisti turchi, ai curdi, agli esponenti di fazioni politiche estremiste, ai tifosi di calcio… c'è da divertirsi!

@stevenacook: Non si tratta soltanto di IST [Istanbul]. Si sente il bisogno di protestare ad Adana, Izmir, Ankara, Eskisehir, Anatalya, Izmit, Bursa, Fethiye, Samsun, Yozgat, ecc #Turchia

@TCilterkaan28: La solidarietà della nazione turca – Notizie dalla Turchia – Ora anche i dottori scendono in piazza? #occupyturkey pic.twitter.com/8AEAeb078o

@sciencewitch: La gente si scrive sulle braccia il proprio gruppo sanguigno in caso di necessità occupygezi #direngeziparkı pic.twitter.com/5CEocyrhUI (attraverso @beyinbilir )

A widely circulated image shows the actor playing Suleyman the Magnificent taking to the streets on June 1, 2013.

Una celebre foto dell'attore che impersona Suleyman il Magnifico sceso in piazza a manifestare il 1 giugno 2013.

Poco prima di mezzogiorno, il Primo Ministro Erdogan si è rivolto alla nazione affermando che “la Turchia è una democrazia parlamentare che gode di ottima salute”, definendo i tumulti in corso “serie provocazioni”  e condannando severamente le proteste come “anti-democratiche”:

@MahirZeynalov: Il Primo Ministro turco Erdogan: Tutte le azioni contro le elezioni sono antidemocratiche e illegittime. #occupyturkey

@MahirZeynalov: Il Primo Ministro turco Erdogan: Chiunque abbia problemi col governo, può affrontarli durante la tornata elettorale. #occupyturkey

In rete, il discorso è stato accolto con un misto di rabbia e ironia:

@YesimKitchen: @MahirZeynalov niente LOL per questo???

@ianbrealey: @MahirZeynalov Oh cielo. Non ci arriva proprio, vero? Affinché la transizione verso la democrazia avvenga pacificamente, la sua politica dovrebbe prevedere la presenza di un'opposizione.

@fhenriques: @MahirZeynalov Quindi, Erdogan crede in una dittatura della maggioranza anziché in una democrazia rappresentativa di tutti

@MaliciaRogue: Il concetto di democrazia del Primo Ministro turco è come le Olimpiadi: un evento elettorale della durata di un giorno organizzato ogni 4 anni #occupygezi #Taksim

In reportage non confermati si è parlato dell'uso dell'agente arancio, un'arma chimica utilizzata durante la guerra del Vietnam. Questa storia è venuta fuori durante il giorno, ma in seguito è stata smentita. Inoltre, sono giunte notizie non confermate secondo cui il governo avrebbe bloccato l'accesso a Internet e le piattaforme GSM in tutto il Paese. Varie fonti hanno riferito del presunto malfunzionamento della connessione dati 3G nell'area di piazza Taksim, che in seguito è stato attribuito alla congestione della rete piuttosto che a un blackout intenzionale appoggiato dallo Stato. Attivisti di Telecomix hanno anche negato l'oscuramento di Internet. Si riesce ad organizzare attività solidali nonostante il collasso dei mezzi di comunicazione:

@Bcdmir: #occupygezi Ho visto dottori, studenti di medicina e farmacisti condividere i loro cellulari per soccorrere i feriti

@sciencewitch: I taxi portano la gente a piazza Taksim gratis. I farmacisti distribuiscono mascherine gratuitamente. Questo governo sta andando contro i suoi stessi cittadini. #occupygezi

Per seguire la situazione in tempo reale, si possono consultare gli hashtag #occupygezi, #Taksim, #OccupyTaksim, #OccupyTurkey, #Turkey su Twitter. L'hashtag #OccupyGezi Tumblr viene aggiornato regolarmente con immagini, mentre Turkish Indymedia ha realizzato un pagina multilingue collettiva in cui si danno aggiornamenti sulla situazione. Nel frattempo, su Avaaz è stata lanciata una petizione affinché Erdogan faccia cessare le violenze da parte della polizia.

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