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Bosnia-Erzegovina: il parlamento non accoglie le richieste della ‘Babylution’

Il Parlamento della Bosnia-Erzegovina non ha rispettato la data ultima, imposta dai manifestanti indignati [it], per rivedere la legge nazionale che impedisce ai neonati di ottenere un numero identificativo [simile al codice fiscale, N.d.T.] e, di conseguenza, documenti di viaggio e assistenza sanitaria.

Continuano da più di un mese le manifestazioni davanti al Parlamento nazionale perché venga emendata la legge che riguarda il JMBG [bos, come tutti i link a seguire, salvo ove diversamente indicato], sigla di Numero Anagrafico Unico del cittadino. La protesta, ribattezzata “Babylution”, ha avuto inizio [en] dopo la morte di una bambina di 3 mesi che, in attesa del suo numero d'identità, non ha potuto sottoporsi né alle cure né all'intervento chirurgico all'estero di cui aveva bisogno. L'indignazione per il tragico evento, chiaro esempio di negazione dei diritti umani, si è diffusa in molti Stati balcanici travalicando le divisioni etniche della regione.

I cittadini impegnati nelle proteste avevano comunicato all'organo legislativo un termine ultimo, corrispondente al 1 luglio 2013, per modificare la legge sui documenti di identità, scaduta lo scorso febbraio. Il 1 luglio, in occasione dei festeggiamenti per l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea, migliaia di persone si sono riunite davanti al Parlamento di Sarajevo, capitale bosniaca, per inviare un chiaro messaggio ai rappresentanti politici – “Siete licenziati!” – e per informare la comunità internazionale sulla situazione, con una lettera aperta [en].

"Babylution" cover photo being distributed across social networks: "01.07. Dismissal"; image courtesy of Babylution Facebook fan page.

Logo di “Babylution” sui social network: “01.07. Dimissioni”;
Fonte: fan page di Facebook di Babylution.

Le manifestazioni hanno preso piede in tutta la Bosnia-Erzegovina, a Mostar, Tuzla, Zenica, Prijedor, Bugojn e altre città e paesi.

Il blogger Tom Simpson ha partecipato [en] alla “Babylution” online:

In questa emozionante e tormentata attesa, i manifestanti dovranno munirsi di tutto il coraggio, la pazienza e la creatività possibile. Per quanto riguarda il resto del mondo, è necessario che continui a fare pressione sui politici bosniaci affinché agiscano nel migliore dei modi, garantendo diritti umani e libertà a tutti i cittadini del Paese. La lotta che sta portando avanti la Bosnia-Erzegovina è di carattere profondamente umano; il mondo dovrebbe sostenere questi cittadini che combattono per i loro diritti, scegliendo l'amore e credendo nella speranza.

Nel frattempo, il Parlamento della Bosnia-Erzegovina ha tenuto una seduta che non ha portato a nessun cambiamento. Durante la seduta, le proteste sono state soprannominate “una crisi degli ostaggi” [en] e i temi della discussione si sono trasformati in accuse reciproche tra i partiti politici. Le possibili soluzioni a beneficio dei cittadini della Bosnia-Erzegovina non sono mai state oggetto di una vera e propria interrogazione parlamentare.

Pochi i legislatori che hanno espresso preoccupazioni al riguardo, tra loro il deputato Anto Domazet:

Današnja rasprava o sigurnosnoj situaciji pokazuje da je fokus poslanika na političkom pitanju koje je izazvalo i zastoj u radu i vanrednu situaciju. „Međutim, mi se moramo zapitati šta je velika stvar koja će se desiti u političkom životu BiH? Očigledno je da građani traže politički pluralizam, da o bitnim stvarima ne odlučuju lideri ili stranke već i oni sami. To je nešto na što ćemo se morati navići“, istakao je.
Smatra da poslanici moraju imati u vidu da će živjeti i raditi paralelno s civilnim aktivizmom.

Il dibattito di oggi sulle problematiche della sicurezza dimostra che i membri del Parlamento si stanno concentrando su tematiche politiche che stanno alla base del ritardo nelle procedure e di questa situazione critica.

Domazet enfatizza: “Tuttavia dovremmo chiederci quale sarà il futuro della vita politica della Bosnia-Erzegovina. È evidente che i cittadini vogliono il pluralismo politico, ovvero non vogliono delegare le decisioni a leader e partiti, ma partecipare attivamente. Dobbiamo farci l'abitudine”.

Sui social network la rabbia è ancora viva. Olivier Gonner (@igonnerclast), studente di Scienze Politiche, scrive [en]:

@igonnerclast: Ermin Zatega: “Il Re è nudo” – Metafora geniale di Hans-Christian Anderson per descrivere le proteste #JMBG in #Bosnia. #Bebolucija

Edita Gorinjac (@EditaGorinjac), giornalista di Sarajevo, è tra coloro che criticano il Parlamento:

@EditaGorinjac: Zastup. u #ParlamentBiH kritiku njihovog rada nazivaju blaćenjem. Kažu to nema nigdje u svijetu. Nisam sigurna o kojem svijetu govore.#jmbg

@EditaGorinjac: Rappresentazione. Nel #ParlamentBiH chiamano diffamazione le nostre critiche al loro lavoro. Dicono che una cosa simile non si è mai vista al mondo. A questo punto non so di che mondo stiano parlando loro. #jmbg

Un altro utente di Twitter, Mahir Vražalić (@Mahir_Vrazalic), ha commentato:

@Mahir_Vrazalic: Znaci u Parlamentu o svemu sem #JMBG….

@Mahir_Vrazalic: Quindi in Parlamento si sta parlando di tutto tranne che di #JMBG….

Edis Jasarevic (@EdisPG), commentatore di Formula 1, ha aggiunto sarcasticamente:

@EdisPG: Molimo da se u parlamentu pušta samo lagana jazz muzika, kako poslanici ne bi osjecali pritisak, i barem 2x dnevno antistres masaze #jmbg

@EdisPG: Chiediamo solo musica rilassante e massaggi antistress almeno due volte al giorno per i parlamentari, per evitare che si sentano sotto pressione. #jmbg

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